Diari:

Il mio meraviglioso viaggio in Nepal

con Nino

 
 

raccontato a Melissa e Tancredi dal diario di Tita

7 - 24 aprile 1998

7.4.98 martedì 8.4.98 mercoledì Up 6.45. Gatti, tartine, testa e via alle 7.45. Traffico lento. Da Giovanna, Melissa entusiasta, ha rivisto Ignazio. Telef a Renata per nr fax. Via alle 8.05. Traffico. Linate 9.20. Non sto nella pelle devo fare pipì! Varie attese finalmente l’aereo (A321.100 Lufthansa, si chiama Würzburg!) parte alle 11.10. Decollo 11.25. Nuvolo. Panino al formaggio e succo di pomodoro. Volo saltelloso, fatte foto sulla scala e in cabina. All’aeroporto di Francoforte convinti che la coincidenza fosse alle 12.45, panico totale per trovare la nostra uscita, B46 ma il volo è alle 13.05! Girottoliamo e poi al nostro gate. Posti 67AB finestrino sinistro coda. In aereo verso le 14.45, Boeing Thai. Sedili viola e hostess di vari colori! Bello. Decollo 15.31. Atterrando e decollando a Francoforte sembrava che tutti i boschi stessero riprendendosi da incendi: terra nera e marrone, alberi verdi solo in alto. Si balla, si vede film, ancora film, si mangia, si fregano bicchieri. Dal finestrino vedo montagne innevate, Carpazi o Turchia? Alle 21.50 tra le nuvole. Sotto di noi i lampi si rincorrono, è bellissimo. Altro film, si prova a dormire ma sono troppo agitata poi alla fine sì. Svegli alle 24 (fino all’arrivo l’orario è sempre quello italiano), mega colazione, fregato altro bicchiere. Alba, si vedono la costa e nuvole dorate. Landed ore 1.40. Sulla pista un caldo afoso e pesante. Girovagato per l’aeroporto di Bangkok; è lunghissimo e ogni zona dutyfree è uguale all’altra, vendono solo megaconfezioni di: liquori, sigarette, cioccolate e profumi; oltre ad accessori abbigliamento di alta marca. Tutto inaccessibile ad una persona normale. Bevuto un cocco fresco. Aspettato al freddo. Sonno. In aereo (A300 Thai) fa assai caldo, decollo 5.55. Comincio ad essere cotta e mi sembra di volare e ballare anche a terra. Nino si addormenta ogni momento. Foto. Mangiato strano riso. Provato a chiedere i bicchieri invece di fregarli ma ci sono stati rifiutati. In bagno, dormito un po’ poi ci hanno regalato un micromazzolino di dendrobium. Atterrati 8.58 (locali 12.43). Un po’ nuvoloso. Enormi fioriture di trifoglio bianco nei prati fra le piste. La valigia blu subito, il borsone rosso ultimo dopo suspance. All’albergo con Kiram, l’incaricato della Regal Excursion che Nino già conosceva e poi su, io stesa dormito fino alle 15.50. Dalla finestra si vede, su un cucuzzolo in lontananza, un gran tempio bianco, non capisco però quale sia. Cambio soldi. A giro. Quando siamo scesi dall’aereo mi sono commossa. Ci sono io, qui, con lui, IO! Se mi fermo a pensarci mi commuovo nuovamente. Il posto è un caos polveroso di vecchio e di nuovo, negozietti si susseguono in buchi minuscoli, tanti colori e una dolce tranquilla allegria. Meravigliosi gli odori che cambiano repentinamente come ciò che vedi. Adesso, seduti su cuscini in terra, ci accingiamo a provare cibo nepalese al Thamel restaurant. I soffitti sono così bassi che dobbiamo fare attenzione. Io intanto continuo ad ondeggiare. Ed ecco i famigerati momo (scritto ma ma), che buoni con la loro salsetta piccante! Lenticchie e montone. Tutto slurp. Ancora un po’ in giro al buio. Inizia a fare fresco. In albergo bella doccia. Ci hanno portato un cestino di frutta e rifatto il letto. Mangiato le bananine, ottime. Coccole e nanna alle 21.30

9.4.98 giovedì Svegli alle 7, ottima dormita. Mega colazione molto varia. Un giro a piedi. Presi 2 pantalunghi come Nino. Strade larghe, strette, medesima lassa confusione. Mi piace. Curiosato ancora i minuscoli negozi, varie foto, (fine primo rullo). Ho imparato come legare un sari (saree f.) Nino me ne ha preso uno verde di cotone. Ogni edificio è così precario qui che si ha l’impressione che tutto venga velocemente ricostruito quando è vecchio, rimanendo però tale; tutto ha un aria provvisoria. Camminato fino in Durbar Square. Varie foto. Ritorno a Thamel attraverso altre piccole incredibili strade. E’ tutto così pieno di tutto che uno non fa a tempo a vederlo e si dimentica di guardare in alto, ma quando lo fai ti accorgi che ne vale la pena. Finestre ricamate nel legno e balconcini da dove occhi visibili e invisibili ti guardano. Vicoli larghi non più di un metro, case a più piani, che però non mancano di finestre e balconcini chiusi, che quindi sfiorano l’edificio dirimpetto. Alle 12.40 al Thai restaurant. Siamo al primo piano vicino ad una finestra che dà sulla strada. Ad un altro tavolo un gruppo di giovani uomini. Presi due tipi di curry con riso. Molto buoni entrambi. Divertente guardare dalla finestra. Usciti, tornando in albergo, contrattato furiosamente per giacca e zainetto. Ottenuto tutto come voleva Nino, il tipo però non pareva contento. Mi sentivo quasi in colpa, poi visto lo zaino un po’ liso e senza tre bottoni non mi ci sento più. Fotografato fiori gialli enormi su un grande albero. In albergo non hanno ancora fatto la stanza, scesi per lasciarle lavorare, sono le 14. Di nuovo su e riposo. Stamani c’era il sole, ora è decisamente nuvolo. Sto dormendo e drin! Qualcosa a proposito del fax che avevamo chiesto di spedire a Renata per i ragazzi, ma non capisco un tubo. Nino si è adombrato, siamo quindi scesi e loro hanno provato di nuovo. Niente, pare che non riescano a spedirlo ma non capisco perché. Uffa potevano lasciarci dormire? Usciti in cerca della superfinestra. Fotografato albero con fiori gialli + callistemo + eritrina(?). La finestra non era poi così super e la luce non permetteva foto. Visto un groviglio polveroso di euphorbia. Di nuovo in Durbar Square. Visto una specie di chiostro detto della Cumari, sono incredibili i ricami in legno. Piazza con tanti venditori tutti uguali, con le stesse cose. Cammina cammina entrati in un bazar coperto. Manicomio a tre piani, tra labirinti di negozietti di nuovo tutti uguali che però dovevano essere “moderni”. Al centro una “nuova” scala mobile, doveva essere stata messa da poco a giudicare dalla perplessità e diffidenza dei locali. Starli a guardare era una spasso, se non avessi temuto di dare fastidio sarei rimasta di più a godermi lo spettacolo. Trovato negozio che vendeva le pentole per il riso e chieste informazioni. Passata per una strada piena di vestiti. A volte prendi microvicoli e sbuchi in una “vera” piazza, con una o più stupe occhiute, la cui unica entrata è da dove arrivi tu. Vicino a “casa” Nino preso tre manghi. Finalmente! Qua sia le strade che i marciapiedi sono un susseguirsi di asfalto, cemento, mattoni sconnessi e non, il tutto con buchi, montagne, sassi collegamenti metallici e altro; è quasi impossibile non beccarsi contraccolpi alla schiena se non si sta col naso in terra. Andare con scarpette con la suola leggera è faticoso, direi doloroso dopo sei ore di cammino. Però mi piace. Poi a cena da Ying Yang. Scegliamo un tavolo all’aperto sotto un albero. Scelto un menù completo in due. Cose nepalesi buone, ma ieri erano meglio. Fuori fa freddo e un’anglosassone estremamente chiassona infastidiva. In giro. Spedito finalmente il fax da una botteguccia e preso il “panino” a lungo desiderato ma era deludente. In giro poco e all’albergo. In camera preparati i bagagli. Mangiati i manghi che ha preso Nino, il primo era il più buono. Doccia, un po’ di tele; tremendi telefilm americani con colori supersaturi intervallati da pubblicità locale stile occidentale. Coccole e nanna tardi. Mi fa male un’anca, arnica.

