| Diari: | Il mio meraviglioso viaggio in Nepalcon Nino |
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raccontato a Melissa e Tancredi dal diario di Tita 7 - 24 aprile 1998
9.4.98 giovedì Svegli alle 7, ottima dormita. Mega colazione molto varia. Un giro a piedi. Presi 2 pantalunghi come Nino. Strade larghe, strette, medesima lassa confusione. Mi piace. Curiosato ancora i minuscoli negozi, varie foto, (fine primo rullo). Ho imparato come legare un sari (saree f.) Nino me ne ha preso uno verde di cotone. Ogni edificio è così precario qui che si ha l’impressione che tutto venga velocemente ricostruito quando è vecchio, rimanendo però tale; tutto ha un aria provvisoria. Camminato fino in Durbar Square. Varie foto. Ritorno a Thamel attraverso altre piccole incredibili strade. E’ tutto così pieno di tutto che uno non fa a tempo a vederlo e si dimentica di guardare in alto, ma quando lo fai ti accorgi che ne vale la pena. Finestre ricamate nel legno e balconcini da dove occhi visibili e invisibili ti guardano. Vicoli larghi non più di un metro, case a più piani, che però non mancano di finestre e balconcini chiusi, che quindi sfiorano l’edificio dirimpetto. Alle 12.40 al Thai restaurant. Siamo al primo piano vicino ad una finestra che dà sulla strada. Ad un altro tavolo un gruppo di giovani uomini. Presi due tipi di curry con riso. Molto buoni entrambi. Divertente guardare dalla finestra. Usciti, tornando in albergo, contrattato furiosamente per giacca e zainetto. Ottenuto tutto come voleva Nino, il tipo però non pareva contento. Mi sentivo quasi in colpa, poi visto lo zaino un po’ liso e senza tre bottoni non mi ci sento più. Fotografato fiori gialli enormi su un grande albero. In albergo non hanno ancora fatto la stanza, scesi per lasciarle lavorare, sono le 14. Di nuovo su e riposo. Stamani c’era il sole, ora è decisamente nuvolo. Sto dormendo e drin! Qualcosa a proposito del fax che avevamo chiesto di spedire a Renata per i ragazzi, ma non capisco un tubo. Nino si è adombrato, siamo quindi scesi e loro hanno provato di nuovo. Niente, pare che non riescano a spedirlo ma non capisco perché. Uffa potevano lasciarci dormire? Usciti in cerca della superfinestra. Fotografato albero con fiori gialli + callistemo + eritrina(?). La finestra non era poi così super e la luce non permetteva foto. Visto un groviglio polveroso di euphorbia. Di nuovo in Durbar Square. Visto una specie di chiostro detto della Cumari, sono incredibili i ricami in legno. Piazza con tanti venditori tutti uguali, con le stesse cose. Cammina cammina entrati in un bazar coperto. Manicomio a tre piani, tra labirinti di negozietti di nuovo tutti uguali che però dovevano essere “moderni”. Al centro una “nuova” scala mobile, doveva essere stata messa da poco a giudicare dalla perplessità e diffidenza dei locali. Starli a guardare era una spasso, se non avessi temuto di dare fastidio sarei rimasta di più a godermi lo spettacolo. Trovato negozio che vendeva le pentole per il riso e chieste informazioni. Passata per una strada piena di vestiti. A volte prendi microvicoli e sbuchi in una “vera” piazza, con una o più stupe occhiute, la cui unica entrata è da dove arrivi tu. Vicino a “casa” Nino preso tre manghi. Finalmente! Qua sia le strade che i marciapiedi sono un susseguirsi di asfalto, cemento, mattoni sconnessi e non, il tutto con buchi, montagne, sassi collegamenti metallici e altro; è quasi impossibile non beccarsi contraccolpi alla schiena se non si sta col naso in terra. Andare con scarpette con la suola leggera è faticoso, direi doloroso dopo sei ore di cammino. Però mi piace. Poi a cena da Ying Yang. Scegliamo un tavolo all’aperto sotto un albero. Scelto un menù completo in due. Cose nepalesi buone, ma ieri erano meglio. Fuori fa freddo e un’anglosassone estremamente chiassona infastidiva. In giro. Spedito finalmente il fax da una botteguccia e preso il “panino” a lungo desiderato ma era deludente. In giro poco e all’albergo. In camera preparati i bagagli. Mangiati i manghi che ha preso Nino, il primo era il più buono. Doccia, un po’ di tele; tremendi telefilm americani con colori supersaturi intervallati da pubblicità locale stile occidentale. Coccole e nanna tardi. Mi fa male un’anca, arnica. 10.4.98
venerdì Svegliata
dalle cornacchie che albeggiava, unico ininterrotto rumore. Riaddormentata
sogno strano. C’erano una mucca e un toro nero legato a un muro,
qualcuno tormentandolo lo aveva fatto diventare cattivo (l’anglosassone
di ieri sera?!) non lo si poteva più lasciare libero. Devo andare
ad Amantea problemi non chiari. Lascio Melissa (o entrambi i ragazzi)
dalla Zia Maria. Colongi è in uno strano posto e ci sono vecchi
problemi con un vicino. Ho le chiavi e apro il cancello. Sono su una spiaggia
con i tralicci di un pontile, il mare ingrossa. Le onde diventano un argine
che è poi un muro con una finestra ad abbaino, all’interno
Papà fa un po’ di storie e l’infermiera è seccata.
Ho sognato poi che avevo dimenticato di fare la comunione e dopo ho realizzato
che era Pasqua. Svegli alle 8 ma up 8.20 per drin. Veloci giù,
colazione. Cambiati pantaloni. Discussioni a proposito delle spese. Poi
mi sono lanciata e finalmente divertita. Entravo nei negozi e ottenevo
varie informazioni e i prezzi. E’ bello sedersi con calma e osservare.