10.4.98 venerdì Svegliata dalle cornacchie che albeggiava, unico ininterrotto rumore. Riaddormentata sogno strano. C’erano una mucca e un toro nero legato a un muro, qualcuno tormentandolo lo aveva fatto diventare cattivo (l’anglosassone di ieri sera?!) non lo si poteva più lasciare libero. Devo andare ad Amantea problemi non chiari. Lascio Melissa (o entrambi i ragazzi) dalla Zia Maria. Colongi è in uno strano posto e ci sono vecchi problemi con un vicino. Ho le chiavi e apro il cancello. Sono su una spiaggia con i tralicci di un pontile, il mare ingrossa. Le onde diventano un argine che è poi un muro con una finestra ad abbaino, all’interno Papà fa un po’ di storie e l’infermiera è seccata. Ho sognato poi che avevo dimenticato di fare la comunione e dopo ho realizzato che era Pasqua. Svegli alle 8 ma up 8.20 per drin. Veloci giù, colazione. Cambiati pantaloni. Discussioni a proposito delle spese. Poi mi sono lanciata e finalmente divertita. Entravo nei negozi e ottenevo varie informazioni e i prezzi. E’ bello sedersi con calma e osservare. Ho quindi scoperto il nome dei “ding” Ú TING CIAK e della campana Ú TILL PO, il negoziante me li ha scritti nella scrittura locale. Prima foto strada caotica di auto e poi enorme callistemo. Cammina cammina contrattato per berretti e poi maschera. Prese anche cinquanta cartoline. In giro ancora e varie foto poi al restaurant Utse. L’ambiente mi attira molto, silenzioso, con luce solo naturale. Grandi quadri alle pareti, tappeti verdi su tutti i sedili e tavolini bassi al centro delle varie panche, il tutto trasmette una tranquilla serenità. Anche il cibo è buono e abbondante. Questo posto mi piace proprio. Preso: Kothai(momo), Talu mein soup, Gyathuk(zuppa con carne), DhayShi(dolcino di riso e yogurt, BhaTsaMhaKkhu(gnocchetti dolci). Tutto buono. Tornando cercati francobolli ma chi li vendeva pretendeva di farli pagare 14 rupie anziché 12 perché era compresa l’imbucatura. Senza il servizio non era disposto a venderli. Assurdo! All’albergo finiti preparativi, accordi con Kiram. Parla un inglese talmente veloce e a scatti, tutto con accento finale, che capirlo è assai arduo. In pulmino all’aeroporto. Riconosco alcuni posti lungo la strada. Saluti e via. Nessuna perquisizione e attesa con Pepsi e acqua, finalmente ci chiamano e noi subito pronti alla lotta per un posto a destra. Però si sale solo sul pulmino. L’aereo piccolo della Buddha Air pare nuovissimo. Sono la prima a salire e Nino mi fa la foto. Due ottimi posti (7C e 8C) dei 19 disponibili. Volo fantastico con splendido panorama, solo un po’ di foschia. Risate di un gruppo di locali, sembrano al loro primo volto. Varie foto. Sotto si vede il canyon verde del fiume vicino a Pokhara, è fantastico ma difficile da fotografare. L’aereo è proprio nuovo e maneggevole, l’atterraggio viene quasi effettuato in virata. Ci hanno anche dato uno spuntino e un succhino al mango. Mi è piaciuto molto, è la prima volta che salgo su un piccolo aereo a elica ed è decisamente più divertente. All’arrivo attesa dei bagagli che vengono scaricati a mano, caricati a mano su un carrello poi spinto a mano fin dentro l’aereoporto e riscaricati a mano! Una notevole attesa. Furgoncino dell’hotel fino al Base Camp Resort. L’accoglienza molto amichevole, ma al dunque la stanza è a due letti. Uffa. Un té e a giro lungo il lago. Enormi alberoni molto radicuti portano: felci, orchidee, garzaie e uccelli vari. Mucchini in giro ovunque. Approccio di una donna tibetana nel suo tipico costume molto sobrio. Dopo lunghe discussioni, accucciata in terra mostrandoci le sue merci, è riuscita a venderci un sasso nero. Sono affascinanti queste piccole donne. Dolci e tenaci, disposte al dialogo e scrutanti. Mi piacciono molto. Altre hanno tentato l’abbordaggio e tutte emanavano lo stesso fascino. Trovati dei copricuscini e anche un bellissimo bastone. Identificato un libro di fiori, la carta del Nepal e quella dell’Annapurna da prendere al ritorno. E’ buio, torniamo a cenare al Base Camp. Nell’albergo mangiamo ancora tibetano con riso e vari assaggi. Ho messo il riso nelle lenticchie. Vive proteste del capo cameriere che mi ha insegnato come si fa: sono le lenticchie o le altre cose che vanno messe nel riso e non viceversa. Finita la cena raccolto le cose da lasciare qui e consegnate al maître. Su, a posto, doccia e capelli, coccole e nanna. Porca paletta le zanzare! Meno male che c’è un fornellino con pasticche. Questo posto ha la stessa atmosfera vacanzosa che si avverte in una nostra località balneare, è buffo, tutto è così diverso, eppure. Mi ha inoltre colpito il lago, da un lato il paesaggio è piatto, dove ci sono le case e soprattutto i vari alberghi. Dall’altro le montagne finiscono nell’acqua e mi fa pensare al lago d’Orta.

11.4.98 Sabato Svegliata alle 5.10 da un insistente uccelletto molto sonoro proprio fuori della nostra finestra. Piano piano un coro di altri, lui avanti per venti minuti. Alzati dopo la sveglia e a fare colazione al solito molto abbondante (stamani abbiamo preso: succo di mango, té con latte, un mandarino scipito, muesli con frutta e latte molto brodoloso, uova strapazzate con salsiccia e patate, pane e burro), scoppio! Col pulmino all’aeroporto. Dopo una discussione sui bagagli nata da malintesi, passati attraverso il controllo. I controlli vengono effettuati in due brevi corridoi riparati da tende, naturalmente separati per uomini e donne. Dove entro io il controllo viene effettuato da una donna: piccola di statura, apparentemente più vecchia di me, lunga trecciona scura e apparenza dolce e femminile che contrasta con la divisa e l’intenzione autoritaria. Apro il mio zaino e saltano fuori i vari giochini preparati per la distribuzione ai bambini lungo il trek. Così le ho chiesto se aveva figli, alla risposta affermativa le ho lasciato una macchinina e una bambolina di pezza. Non esistevo più, era tutta concentrata a sbaciucchiare la bambola quasi con le lacrime agli occhi. Non si è accorta del mio megatemperino che avevo dimenticato di nascondere. Partiti su un microaereo, Lumbini Airwais pigiati in dieci. Io quasi in collo ai piloti. Il decollo eccezionale sembrava di essere in un vecchio film in bianco e nero. Naturalmente io mi sono commossa. Lo spettacolo sia avanti che di lato era fantastico. Fatte tante foto anche dalla cabina. Visto parte del tragitto fatto da Nino in ottobre. Abbiamo visto anche i rododendri fioriti, EVVIVA! Avevamo paura di non trovarli, che fosse troppo tardi e la cosa non ci andava giù. Nino riconosce Ghorepani e a questo punto mi pare molto colpito anche lui. Atterraggio su pista sterrata piena di balzi. Estremamente divertente. Mi sarebbe piaciuto tornare indietro e poi prendere anche il volo dopo per il gusto del tragitto. Qui il posto è indescrivibile, brullo, riarso e circondato da cime nevose alte, alte, alte. Emozionanti. Questa parte del paese sembra quasi il Far West; poche case lungo una strada polverosa e larghissima, carovane di asini e muli piccoli come Lola in attesa qua e là. Tante foto. Incontrate la guida Anak e il portatore Tika, ci pare strano visto che avevamo chiesto due portatori, ma che si arrangino. Sono tutti e due piccoli e scuri, il primo bello con un’aria seria e tenebrosa, il secondo più giovane con un aria allegra e intelligente. In un lodge, té, pipì e partiamo. 2710 mt, ore 8,50. Chiacchiere con la guida, non è facile, penso che capisca un decimo di quello che dico e sicuramente è meglio non coniugare i verbi se voglio essere capita. Foto. Buffe lucertolone marroncine che camminano come piccoli dinosauri. Su un muretto a secco Nino trova un fossile nero. Grandi risate sia per le dimensioni notevoli del sasso e quindi per il suo peso, sia perché poco prima, alla richiesta di Nino, gli avevano detto che questo non era più il posto dove trovare i fossili ma che bisognava andare a monte. Vento. C’è un ghiacciaio, che scende dal massiccio dell’Annapurna, che pare una gigantesca pista di bob. Purtroppo le guide mi sa che non conoscono un tubo o quasi delle montagne qui intorno e quando gli chiediamo che cima sia quella che ha attirato la nostra attenzione, tirano a indovinare come faremmo noi con una carta sottomano. Guardarsi intorno non è mai sufficiente, c’è talmente tanto da vedere; tutto così diverso, anche il cielo è proprio blu come a volte si sente descrivere ma a vederlo fa più gusto. Un’enorme pietra che sembra una sfogliatella riccia ci sovrasta sulla destra. Arrivati a Marpha, 2660 mt, ore 10,44, attraverso una porta doppia, coperta e con il soffitto interno tutto dipinto e ai lati le ruote della fortuna. Il paese si vede appena e sembra essere fatto di poche case radunate finchè non ci si entra dentro. Le strade del paese tutte lastricate, case belle e intorno i recinti per gli animali, prima distribuzione di giochini. Fermati in un lodge e poi in giro. Su al Tempio Buddista per una scala tutta franata. Il tempio era tutto colorato all’interno. Due monaci pregavano. Nino ha fatto foto, io ero assai emozionata dalla atmosfera dell’ambiente. Lì c’era Dio e l’ho pregato. Mi hanno colpito i libri delle preghiere. Usciti, sono rimasta impressionata dalla vista del paese dall’alto. Completamente diversa, un notevole ammasso di case che si mimetizzano in modo incredibile con le pietre circostanti, fatto una foto multipla. Un breve giro e a mangiare. Preso: vegetable soup, mutton fried rice e te, teiera piccola. Ottimo e tanto. Ripartiti sempre lungo il fiume. 12,50. Per uscire dal paese un’altra porta ma meno bella. Visto e fotografato un bel cespuglietto di fiorellini, sono anche profumati. C’è un vento contrario indiavolato che ci butta in faccia tutta la polvere sollevata da uomini e animali. Molte carovane di asini e muli, alcuni malconci. Comincia a rannuvolarsi. Arriviamo a Tukuche per una porta più moderna e meno spessa di quella di Marpha. Le montagne finiscono in un vastissimo greto di fiume tutto sassoso che sembra un deserto. Ci fermiamo allo Yack Hotel. Sono le 15,10, 2610 mt. La camera, con letto doppio (vabbè diciamo uno e mezzo!), consiste in un divisorio di tavole con porta, dentro, il letto occupa lo spazio maggiore, una finestra e una panchetta. Splendido. Finalmente un gabinetto dove ho potuto fermarmi con calma. Usciamo per fare un giro da soli e comincio a distribuire i giochini. Una bimba in particolare assai interessata è tornata alla carica tirandosi però dietro altri. Un po’ più in là a due ragazzine sole ho dato le due bambole. Tragedia: dopo un po’, fuori dal paese, è tornata alla carica la bimbetta di prima in compagnia di altri due, chiedendo “putalì” tutto il tempo. Qualsiasi cosa gli proponessi lei voleva putalì ma non avevo più bamboline con me. Noi siamo andati nel greto del fiume a cercare sassi neri (i salingram) e i bimbi non ci seguono. C’è un ventaccio freddo. Fatto un po’ di tragitto arriva una bimbetta mezza nuda, che poi riconosco essere la solita con i suoi lerci vestiti nascosti dietro la schiena per non farsi riconoscere e la mano tesa! L’ho fatta rivestire e abbiamo continuato le nostre ricerche non del tutto vane con lo stuolo dei tre bambini che ci seguiva. Il più piccolo voleva aiutarci a cercare i “salicaram”. Alle 17,30 siamo tornati, ordinato riso e lenticchie per mangiare fra un’ora. Rimasti a rilassarsi e scritto. Arrivato il té con latte e quindi dahl bat, riso, tanto, con brodo di lenticchie che sembrava nero di seppia, patate arrosto e verdure cotte. Tutto buono ma Tika è venuto a parlare e alla fine il mio riso era freddo. Ritrovato il tipo dell’aereo che aveva la macchina fotografica uguale alla mia, qualche chiacchiera, dice che non ho accento italiano. Sono arrivati in tre al nostro tavolo purtroppo due fumano. Accordi con la guida per domani. A letto alle 8 meno 10. Temo che starò scomoda sul duro. Prima notte del trek.

Khola torrente, Nadi fiume

Cioinà non ne ho più, finito

Salingram fossili neri, Too fossile (tibetano)

12.4.98 Domenica PASQUA Dormito a pezzi, prima freddo perché la porta esterna accanto al mio divisorio era aperta, poi gli altri hanno fatto un bel macello andando a letto. Finalmente chiusa la portafinestra fa meno freddo ma l’anca è diventata molto fastidiosa. Mi sono rigirata tutta la notte fra sogni strani e tentativi di non sentir male. Iniziato a chiacchierare poco prima delle sei. Tutto in ordine e foto. Colazione con muesli e té con latte, assaggiato un tibetan bread. Scambiato quattro chiacchiere con un canadese antipatico che fa discorsi demenziali nel modo più serio pensabile. In giro nel fiume per foto. Trovato un salingram rotto assai bello. Tappa al gabinetto e via. Sono le 8,40. Il paese continua in una parte che pare più luminosa, finito il quarto rullino. Attraversiamo il Takhola e si prosegue sul bordo del fiume (sempre il Kaligandaki) Fotografato una lucertola, vista una piracanta e del berberis con bocci gialli. Qualche sosta, Nino ha visto una specie di donnola. Su e giù, arrivati in un paesino larjung dove ho distribuito equamente giochini fra i bambini con l’aiuto delle guide. Nino fatte varie foto. Attraversato poi il fiume con bellissimi spettacoli. Ormai anche le guide spaccano sassi neri a tutto andare! Dall’altra parte iniziamo a salire in un bosco di enormi tassi con piccolissimi fiori sotto. Un santone arancione chiacchiera con un gruppo di turisti. Alcuni begli alberi iniziano a mettere delle giovani rosse foglie. Ippocastani? Ancora su e dal bosco visto un ponte sospeso ma non ci riguarda. Alle 12,40 arrivati alla fine della discesa a quattro case assieme, Koketanti 2570 mt, dove mangiamo. Per ora l’unico posto dove non abbiamo mangiato bene, un po’ salato, freddo e poca scelta. Preso riso fritto con uova e dhal bat e té nero. Ripartiti alle 13,40 sempre sul lato sinistro del fiume, bella salita e discesa alla fine della quale cartello con Via Estiva e Via Invernale, qui incontrati due italiani che venivano in senso inverso. Monica e Luca. Simpatici, lei di Roma, lui di Venezia. Ciaccole e informazioni, Buona Pasqua e via. Attraversato di nuovo il letto del fiume, passato guadi e poi di nuovo in salita e attraversato il mio primo ponte sospeso. Si cammina bene, dondola ed è divertente. Varie foto, finito il quinto rollino, panico! Arrivati a Khalopani, ore 15, 2590 mt, un’ora e venti di cammino, sembra quasi di essere in montagna da noi, la strada da un po’ è tutta lastricata. Di qua e di là muri, muri, muri. Il nostro lodge è l’Everest, camera su un ballatoio esterno, grande, con due letti con materassi di gomma piuma ma il gabinetto è al piano di sotto fuori dietro la casa. Siamo gli unici avventori. Ci hanno portato in camera un té con latte che è il più buono che abbia assaggiato. Mi fa assai male l’orecchio sinistro che mi sono scottato. Alla fontana fuori per la strada ho lavato le due magliette, fanno comunque schifo, e il reggipetto. In casa non c’è acqua, neanche in cucina. Poi passeggiata in giro e arrivati a Lete. Un cavallino si arrampica su una fontana e beve tranquillo alla cannella, incurante delle proteste e degli urli di qualcuno ad una finestra. Pioviggina. Tornati, scelto il menù e ora scrivo seduta ad un grande tavolo circondato da una panchetta con tappeti. L’ambiente è abbastanza grande e illuminato solo da una lampada sul tavolo. Non capivo come mai sotto la tovaglia di plastica ci fosse una coperta di lana che arrivava fino a terra, poi ho sentito caldo alle gambe e ho scoperto che sotto il tavolo c’è una grande fossa nel pavimento e nel mezzo un bracere che viene spesso alimentato con tizzoni ardenti. Anche qui varie foto. Chiacchiere con le guide poi a noi hanno portato la zuppa, a loro assaggini vari che ci hanno fatto provare, uno era carote affettate con a parte una salsina di menta fresca tritata, con sale olio chili e altre spezie (?) molto gradevole. Le porzioni come al solito sono molto abbondanti. Anche le mele erano buone. Finita le cena ormai è buio e noi su. La mia torcia muore senza speranza quindi cerchiamo di arrangiarci con quella di Nino. Sistemati e a dormire alle 20,06. Nino svegliato a mezzanotte e mezzo per pipì. C’è una luna gigantesca e fortissima. Siamo usciti a guardare il Dhaulagiri, è fantastico. Ho riconosciuto l’”orsa maggiore” proprio sopra di noi, la luna invece è troppo forte per poterla guardare, fa male agli occhi. Evviva questa pipì, che emozioni mi ha fatto provare! Fa fresco ma neanche tanto. Mentre aspettavo Nino sono passati sulla strada (sentiero lastricato) due locali, quando mi hanno visto sono rimasti perplessi, si sono fermati senza sapere che fare, alla fine hanno salutato, io ho risposto e loro hanno proseguito ridendo. Di nuovo a letto, è l’una passata e ora fa freddo. Seconda notte di trek.

Doko gerla a intreccio largo

Tunze gerla a intreccio fitto

13.4.98 Lunedì Svegli alle 6 circa, sistemato tutto, eliminato il sacco Kawasaki e disposto il contenuto negli zaini. Ordinata la colazione, pipì e colazione con muesli con latte e milkté. Lavato i denti e la faccia sempre alla fontana fuori per la strada. Anak via prima con i trekking permit, noi partiti alle 7,40. Discesa gentile lastricata, poi al bivio del Kaligandaki con il Letekhola, discesa ripida a zigzag. Qui il paesaggio sembra proprio come quello delle Alpi. Bel panorama. Salita, bosco, mahonia, cotoneaster, berberis, varie felci, alberi grossi, visto un uccelletto giallo con la testa azzurra piccolo e uno più grande scuro con la pancia rosa, il ciuffo e un becco fine. Canta un breve motivo flautato molto forte. Dall’altra parte del fiume una enorme frana perenne solleva un polverone. Di nuovo discesa. Un potente vento solleva molta polvere e toglie il cappello, ci accompagna fino a Ghasa. Sempre molte carovane che contribuiscono al sollevamento della polvere. Intorno a noi montagne brulle e rocciose alte alte ma senza neve, la vallata è ora stretta e nei pochi campi circondati da muri di sassi c’è frumento (?) già alto che ondeggia come un mare verde. Ci fermiamo alla fine di Ghasa. Sono le 10,40 circa, 2070 mt, tre ore di cammino. Il lodge è gestito dalla sorella di quella di Kalopani. Infatti le somiglia. Anche lei ha una bella cucina, ma più ordinata, e qui il cortiletto è decorato con nasturzi, piante in vaso e in aiuoline lungo i muri. Accanto un recinto di sassi delimita un prato basso, uno spazio per tende, il gabinetto è più pulito. Tolti gli scarponi ci rilassiamo al sole che sul coppino è molto gradevole, anche qui siamo soli, Nino ha cambiato la maglietta e gli ho sciacquato quella sudata. Stesa un po’ al sole, poi a vedere come fanno i momo. Mi hanno permesso di stare in cucina e sotto la guida della guida (!) ho provato a farli anch’io, foto, sia quelli a mezza luna che quelli a pacchettino, (sfoglia normale di acqua, farina, lievito). Anak ci ha invitato a Kathmandu ad assaggiare i suoi. Un po’ sdraiati al sole e via alle 12,37. Discesa fino ad un ponte sospeso. Il fiume in basso fra rocce. Il sentiero quasi scavato nella roccia sul lato sinistro del fiume risale. Incontriamo una anziana neozelandese. Cordiale e chiacchierona. Dice che ogni tanto si domanda che cosa ci faccia qui, proprio una buffa tipa! Toh, sulla rocce dietro di lei noto piccoli pseudobulbi! Le ho trovate! Sono gasatissima. Tre tipi diversi: una coelogine, un dendrobium e un'altra con piccoli fiori che non conosco. Sono le 14 e siamo a 2000 mt. Ancora un po’ su e poi si ridiscende in un bosco di alberi spogli, buttano ora. Su di uno, un altro tipo di orchidea, non più fiori solo frutti. La discesa continua in una pietraia molto irregolare. Assai faticosa per le mie ginocchia. Su un albero secco su un dirupo, un altro ciuffo di orchidee ma è imprendibile. Ancora giù e un attimo di sosta. In poco tempo, circa quindici minuti siamo scesi di cento metri, da stamani il dislivello è di circa ottocento metri. Ancora giù in malefiche sassaie irregolari, le mie ginocchia cominciano a protestare. Qualche ponte, altre orchidee, una cascata, ancora orchidee e finalmente il nostro lodge. Siamo a Rupse Chhahara, 1640 mt. Sono le 16,08 e sono cotta, oggi abbiamo camminato per sei ore e mezzo. Stesi entrambi, puliti con una salvietta e cambiati gli abiti zuppi. Dormito un po’, io ho il freddo da dopo sole e stanchezza. Oggi per tutta la giornata ho avuto mal di testa, lieve ma sempre presente. Sono molto fiera della mia raccolta di orchidee. Un bambino ciangottava fuori della nostra finestra e mi sono affacciata a vedere dov’era. In terra, due anni circa, accucciata si rivolgeva ad un pulcino; quando Nino che avevo chiamato è arrivato a guardare, la bimba aveva fatto uno stronzo chilometrico! Più tardi fuori a curiosare in giro e a chiacchierare con un locale. Un bel giardinetto, rose, nasturzi, fagioli, bellelise ad arbusto, limoni, peschi e un bel grande susino, sotto il quale ci sono tre tavoli. Chiedo di poter vedere cosa sia il bureto che ho ordinato e Anak è di nuovo in cucina ad impastare mentre Tika fa il cameriere. La cuoca lavora sotto una tettoia, una stuoia di bambù, con un sacco di gente fra i piedi e non sembra importargliene nulla. La bimbetta di prima su e giù con una ciotola porta acqua in una pentola, una gallina ci beve serafica, a cosa servirà quell’acqua? Chiedo a Tika se sa fischiare con l’erba e quando gli faccio vedere con una striscia di foglia di mais, tutti si sono messi a provare a fischiare con le mani in vari modi e se non riuscivano giù risate, se poi ci riuscivano, ancora risate. Atmosfera molto gradevole. Poi uno di loro scoperto che eravamo italiani, ha iniziato a parlare di calcio lodando alcuni nostri calciatori, decantandone la bravura; non la faceva più finita e probabilmente aveva visto solo i mondiali d’Argentina. Allora esageravo il campanilismo e giù risate. Adorano ridere e io con loro. A cena ero vispissima e allegra. Il bureto era buono ma molto abbondante. Non c’è luce elettrica e il locale è illuminato a petrolio. Al gabinetto e a nanna alle 8. Comodi comodi e non al freddo. Alle dieci meno dieci dei fetenti americani, nella stanza accanto, fanno un casino tremendo parlando e ridendo. Nino si incavola. Dopo un bel po’ di sbadigli e tossettine da parte nostra, non accennano a smettere ed io, in inglese, gli ho detto ben forte e chiaro che a quell’ora la gente che aveva camminato tutto il giorno voleva dormire. Finalmente silenzio. Qua le coltivazioni di grano sono sostituite da patate e mais.

Ceparo lucertola

Ho sì, Oinà no, Uncià ok

14.4.98 Martedì Sveglia circa 6,30 Nino si era alzato già due volte per la cacaiola. Preparativi vari, colazione con tibetan bread e té nero o al limone, alcune foto e via alle 8,30. Per primi abbiamo notato tanti rapaci grossi, Nino cerca di fotografarli invano. Io noto ciuffi di orchidee tipo gongora su quasi tutte le rocce. La strada è fiancheggiata da muretti a secco, ricoperti di euphorbie coi fiori rossi. A Dhara belle case, vecchie e ricche. Vari tipi di felci e tanti alberi di tronchetto della felicità. Qui il paesaggio è assolato e riarso, nonostante ciò è pieno di felci di vario tipo, piccole e grandi. Tutto polveroso anche se di diverso colore. Ci viene fatta orgogliosamente notare una piccola centrale elettrica, dall’altra parte del Kaligandaki. La vegetazione è più varia e cominciano fiori strani. Evviva la borraccia con il vestitino, adesso l’acqua bollita è bella fresca, oggi ho molta sete. Su, giù, su, giù, foro nella roccia. Fiume pulito e fiume sporco si incontrano e poi si mescolano con un bell’effetto di colori. Vicino a dell’acqua su un sasso tre tipi di orchidee assieme forse una è la solita tipo gongora. Nino ha fotografato un enorme fiore rosso in cima ad un albero alto e spoglio che ne porta solo cinque. Anak canta con una vocina da fare invidia a Lorenzo. Fa assai caldo, torrido, sete. Fa un po’ pensare alla Calaffrica. Arrivati a Tatopani, 1330 mt, ultima tappa lungo il Kaligandaki, alle 12,16, fermati al Namaste Lodge affamati. Ordinato cose che naturalmente non avevano, allora pollo fritto per me e pollo al curry per Nino, prima tomato soup, cocacola e succo di pomodoro che è fresco ed è sciacquetta. Su a lavare magliette pantaloni e una mutanda. Con Tika siamo scesi alla sorgente d’acqua calda, da cui deriva il nome del paese. Si tratta di una vasca quadrata, a lato del greto sassoso del Kaligandaki, nella quale arriva acqua caldissima, mitigata da acqua fredda proveniente da un tubo volante. Due fori di troppopieno provocano due fontanelle dove uno deve lavarsi prima di entrare. L’acqua è veramente appena tollerabile. Più in là l’immancabile baracchino per le bevande. Varie persone si bagnano, tutti stranieri, i locali hanno un’altra vasca. I due ragazzi di una famiglia, forse olandese, giocano a tuffarsi spruzzando e schiamazzando. In un angolo seduta fuori dall’acqua, da sola, la ragazza con l’apparenza triste che avevo notato ieri sera a Rupse. Mi avvicino e attacco discorso. E’ danese e chiacchierona come me, siamo andate avanti a parlare per almeno un ora, in modo piacevole, un po’ dentro un po’ fuori dell’acqua. Risaliti poi dall’altra parte. Sto benissimo, mi sento pulita e molto rilassata. Altro bucato di mutande e calzini e in giro per spese. Grandi contrattazioni, tentativi di scambio e alla fine trovato gonna per Giovanna e una leggera per me senza però scambiare nulla. Adesso, tranquilla e rilassata ad un tavolo nel giardino del lodge con una birra davanti, ammiro la cima del fantastico Nilgiri stagliarsi fra le montagne più basse che formano la valle. Abbiamo ritrovato il canadese strampalato. Ad un certo punto ha chiesto a Nino di misurargli la luce perché il suo esposimetro si era rotto. Poi se ne è andato di corsa lasciandoci in custodia la birra e tutti i suoi averi. Sta ad un altro tavolo e chiacchiera con noi urlando. Che tipo. Nino minaccia il divorzio se mi azzardo ad invitarlo al nostro tavolo! Arrivato Tika chiacchierone e amichevole come al solito è stato con noi un po’ parlando delle reciproche occupazioni. Cenato con chicken butter masala Nino ed io un dahl bat completo di pollo, yogurt e insalata di cavolo. Scoppio. Mi sento osservata dal canadese. Tranquille risate con Nino. Sto proprio bene sono le 19,20 e ho già sonno anche se oggi abbiamo camminato solo tre ore e tre quarti. In camera, preparativi e a nanna alle 20,25. Il letto è duro. Nino mi ha fatto una montagna di abiti e asciugamani ed io rotolo di qua e di là. Dannazione mancano di nuovo dieci minuti alle 22, sono donne, fanno lo stesso macello di quelli di eri e ci hanno svegliato. Vanno avanti fino alle 22 e mezzo. Non fa freddo e dormiamo in maglietta.

Pani acqua, Tato caldo

Ciso (s dura) freddo

Kalo nero, Seti bianco - profondo

Carim board specie di biliardo a fiches (carambola?)

Suntala arancio (mandarino scipito?)

15.4.98 Mercoledì Svegliati alle quattro dalla tosse cavallina di quello accanto. Vago odore di sigaretta. Alle cinque un cane ce l’ha con la prima carovana. Alle sei ci alziamo. Tranquilli preparativi quando improvvisamente Anak tuona un “buon giorno signore come va oggi, etc” ad un tale volume che io mi sono sganasciata in silenzio, pensando che ci aveva vendicato il disturbo di ieri sera! Colazione con pancakes alla mela con miele, té nero e al limone. Il Nilgiri non è così bello come ci aspettavamo perché il sole non è dalla parte giusta, meno male che il canadese, con i suoi problemi, gli ha fatto fare una foto ieri che era meraviglioso! Il pancake era assolutamente enorme, il miele chiaro granuloso, quasi insipido. Il tutto molto buono. Tra i fiori nel giardino, della enorme (alta e sottile) miseria con i fiori a tre petali azzurrissimi riuniti in grappolini e quella pianta a cascata rossa che mi piaceva tanto ad Amantea. Ho preso due figlietti della kalancoe enorme. Ancora di enorme ho scoperto adesso un asparago che sparisce su un albero. Ovunque gente che si lava i denti. Partiti alle 7,27, 1200 mt. Un po’ più avanti una piantona strisciante sulle rocce o sugli alberi, con grandi foglie chiare e lustre e fiorelloni molto grandi a gruppetti, bianche trombe leggermente profumate, ne colgo uno. Eccoci all’ultimo ponte sul Kaligandaki, è veramente lunghissimo. Una volta attraversato c’era un bambino terrorizzato che piangeva, gli ho dato il fiore sperando di consolarlo ma non è voluto assolutamente passare. Ovunque una marea di orchidee. Sulle rocce e sugli alberi. Sopra uno di questi dei dendrobium in boccio senza fiori, acc! sono troppo in alto! Tika ha una risata da Eddie Murphy nepalese! Siamo saliti di trecento metri in due ore, c’è un sole che spacca le pietre e solo in cima abbiamo trovato un po’ di vento. Qui in cima una sosta con Coca. Siamo sul passo di Ghara. Anche qui si incrociano spesso carovane di asini. Ogni tanto un meraviglioso profumo di zagare ci allieta il cammino. Trovato su un albero un altro tipo di orchidee con molti semi. Passiamo in una pietraia polverosa grigia (toh un cuculo!) e lucida a scaglie che se ne prendi un po’ si sfa ed è pastosa e unta, lascia sulle mani un luccichio come ombretto (mica?). Si sale ancora, attraversiamo altri paesini. Ancora felci, orchidee, una fesoa, tanti uccelli e… un sole che spacca le pietre! Tra l’altro quando si sale non c’è mai vento. Finalmente ci fermiamo ad un lodge isolato e ordiniamo un te, una tomato soup e una cheese omelette, seduti in una palafitta coperta che funge da sala da pranzo, di fronte all’edificio cucina. Ho cambiato la maglietta che è fradicia e tutta macchiata. Siamo arrivati alle 11,30 e siamo a 1780 mt. Abbiamo camminato quasi solo in salita per quattro ore circa. Lunga attesa, mangiato volentieri. Ho freddo e ho messo il pile. Qualche chiacchiera con la coppia di tedeschi di Dòsseldorf che sono partiti dal nostro stesso lodge stamane. Dopo sei minuti arrivati a Shika dove avremmo dovuto passare la notte ma essendo così presto abbiamo deciso di proseguire fino a Phalante e avvantaggiarci così per domani. Bagnati la chiorba a varie fontanelle. Risate fra “coccinelle e taxi”. Arrivati al margine del bosco di rododendri, 2030 mt, fermati per un'altra tazza di té. I miei piedi benissimo, sono affaticata ma se mi fermo spesso tutto bene. Sono felice. Per la strada, prima alcuni gruppi di donne di varie età spazzavano la strada chiacchierando e ridendo. Mangiato tre melette in due. Care. E si continua a salire, sono stanca cominciano i rododendri, grandi come alberi e contorti, veramente affascinanti, ma io sono sempre più stanca. Passiamo il paesino dove volevamo fermarci perchè non c’è un posto decente dove fermarci e ci tocca quindi proseguire fino a Chitre. I posti sono bellissimi, ma la stanchezza frena un pochino il mio entusiasmo nel goderne. E si continua a salire. Enervit e fermate frequenti. Intanto comincia ad essere tardi e a scurire un po’. Finalmente a Chitre ma nel lodge non c’è posto. Il paesino è sparpagliato lungo il sentiero. Avanti con la forza della disperazione, non guardo più altro che la strada davanti a me, rifiutando in modo brusco l'offerta di portare il mio zaino. Al secondo lodge, sempre più su Tika prosegue, io ho dovuto sedermi per un formicolio sospetto alle braccia. E si sale. Non guardo più neanche dove vado, ho il terrore di non trovare posto del tutto e dover arrivare oggi a Ghorepani. Quest’ultimo tratto l’abbiamo praticamente fatto con i due Dòsseldorf. Più su ancora un lodge, nulla, si sale. Finalmente sulla destra c’è posto per noi al New Annapurna View ma si salgono alti scalini di pietra per arrivarci e anche per raggiungere le camere. Non so come ho fatto a salirli. Arrivata in camera ho chiesto un secondo materassino. Poi mi è venuto da piangere e vomitare assieme. Ho fatto finta di guardare il panorama finchè non se ne sono andati. Quindi finalmente ho potuto lasciarmi piangere. Nino mi ha obbligato a cambiare la maglietta fradicia. Ho freddo. Mi sdraio e lui mi copre con tutto quello che abbiamo. Continuo a non sentirmi bene e ho molto freddo. Poi mi da un altro Enervit e dopo del Rescue Remedy, quindi mi fa un po’ di massaggini. Mi sento amorfa, non ho nessuno stimolo a muovere alcuna parte del mio corpo, solo la mente è normale quasi fosse da un’altra parte. Credo di non essere mai stata stanca fino a questo punto. Penso però che oggi per questo tragitto non abbiamo mangiato adeguatamente. Nino va a prendere del té ed io resto chiotta sotto il cumulo di abiti. Intorno a me si è formato il caldo, lo sento, ma sento me stessa fredda. Torna Nino, bevo il milkté bello caldo, sto già meglio e quindi mi obbliga a fare una doccia. Non mi attira neanche un po’, la doccia e il gabinetto sono fuori dal lodge sotto un poggio, tanto lontani, ma spero mi faccia star meglio. Andiamo giù alla doccia, l’acqua è appena tiepida. Mi prende lo sgomento assieme al freddo, dentro di me sono proprio disperata. Poi è migliorata ed è diventata davvero calda. Tutto sommato gradevole. Spalmato le ginocchia e l’anca con l’arnica. Completata la vestizione siamo andati nella palafitta da pranzo che per fortuna ha i vetri e… sorpresa! Nel centro c’è anche la stufa. Il panorama è bellissimo e si vedono l’Annapurna Sud e lo Hunchiuli. Nino è andato in giro ed è tornato con un capolino di rododendro. Che colore! Ordinata la cena: tomato soup, vegetable egg soup, dahl bat, onion omelette, tibetan bread, ginger té e coca. Siamo a 2420 mt, siamo saliti di mille e duecento metri in un giorno, camminando quattro ore e venti più tre ore e ventiquattro. Totale quasi otto ore con il 95% di salita! Sono fiera di me e delle mie gambe. Cena tutto buono, solo il pane era molto duro. La tisana di ginger veramente ottima (belekti = black tea). Ho sonno. Su, a posto e a letto. Sulle pareti di tavole sono state incollate pagine di riviste per evitare lo sbircio attraverso i buchi e quando siamo arrivati ed ero stravolta, sono stata accolta dalla facciona sorridente di Pavarotti che adesso mi augura la buona notte! E’ tutto molto tranquillo finalmente, gli unici altri ospiti sono quelli di Dusseldorf ho solo un po’ freddo. Continuo a svegliarmi perché nonostante il doppio materassino mi fanno male le anche.

Lalikurass rododendro, Bandà cavolo

16.4.98 Giovedì Svegliata da un forte e insistente cuculo, alle sei e un quarto circa ci siamo alzati. Che macello in camera! In ordine e giù per la colazione, mi sento un po’ stronca ma sto bene. Le guide stanno giocando a pallone. Ogni pretesto è buono per giocare o ridere, ovunque. Che bello. Per mantenere il pallone tondo lo hanno imbottito di sacchetti di plastica. Anche i ragazzini locali giocano: i maschi, più lontani, pare giochino a bilie; le bimbe, due, una più grande l’altra piccina, dopo aver lavato i denti e fattasi fare due stupendi codini, si sono messe a giocare con una vecchia spugnetta metallica per i piatti, lanciandola in alto con un piede mentre saltavano sull’altro. Specialmente quella grande era bravissima, riusciva a non farla cadere per tredici volte. Nino varie foto. 8,10, si parte, in salita naturalmente. Il bosco di rododendri è proprio iniziato. Sono assolutamente enormi, contorti e rovinati dalle intemperie, purtroppo un po’ sfioriti e con già le gemme nuove. Sono rossi, mentre salendo se ne vedono di rosa e poi solo rosa. Toh! un arisaema. E’ bello, grande e ce ne sono altri. Varie foto e poi Nino scopre anche una deliziosa daphne, con grumolini di fiori cerosi bianchi, rosa all’esterno e profumati. Le foglie sembrano quelle del rododendro in miniatura. Quante! Siamo a 2600 mt. Alle 9,45 siamo arrivati a Ghorepani, 2800 mt. Nino tutto vispo, io un po’ meno. Il lodge è quasi il primo con una splendida vista e riusciamo a farci dare una micro camera tutta vetrata. Mi piace un sacco. Un té al limone e in giro. Il paese è a cavallo del passo, quindi per arrivare in “centro”, sulla sommità, dobbiamo salire molti scalini, che per di più sono franati e quindi ulteriormente faticosi. C’è vento e fa freddo. Qualche banchetto tibetano e tre carovane di asini. Mi ha fatto vedere dove si erano accampati e poi verso Poon Hill, sulla destra salendo ancora fino ai margini del paese. L’ho lasciato andare più su da solo e lo aspetto vicino al Super View Lodge, su uno scalino a scrivere. Torniamo giù a mangiare vicino alla cucina del nostro lodge, tomato soup, vegetable soup, mix fried rice e birra. Il posto è raccolto, siamo soli, chi ci porta da mangiare è un giovane che più che nepalese sembra un indiano d’america e non è per niente cordiale. La zuppa sa di poco ed è unta il riso non male. Dopo su in camera. Nino mollate alcune cose è andato a Poon Hill. Io finalmente al gabinetto, poi lavata la testa alla fontana fuori, l’acqua era così fredda che ho smesso di sciacquarli perchè mi è venuta voglia di vomitare. Lavati alcuni panni con l’aggiunta di acqua calda, però con la saponetta non vengono molto bene. Stesi lì fuori e su in camera. In ordine e asciutti i capelli una bella dormita, è circa l’una. C’è vento e fa freddino. Il Dusseldorf, nella camera vicino alla nostra, russa per benino e la moglie gli fa “hu” per farlo smettere. Verso le due mi sveglio e resto a far nulla ma dopo mezzora oltre al vento inizia a piovere un po’. Mi sto rivestendo per andare a recuperare le cose stese, che arriva Tika portandole lui, così le abbiamo sistemate sotto la tettoia. Nel frattempo è arrivato Nino. Giusto in tempo. La pioggia diventa finalmente seria e noi restiamo a guardare dalla finestra. Essendo all’inizio del paese vediamo solo alberi e prati, un’enorme magnolia, spoglia con grandi fiori bianchi, radi è affascinante contro lo scuro del temporale. Tutto si spopola anche le mucche cercano riparo. Sulla lamiera dei tetti la pioggia fa un discreto rumore e da qui è una meraviglia guardare fuori. Le montagne di fronte, l’Annapurna, si stanno imbiancando e si sta formando una netta linea fra neve e non. Poi finisce di piovere e ... l’arcobaleno! Piccolo, contro il verde degli alberi della valle, ma completo. Alla fine verso le 16,15 siamo usciti di nuovo e fatto un giretto, andati all’ACAP per avere più informazioni sul Mustang. Preso libretto, incontrati degli australiani e due chiacchiere. Scritto nel libro dei visitatori. Poi in cerca di un posto dove cenare e andati in alto al Super View Lodge. Caldo accogliente e tranquillo, ha più un apparenza da albergo, meno sparpagliato e provvisorio di dove stiamo noi. Preso di nuovo tomato soup e questa volta era proprio buona. Nino egg soup, assieme non richiesto ci hanno portato del corn bread. Poi rosti al formaggio e alla fine yogurt. Coca cola. Tornati giù non c’era nessuno e noi su in camera. Venuto Tika col menù! Accordi per domattina. A nanna alle 19,30 circa con il gruppo di giapponesi che faceva un gran macello. Spero, spero, spero che domani sia bel tempo. Questo posto è troppo pieno di lamiere per essere bello. E’ pieno di mosche e di corvi neri che volano, gracchiano e rufolano nella spazzatura.

Ghore cavallo

17.4.98 Venerdì Dormito male come al solito, ci hanno svegliato prima del previsto. Cielo stellato! Grazie, grazie, grazie! Partiamo alle 4,45 e la luna ci illumina la strada. Molto lunga e ripida. Fermati spesso e nonostante ciò in cima in 50 minuti. Sono sudata fradicia e quasi mi gira la testa, siamo a 3140 mt. Alcuni locali esperti, si organizzano con thermos di acqua calda, polvere solubile di caffè, cacao, latte, e di té, per i turisti infreddoliti in attesa dell’alba. Che geniata! Presa una cioccolata calda, assai cara, ma com’è buona! E’ chiaro ma le montagne non sono ancora illuminate. C’è molta gente. Finalmente le cime bianche brillano ed è tutto uno scattar foto. Anche noi ci siamo adeguati. Mangiati i biscotti con le guide. Lo spettacolo è veramente fantastico, peccato che siamo talmente tanti da togliere il fascino della cosa: schiamazzi, foto di gruppo, lingue di tutti i tipi. Verso le 7,30 iniziato a scendere. Varie foto e chiacchiere con una di Londra che avendo un problema alle ginocchia, andava più piano di noi. Colazione alle 8,10. Milkté, muesli, uova e un orribile tibetan bread. A posto partiti alle 9. Da qui in poi, il tragitto è lo stesso che avevano fatto Nino col padre e i fratelli in ottobre, quindi lui si diverte a riconoscere i posti e ad osservare la differenza fra le stagioni. Foresta, tanti arisaema, visto un pleione bianco nel muschio su un tronco morto 2600 mt. Piano piano non ci sono più rododendri, sostituiti da altri grossi alberi coperti anch’essi di muschio. Si scende, a tratti se non fosse per muschio e felci sembrerebbe un nostro vecchio bosco di latifoglie. Un ponticello in una piccola gola dove il torrente ha scavato la roccia, lo riconosco, c’è una bella foto che hanno fatto in ottobre, anche noi foto. Le ginocchia oltre a sentirle gonfie cominciano a fare male, soste frequenti. Fermati a Banthanti, 2270 mt, a mangiare in un tranquillo posto solitario e coloratissimo, Poon Lodge, sono le 11,50. Ordinato le solite zuppe e un potato curry rice, in realtà poi era vegetable dahl bat. Ginger e te. Ripartiti da soli alle 13,15. Si scende naturalmente, da qui in poi il sentiero scalinoso si snoda fra terrazzamenti ripidissimi con pochi alberi. Qua devono avere i piedi piccolissimi perché su ogni scalino ce ne sta mezzo del mio, che fatica mirare giusto. Dopo Ulleri le ginocchia hanno iniziato entrambe a dolere. Urrah!(non le ginocchia!), più giù, a 1970 mt, trovato un’altra orchidea, sul tronco di un rododendro. Poi un’altra su uno di quegli strani fichi coi frutti che sembrano uguali ai nostri ma sono durissimi e rimbalzano. Ancora giù e Anak mi ha fatto assaggiare un fruttino di mahonia. Era così aspro, salato e amaro insieme che la faccia mi si è arricciata da sola in una serie di memorabili smorfie. Ovvie risate. E si scende. A metà strada fra Ulleri e Tikhedunga fermati a prendere una coca ma ogni tanto sembrava di riessere allo stesso posto: orridi scalini e un capannino a destra, come un incubo. Finalmente il primo ponte di legno su un torrente che ha scavato una meravigliosa pozza nella roccia. Peccato che la carenza di luce non permetta foto. Poi il ponte grande, di ferro e dopo un po’ di scalini, in salita questa volta, siamo arrivati a Tikhedunga. Sono le 16,10 e siamo scesi a 1550 mt. Fermati al Chandra Guest House Lodge, dove volevano fermarsi Nino e company in ottobre. Bella stanza, grande ma adiacente al gabinetto, speriamo bene, vorrei proprio poter dormire. Solo il Nepal è riuscito a impedirmi di dormire. Una doccia calda dopo una lunghissima attesa fuori e a vedere le cose tibetane, presa una cinta stupenda, poi un gingerté e un lemonté. Seduti qua e là a guardarci in giro dopo aver ordinato la cena. C’è un enorme gruppo di scalatori tedeschi con, pare, un centinaio di portatori che hanno invaso la vallata. Destinazione Dhaulagiri. A cena solite soup e riso fritto veg, birra. Dopo un’altra birra con Anak e Tika. Risate come al solito. Poi noi a letto. Sono circa le 8,30, non fa freddo e spero di dormire. Oggi è stata una giornata pesante, dolorosa ma non faticosa, ma sono comunque così felice! Stamani siamo riusciti ad andare a Poon Hill sembra impossibile pensando al tempo di ieri sera. Scendendo c’era un rododendro enorme che invece di essere contorto, o storto, o rinsecchito, era maestoso, solo, grandissimo e perfetto. Veramente per me era l’albero e basta. Non so perchè ma quando ci ripenso mi commuovo, la radice che avevo trovato e che sto piano piano scortecciando per me ne sarà il simbolo.

Beeda pecora, Bacrha capra

18.4.98 sabato Ho dormito quasi bene! Svegliata solo due volte e riaddormentata presto. Coccole mattutine e alzati verso le 6,45. E’ un’altra bella giornata. Le ginocchia fanno male se le sforzo (scalini). Ordinato colazione té e milkté, pane tibetano e scrambled egg. La marea di gente è già partita. Dopo colazione micidiali contrattazioni di Nino per tre cinture e dei polsini. Partiti alle 8,15. Guarda caso si scende ancora. A 1460 mt trovata una orchidea con degli steli fioriferi a spiga. Viste molte altre, poi più giù a 1400 mt degli enormi dendrobium con i frutti. Tutte crescono su alberi con la corteccia molto rugosa. Questi hanno letteralmente dei grossi manicotti di orchidee e felci. Ancora giù, molto più tranquillamente; sul lato della strada, poco prima del pilastro del mais, Nino ha trovato un lucertolone beige con testa e spalle arancione. Un po’ oltre, la femmina con l’arancione meno carico. Foto varie. Poco più in là un’altra femmina e mentre Nino la fotografava ha fatto sparire l’arancione diventando marrone per poi spostarsi e riprendere il colore di prima. Proprio molto bello e anche curioso! Prime avvisaglie di mal di pancia. Molto puntuale come al solito. Un po’ più avanti prendiamo la strada lungo il fiume che neanche le guide conoscono. Nonostante lo stupido ginocchio mi sono divertita un sacco a saltare da un masso all’altro. Abbiamo visto dei grossi girini e un’orchidea piccolissima sulla roccia. Il passaggio successivo in salita ok, in discesa ha iniziato a fare male sul serio il ginocchio destro, che palle! Meno male che siamo vicini. Oggi il tempo è un po’ nuvoloso e è afoso. A Birethanti, 1050 mt, le guide sono andate dirette ad un lodge vicino al ponte di ferro, pare sia meta dei giapponesi, era molto bello ma il prezzo della camera era esorbitante nonostante il visibile lusso. Allora cercato un altro e finalmente trovato al New River View Lodge, un po’ più indietro e d’apparenza molto più modesta. La camera è grande con addirittura tre letti. Cambiata e messa la gonna comprata a Tatopani, arnica e al gabinetto confermato mal di pancia. Giù al baracchino da pranzo dall’altra parte della strada ordinato dahl bat e springroll vegetable noodle soup e mix fried noodles. Quattro coke. Tutto assai buono. Il tempo si è ulteriormente rannuvolato. In giro lungo il fiume, massi, saltare è impegnativo perchè la gonna è un po’ stretta e rischio di volare, attraversato il fiume su delle canne legate, massi poi su in cerca del sentiero che non ha trovato, in compenso ho tagliato tre pezzetti di euphorbia spinosa da portare via. Il sentiero ancora non si trova e camminiamo sul bordo precario di un piccolo canale. Altro ponte sospeso e tornati indietro. Quando Nino mi ha proposto una passeggiata non pensavo che volesse arrampicarsi fra massi e scarpate e sono un po’ seccata di aver stancato ulteriormente le ginocchia. Su in camera lui si è addormentato subito. Verso le 3.30 ha iniziato a piovere. Noi a guardare dalla finestra sdraiati sul letto, era bellissimo, tutto deserto e l’acqua che rimbalzava sulle pietre. Poi mi sono alzata e abbiamo realizzato che pioveva anche in camera! Avvisato la padrona di casa e spostato a razzo le nostre cose, alcune bagnate. Io ridevo un sacco e ci è parso che le guide fra loro abbiano detto “meno male che ridono”. Continua a piovere, per circa un’ora e mezza. Nino fuori a far foto, io raccolto le medicine da lasciare. Nino portato quattro banane. Abbiamo ordinato la cena. Tornati e usciti di nuovo assieme, c’è un buon odore e nessuno in giro, molto tranquillo. Il fiume pare ingrossato. Su un albero è stato legato un pezzo assai misero di dendrobium, al mio interesse un tizio è uscito dal lodge lussuoso dicendo che dentro ne aveva uno bello fiorito raccolto qualche anno prima nella foresta. Andata a vedere si trattava di un bellissimo esemplare di dendrobium densiflorum quasi a fine fioritura, vederlo al naturale era proprio affascinante. Alle 6,30 ad aspettare fuori e poi cena, nella casa dell’ostessa perché il baracchino da pranzo è tutto fradicio. Nel locale dove ci troviamo, che poi è anche il passaggio per salire la scala, in un angolo riposa su un letto un parente anziano. Nella stanza accanto si sentono ciangottare i gemellini che oggi giocavano fuori. Il tavolo è bassissimo e noi siamo buffissimi con le gambe che non sappiamo dove mettere. Due candele sul tavolo sono tutta la luce disponibile. Zuppa di pomodoro, riso fritto, dahlbat e cola perché aveva dimenticato té e ginger che abbiamo bevuto dopo. Verso le 7,30 su in camera con la candela sul sasso piatto perché in paese non c’è corrente. Decidiamo di dormire in un letto solo ( non si possono unire per via di un palo di legno nel mezzo) e mentre scrivo con la candela sul quaderno è entrato un grosso grillo nero. Sulla stuoia che funge da soffitto ogni tanto passeggia un gatto miagolone. Intanto il grillo vola in giro come un matto, speriamo che dopo canti.

19.4.98 Domenica Svegliata solo alle 3,15 e alle 5. Appiccicata a Nino ho dormito proprio bene. Soliti preparativi e alle 7 giù a fare colazione. Non piove. Lemonté e milkté, pane tibetano e omelette al formaggio. Visita al ckek post e prima firma. Lasciato alla padrona di casa due asciugamani. Partiti alle 7,45 rimanendo al di qua del fiume. Bello. Dolce su e giù. Visti dei fantastici picchi color mattone e poi Nino ha avvistato un grosso nido di calabroni. Alle 9,40 arrivati a Cimrung e passato il ponte, ultimo ponte sospeso, sigh! Su un albero vicino viste altre diverse orchidee, siamo a 1110 mt. Qui il bosco ha un’apparenza più giunglosa e il sentiero è stretto e molto ripido. Dei bambini ci superano per andare a scuola. Man mano che saliamo trovate altre orchidee sugli alberi e su un muretto, tante felci (a Birethanti ho scoperto che i loro “spinaci” sono in realtà germogli di felci, ma non ho capito esattamente di quale tipo). Visto e fotografato un megabombo bianco e arancio. Più su, sulla stessa pianta degli enormi bruchi pelosi con anche le cornina pelose. Varie foto. Ancora salita, il panorama è molto bello, siamo riusciti anche a vedere sbiadita contro il cielo chiaro la “meringata”, era bellissimo sembrava un monte fantasma. Saliamo ancora. Fa un caldo umido tale che sono completamente fradicia di sudore, i pantaloni si attaccano alle gambe e tendono a cadere giù. Attraversiamo un piccolo villaggio molto bello con tante arnie attaccate alle pareti delle case sotto i tetti. In un giardino un maestro con vari alunni, forse anche quelli di prima, ci ha rivolto la parola in un inglese sorprendente, il migliore che abbia sentito da queste parti. Si sale ancora, siamo passati nei boschi, ghiaioni, terrazze e infine dopo tre ore e venti, eccoci a Chandrakot, 1555 mt. Cambiato la maglietta. Ordinato dahl bat e fried rice. Molto buono. Osservato mentre cucinava e preparava le salse su un sasso, indossava un bellissimo sarong. Dopo poco a tavola tutto molto buono. Dopo con Nino in giro a farmi vedere dove erano l’altra volta e abbiamo trovato la “sua” tibetana, anche lei lo ha riconosciuto ed è molto contenta. Ci fa vedere la sua casa, è una microscopica stanza, ordinata e con una vista stupenda dalla finestra. Decidiamo di scambiarci gli indirizzi. Mentre scriviamo, varie foto. Poi lei decide di farci un regalo e allora corro a prendere una coppia di asciugamani. Ci da una collana di granato per Melissa e una bella cintura per Tancredi. Saluti, al gabinetto e alle 12,54 siamo ripartiti. Strada comoda, su e giù con uno splendido panorama. Arriviamo a Lumle alle 13,45 e aspettiamo il pulman assediati da diversi bambini. Poi provato a fischiare con l’erba e tutti a provare con le loro micromani, qualche volta, per sbaglio, qualcuno ci riusciva. Finalmente è passato un taxi e Anak si è accordato. Io davanti e via, sono le 14,14. In questo momento ho realizzato che era finito e che non avrei più rivisto quelle casine, quella gente e quei paesetti. Sono felice e triste assieme e faccio molta fatica a trattenere le lacrime. Nino riconosce dei posti della volta precedente ma io per ora sono sommersa dalle mie emozioni accumulate in nove giorni meravigliosi. Man mano che si va avanti aumenta il caos e la civiltà, sembra impossibile che due modi di vita così diversi siano così vicini. Arriviamo a Pokhara verso le 15, saluti e appuntamento per le 18. Su in camera, una bella matrimoniale questa volta. Una bella doccia e a letto. Anche perchè ha cominciato a piovere per bene, forte con lampi e tuoni. Coccole. Io continuo a viaggiare in compagnia delle mie emozioni. Verso le cinque pare aver smesso di piovere cominciamo a prepararci e alle 17,40 usciamo. Giù preso un ombrello e iti per fare un giro. Poco fuori del cancello a guardare i passeri in aria a caccia di insetti, acrobazie incredibili. Ed ecco stanno arrivando i nostri due amici. Proseguiamo tutti assieme in cerca del ristorante Annapurna ma nessuno pare lo conosca. Anak chiede di portare il sacco e così gli spiego cosa c’è dentro e gli dico di tenerlo. Intanto ricomincia a piovere, tutto pozzanghere e pantano. Alla fine decidiamo per Romio. Ordiniamo e la pioggia si fa più intensa e ci tocca cambiare tavolo. Ceniamo allegramente scambiandoci notizie e informazioni. Io ho mangiato del pesce fritto alla nepalese con masala nepalese. Era talmente buono da essere quasi incredibile. I momo invece meno interessanti, buona la zuppa. Nino il suo fried rice e i momo, loro chiken chowmien. Ci hanno dato antipasto di patatine e ci siamo scolati tre S. Miguel. Nino gli dà le buste e definiamo l’appuntamento per il 22 a Katmandu. Un po’ a piedi poi loro taxi e noi proseguiamo. All’albergo direttamente in camera, a posto i bagagli e sistemate le orchidee, scritto un po’ ma poi sonno e nanna. Nino dorme già.

20.4.98 Lunedì Sveglia all’1,15 e poi verso le cinque, ho un po’ freddo ma non trovo la maglietta. Alle 6 passate qualche goccia di pioggia. Chiacchiere, coccole e risate. Finiti i bagagli e a colazione: yogurt, salsicce e toast Nino, yogurt eggs succo e toast io. A giro per un po’ e poi lasciate medicine in un ambulatorio. Contrattato per un taxi e iti alla Mahendra Gufa. Molto bello l’attraversamento della città. La caverna era ampia e assai rovinata solo l’entrata era assai suggestiva, nel complesso deludente; poi ci ha portato, dopo una camminata di una decina di minuti su una strada sterrata ma carrozzabile, a vedere la grotta dei pipistrelli, aperta in mezzo a dei campi coltivati, mi pare ad agrumi e dopo un ulteriore “biglietto”, più stretta e contorta, muschiosa e umida. I pipistrelli non si sono mossi, io mi sono stupita di riuscire a ficcarmi in passaggi così stretti. Quando sono uscita mi si sono appannati gli occhiali. La guida ci ha abbandonato per andare a mangiare, dopo averci chiesto altri soldi. Tornati indietro dopo alcune foto ad un megaalbero. In taxi e via. E’ più basso della grotta e dobbiamo stare accartocciati e per guardare fuori mi è venuto il torcicollo, quasi. All’albergo ripuliti un po’ e a mangiare. Ordinato yogurt, chicken mughalai and chicken shahi korma (in realtà volevamo mutton ma non c’era) e banane fritte. Cola. Tutto molto buono. Alla reception sono riuscita a farmi dare una rivista info. Salutato amichevolmente tutti e di nuovo a giro. Però ricomincia a piovere per bene. Andati a tappe. Prese carta trek e carta Nepal e francobolli. Non piove più. Andati a vedere il lago. C’era una garzaia su un gran ciuffo di bambù, ma era zona militare e niente foto. All’incrocio c’è una raccolta di spazzatura e la puzza è talmente forte da essere indescrivibile. Tornando ci ha riconosciuto il tipo dei bei copriletto e alla fine siamo riusciti ad avere quello medio ad un prezzo accettabile. Sono proprio felice perché è bellissimo. Piano piano tornati all’albergo, pipì portati giù i bagagli e aspettiamo. Il cielo diventa nero, ricomincia piovere poi il vento. Una bufera bella e buona. Il manager dell’hotel scherzava dicendo che il nostro aereo così non poteva partire. Poi piano si è calmato e siamo partiti che gocciolava. All’aereoporto solite formalità e mentre aspettiamo diluvia di nuovo. Dopo due ore di attesa con pioggia variabile ci hanno detto che il volo era sospeso. Nervosismo generale per la restituzione di bagagli e biglietti. Riavuti i nostri zaini e biglietti, preso un taxi e tornati al Base Camp Resort. Ci hanno offerto un té e cercato una macchina per andare a Kathmandu. Chiamato Regal Escursion per accordi ed avvisi. Partiti alle 18,30 per la grande avventura. All’inizio bello perché si vede in giro. Siamo usciti da una grande porta, ma la strada è ugualmente caotica in modo folle. Comincio a non stare molto bene, il té con il latte sguazza nel mio stomaco che è una meraviglia. E’ diventato buio ed è tutto un succedersi di frenate e svirgolate per evitare buche, sassi, mucche, uomini, cani, bici, camion oppure per l’impossibilità di vedere a causa degli abbaglianti che vengono tenuti fissi. Velocità circa 30-50 kmh. Io non so come faccio a resistere, Nino sta bene, l’autista in effetti guida molto bene ed è ammirevole. Però a Mugli quando si è fermato per un pedaggio sono scesa anch’io e appoggiata all’auto ho vomitato gentilmente mentre un bambino mi offriva dahl bat o chapati. Sto meglio, anzi bene per un po’. Poi 25 km sterrato buche, alberi abbattuti e curve, curve, curve ma si va a 24-30 kmh per cui il peggio viene dopo quando la strada migliora e l’autista aumenta la velocità a 70(90) kmh. Mi sembrava di essere in un frullatore e Nino niente. Alla fine ho aperto il finestrino e ho cominciato a vomitare, per niente gentilmente, a rate per non farmi decapitare dai camion abbaglianti che vengono in direzione contraria. Dopo vari fuori e dentro ho finito ma non sto molto meglio e non vedo l’ora di arrivare. Finalmente alle 23,20 in meno di cinque ore siamo arrivati in albergo. La macchina dell’autista faceva proprio schifo, poveretto! Data la tarda ora, varie formalità, ma siano riusciti a farci dare la valigia e la camera al quinto piano. Spenta la luce alle 24. Sono esausta ma comunque felice.

21.4.98 Martedì Svegliata verso le 3 e riaddormentata subito. Sveglia alle 6 meno 10. Sto meglio ma non ho fame. Nino a prendere le magliette ed io ordine in camera. Colazione e a cambiare la maglietta scolorita e prenderne altre quattro. Preso uno dei CD nepalesi. Appuntamento con Kiram alle 9. Accordati sui rimborsi e presentato la guida per oggi. Si chiama Ram e parla piuttosto bene l’italiano. Si parte, io in macchina sono ancora un po’ sensibile e nonostante sia davanti ho avuto un momento di crisi. Superata. Varie utili informazioni di vario genere e chiacchiere gradevoli. Interessante l’attraversamento della città. A Bhaktapur tutto è di mattoni, la strada, le case, i templi, i muri. Biglietto ed entrati in Durbar Square. Chiedo varie informazioni che mi chiariscono un po’ il complicato mondo Indu Buddista, la disposizione dei templi etc. In giro da soli e appuntamento da un suo amico in un negozio di dipinti buddisti che sperava di vendercene uno. Riusciti ad evitare. Girato ancora per vicoli e vicoletti e alle 12 passate a pranzo in un posto così turistico che il mangiare non era un granché. Ancora vicoli e vicoletti e alle 2 di nuovo in direzione dell’auto, prossima tappa Godawari. E’ assai lontano. La campagna intorno alla città mi fa pensare un po’ a quella romana ma più verde. Finalmente arriviamo ma è assai deludente. Niente di fiorito, pochi cartelli su qualche albero e quelli che ci sono sono grattugiati e non si capisce. Le serre di cacti e orchidee, tanti doppi di piante che conosco benissimo. Insomma un bel parco e niente più. Nino si annoia assai, la guida si scrive qualche nome di pianta. Risaliamo in auto in cerca di un vivaio ma i due visti hanno poco o nulla e tutto molto commerciale. Rinunciamo. Andati al campo tibetano alla cooperativa a vedere i tappeti. A piano terra molte donne li stavano facendo ed era interessante vederle, sopra la showroom con vari tappeti ma non quello che interessa a me e comunque troppo cari. Torniamo a casa attraversando la città nel traffico più incredibile. Ram ci lascia prima e noi all’albergo, sono circa le 5. Sono stanca. Nino esce a comprare delle banane e una grossa papaia. Ce ne siamo mangiate tre a testa, veramente lui quattro e siamo usciti, trovato il libro dei fiori. Poi Nino nero, anzi nerissimo, cattivo e alla fine chiarimenti. A volte non riesco a capirlo e il suo modo di ragionare mi addolora quasi ma spero abbia capito l’assurdità della cosa. Poi a mangiare alla Everest steack house. Io ancora stomacodisturbata sia dall’auto di ieri che dalla discussione. Non voglio finire questa fantastica vacanza così. Accidenti! Preso prima una zuppa pomodoro. Ordinate le steack, quando sono arrivate mi sono quasi sentita male per le dimensioni. Io sono riuscita a mangiarne un quarto e poi mi veniva il vomito, per fortuna Nino è riuscito a finire la sua e la mia. E non ho neanche toccato le patatine. Usciti e trovato il poster delle montagne. All’albergo girottolando. Scritte le varie cartoline e a nanna alle 23,30. Sonno.

22.4.98 Mercoledì Nottata di guerra con le zanzare. Coccole e alzati verso le 7. Colazione ma io ho ancora lo stomaco che non è a posto. Arrivati i nostri amici che ancora mangiavamo. Preso un taxi e via per Swayambhunath. Il furbo tassista sceglieva la strada lunga ma i nostri l’hanno raddrizzato. Si arriva alla base della collina e si girano un mucchio di ruote. Una, gigante, ci si deve girare intorno tre volte. Poi si comincia a salire le scale a gruppetti di tre, sono in pendenza e come al solito molto piccoli. Uno “scarparo” ha acconsentito a vendermi uno strumento scarpa al prezzo che avevo sparato per scoraggiarlo. E’ assai rozzo e con l’archetto molto sommario, ma suona. Faticosa l’ultima parte della salita. In cima biglietto per gli stranieri. Poi ho trovato i miei occhi! Erano proprio loro, bellissimi. Girato, Nino fatto tante foto. Ascoltato guida spagnola, osservato i monaci grandi e piccoli pregare e giocare. Nino e le guide si sono presi una coca. Ci sono varie scimmie che è impossibile fotografare. Alla fine verso le 10 scesi giù con calma. Altro taxi e attraversando mezza città fra sterrato e sensi unici arriviamo a Boudhanath. Molto diverso, più grande con il bianco mandala intorno ma circondato da case con negozietti. Ha un’aria meno mistica e gli occhi non sono così belli. In entrambi i templi mi ha tristemente colpito l’arrogante cafoneria e mancanza di rispetto che molti turisti hanno quando si trovano in luoghi di culto diversi dai loro. Varie foto e poi altro taxi e a casa di Anak per il pranzo. Il posto, in Lazimpath, è vicino a quella distesa di panni messi ad asciugare che mi aveva colpito prima. La sua stanza è a piano terra piccola e povera ma resa accogliente e la sua ospitalità squisita. Una volta seduti ci ha offerto dell’aranciata calda in bicchieri col piattino (a noi). Poi il fratello è arrivato con gli asciugamani bagnati bollenti per pulirci faccia e mani. Quindi la zuppa in ciotole sempre con piattino (di nuovo solo a noi). Bruciava da matti e nel frattempo arrivati i piatti con: patate fritte, insalata salsinata, salciccia, momo (al tonno?) microtramezzini al formaggio, funghi al pomodoro stranissimi. La zuppa, forse di asparagi, con cavolo e anche le altre cose eccetto le patatine erano buone. Sono passati (il fratello di Anak) a offrirne ancora ma io non riesco a mangiare molto. Alla fine ricordandosi i nostri gusti ci hanno portato té nero e ginger. Prima avevano messo sul tavolino un cestino con mandarini e uva. Il mandarino che ho preso è orribile, l’uva buona. Alla fine usciti per fare foto ritratto e noi taxi dopo appuntamento per stasera. Ritirato magliette e all’albergo. Mollato tutto e in giro di nuovo. Passiamo da Utse per prenotare per stasera e poco prima chiediamo in un bookshop per dei francobolli. Il tipo non solo li faceva pagare 12 rupie ma ci ha dato una cicca e un biscotto a testa con ventimila incomprensibili salamalecchi. Molto buffo. A giro nel labirinto in cerca del vestito di Ale e di stoffa. Molto difficile trovare sia l’uno che l’altra. Tantissima merce ma mai quello che cerchi. Entrata in una marea di negozi. Incrociata una manifestazione comunista. Comincio ad essere esausta. Alla fine troviamo un vestito rosso per Ale, dei sarong, il piffero per Mel e una stoffa bella che ti spacciano per seta ma non lo è. Tornati in albergo con un risciò. Per me è stato terribile. Non molto comodo ma soprattutto vedere quell’esile ragazzo pedalare a fatica per portare noi, dopo avergli anche fatto abbassare il prezzo, mi era intollerabile. Il discorso di Nino del “divertimento” di contrattare per poi magari dargli di più, mi sembra una doppia umiliazione. Quando siamo scesi avevo voglia di piangere. All’albergo non c’era luce (in tutta la città veramente) su a piedi, lasciato tutto anche le macchine fotografiche! Cambiati e giù a piedi per andare da Utse. Ci siamo fermati dal tipo buffo per il phrasebook. Ci ha riconosciuto e sempre parlando velocissimo in modo incomprensibile, ci ha dato: una cicca, un biscotto, un sacchettino di patatine, a testa e alla fine dopo una tiritera di auguri per il viaggio di domani ci ha messo al collo una sciarpetta bianca. Che tipo. Arrivati per primi al ristorante. C’è ancora la troupe che fa foto. Dopo poco ecco i nostri e Tika ha trovato i bulbul, che bravo! Ci hanno subito portato il Gakoc, che era incredibile, pentola con fornello incorporato. Assaggiato di tutto, tutto buono ma il mio stomaco non è ancora a posto e non posso goderne completamente. Fra tutti non siamo comunque riusciti a finire tutto ciò che hanno portato. Su proposta di Nino sono andata a chiedere al fotografo su che rivista sarebbero apparse le foto, ma lui non parlava bene l’inglese e dopo vari tentativi mi ha chiesto l’indirizzo per spedircelo lui (avevo un po’ gonfiato la faccenda di Nino e le foto di moda), chissà se lo farà davvero. Nino preso yogurt e Tika i dolcini di farina ma eravamo tutti assai pieni. Usciti, fatto un tratto di strada assieme e poi salutati definitivamente. Noi diretti all’albergo. Chiesto un insetticida che è arrivato subito sotto forma di fornellino. Doccia veloce, scritto un po’, coccole e nanna. Comincio ormai a sentirmi proiettata in Italia e sono così stanca che non riesco a pensare.

Saranghi strumento scarpa, Augur uva

23.4.98 Giovedì 24.4.98 Venerdì Svegliata alle 2,45 da Nino che vomitava come un disperato. Alle 6 coccole dopo aver vomitato ancora. Iniziato a fare un po’ di bagagli. Tre sono pochi, quattro troppi, bah. Nino rivomitato ancora. Giù presa solo una tazza di té a testa e usciti. Molti negozi ancora chiusi ma alla fine trovati turchesi, kuhkri, banane e scacchi. In albergo incontrato Lakpa, saluti. Sono passate le 10,30. Risistemati i bagagli. Giù per pesarli, c’è già Kiram. Nello scantinato pesato: kg 19,5 quella blu, 19,5 i due zaini. La rossa non ho voluto saperlo. Su cambiati gli scarponi e incerottato la blu. Partiti e arrivati al macello dell’aereoporto alle 11,50. Lunga fila per il controllo del bagaglio. Tutto ok al checkin, i bagagli risultano kg 41 ma non ci hanno fatto pagare. Di sopra altra fila controllo bagagli a mano e poi attesa. Mi sento instupidita. Saliamo sull'aereo della Thai senza prendere bus e per fortuna siamo vicini anche se al centro. Sono contenta anzi felice solo se penso che presto rivedo i ragazzi. Ma lo stomaco è ancora sottosopra. Ho sonno. Decidiamo di mangiare e tutto sommato va meglio. Sottratto un cucchiaino, un bicchiere e un vassoietto. Scesi un po’ bruscamente. Non ho potuto scrivere molto perchè si balla assai, tanto che anche l’equipaggio ha smesso di servire il pranzo e si è seduto dove capitava, a me parevano esagerati. All’aereoporto di Bangkok girellato col carrello. Poi prese schede telefono e chiamato Giovanna risposto Ale, poi Donata per Tan e Lidia per Mel. Tancredi emozionato, Melissa piangente, Ale contenta. Con lo stomaco sto meglio, è da lunedì notte che ho una vaga nausea fissa. Spostate delle sedie per vedere di dormire, dobbiamo aspettare ancora circa tre ore. Dopo vari tentativi, inutili, di dormire tornati lentamente dalla nostra parte. Il gate 11 è proprio lungo e nella sala d’aspetto fa freddo. Dopo un po’ arriva a sedersi davanti a noi un tedesco veramente cafone. Meno male in aereo non era vicino a noi. Ma ce ne erano altri. Sul boeing Thai eravamo nuovamente al centro. Viaggio molto liscio. Visto MrMagoo con Nielsen ma non finito perché sonno. Però per me dormire in aereo è proprio difficile. Quella dietro con le ginocchia pigiava il sedile che così non si abbassava a sufficienza. Quello davanti sdraiatissimo mi impediva quasi di muovermi e mi faceva anche invidia. Il bracciolo rompeva e un dannato spiffero mirava al mio collo. Insomma una faccenda impegnativa. Acceso le luci circa due ore prima di quella prevista per l’arrivo. Police Squad e Sport Disaster uguale all’altra volta. Colazione non sceglibile. Un po’ di enigmistica. Atterriamo alle 10,3 ora nepalese. Nuvoloso. Ricerca gate ma il terminale era spento così siamo andati nella zona centrale e scoperto che era il B1. Attesa breve e imbarco su Super 80 Alitalia. Pochissimi passeggeri, paiono tutti in giro per lavoro, noi gli unici vacanzosi vestiti da cani. Ci siamo spostati avanti di un posto, davanti all’uscita d’emergenza, che è più largo. Speriamo che non arrivino i proprietari. Ritardata la partenza di circa un quarto d’ora per traffico a Linate. (Guido de Passeggio e Marcello Clementi i piloti). Portato la colazione. Non molto interessante. Volevo fregare il cucchiaino ma è troppo brutto. Dopo il serio annuncio di prossimo atterraggio a Roma Fiumicino siamo atterrati a Linate alle 12.35 ore nepalesi, 8,50 ora italiana. Le valigie arrivate quasi subito e alla dogana non ci hanno neppure guardati. Fiuuuh! Atteso un poco ed ecco Carlo, feste e saluti e via a Trezzano. Abbiamo invaso il salotto con tutte le nostre cose felici di mostrarle e consegnarle. Nino a recuperare la 500 e andati alla Reversal a consegnare tutte le pellicole poi da Giovanna e Carlo per il pranzo. A casa giusto in tempo per l’arrivo dei ragazzi.

Evviva, adesso siamo nuovamente tutti assieme. Un gigante grazie a: Carlo, Giovanna, Alessandra, Antonietta, Donata, Flora, Giovanna, Lidia e Renata, che con il loro aiuto lo hanno permesso.

Un grosso grazie ad Ascanio Tealdi che mi ha permesso di pubblicare questo Diario tratto dal suo sito: http://ascaniotealdi.altervista.org/