Ho quindi scoperto il nome dei “ding” Ú TING CIAK e
della campana Ú TILL PO, il negoziante me li ha scritti nella scrittura
locale. Prima foto strada caotica di auto e poi enorme callistemo. Cammina
cammina contrattato per berretti e poi maschera. Prese anche cinquanta
cartoline. In giro ancora e varie foto poi al restaurant Utse. L’ambiente
mi attira molto, silenzioso, con luce solo naturale. Grandi quadri alle
pareti, tappeti verdi su tutti i sedili e tavolini bassi al centro delle
varie panche, il tutto trasmette una tranquilla serenità. Anche
il cibo è buono e abbondante. Questo posto mi piace proprio. Preso:
Kothai(momo), Talu mein soup, Gyathuk(zuppa con carne), DhayShi(dolcino
di riso e yogurt, BhaTsaMhaKkhu(gnocchetti dolci). Tutto buono. Tornando
cercati francobolli ma chi li vendeva pretendeva di farli pagare 14 rupie
anziché 12 perché era compresa l’imbucatura. Senza
il servizio non era disposto a venderli. Assurdo! All’albergo finiti
preparativi, accordi con Kiram. Parla un inglese talmente veloce e a scatti,
tutto con accento finale, che capirlo è assai arduo. In pulmino
all’aeroporto. Riconosco alcuni posti lungo la strada. Saluti e
via. Nessuna perquisizione e attesa con Pepsi e acqua, finalmente ci chiamano
e noi subito pronti alla lotta per un posto a destra. Però si sale
solo sul pulmino. L’aereo piccolo della Buddha Air pare nuovissimo.
Sono la prima a salire e Nino mi fa la foto. Due ottimi posti (7C e 8C)
dei 19 disponibili. Volo fantastico con splendido panorama, solo un po’
di foschia. Risate di un gruppo di locali, sembrano al loro primo volto.
Varie foto. Sotto si vede il canyon verde del fiume vicino a Pokhara,
è fantastico ma difficile da fotografare. L’aereo è
proprio nuovo e maneggevole, l’atterraggio viene quasi effettuato
in virata. Ci hanno anche dato uno spuntino e un succhino al mango. Mi
è piaciuto molto, è la prima volta che salgo su un piccolo
aereo a elica ed è decisamente più divertente. All’arrivo
attesa dei bagagli che vengono scaricati a mano, caricati a mano su un
carrello poi spinto a mano fin dentro l’aereoporto e riscaricati
a mano! Una notevole attesa. Furgoncino dell’hotel fino al Base
Camp Resort. L’accoglienza molto amichevole, ma al dunque la stanza
è a due letti. Uffa. Un té e a giro lungo il lago. Enormi
alberoni molto radicuti portano: felci, orchidee, garzaie e uccelli vari.
Mucchini in giro ovunque. Approccio di una donna tibetana nel suo tipico
costume molto sobrio. Dopo lunghe discussioni, accucciata in terra mostrandoci
le sue merci, è riuscita a venderci un sasso nero. Sono affascinanti
queste piccole donne. Dolci e tenaci, disposte al dialogo e scrutanti.
Mi piacciono molto. Altre hanno tentato l’abbordaggio e tutte emanavano
lo stesso fascino. Trovati dei copricuscini e anche un bellissimo bastone.
Identificato un libro di fiori, la carta del Nepal e quella dell’Annapurna
da prendere al ritorno. E’ buio, torniamo a cenare al Base Camp.
Nell’albergo mangiamo ancora tibetano con riso e vari assaggi. Ho
messo il riso nelle lenticchie. Vive proteste del capo cameriere che mi
ha insegnato come si fa: sono le lenticchie o le altre cose che vanno
messe nel riso e non viceversa. Finita la cena raccolto le cose da lasciare
qui e consegnate al maître. Su, a posto, doccia e capelli, coccole
e nanna. Porca paletta le zanzare! Meno male che c’è un fornellino
con pasticche. Questo posto ha la stessa atmosfera vacanzosa che si avverte
in una nostra località balneare, è buffo, tutto è
così diverso, eppure. Mi ha inoltre colpito il lago, da un lato
il paesaggio è piatto, dove ci sono le case e soprattutto i vari
alberghi. Dall’altro le montagne finiscono nell’acqua e mi
fa pensare al lago d’Orta. 11.4.98
Sabato Svegliata alle 5.10 da un insistente uccelletto molto
sonoro proprio fuori della nostra finestra. Piano piano un coro di altri,
lui avanti per venti minuti. Alzati dopo la sveglia e a fare colazione
al solito molto abbondante (stamani abbiamo preso: succo di mango, té
con latte, un mandarino scipito, muesli con frutta e latte molto brodoloso,
uova strapazzate con salsiccia e patate, pane e burro), scoppio! Col pulmino
all’aeroporto. Dopo una discussione sui bagagli nata da malintesi,
passati attraverso il controllo. I controlli vengono effettuati in due
brevi corridoi riparati da tende, naturalmente separati per uomini e donne.
Dove entro io il controllo viene effettuato da una donna: piccola di statura,
apparentemente più vecchia di me, lunga trecciona scura e apparenza
dolce e femminile che contrasta con la divisa e l’intenzione autoritaria.
Apro il mio zaino e saltano fuori i vari giochini preparati per la distribuzione
ai bambini lungo il trek. Così le ho chiesto se aveva figli, alla
risposta affermativa le ho lasciato una macchinina e una bambolina di
pezza. Non esistevo più, era tutta concentrata a sbaciucchiare
la bambola quasi con le lacrime agli occhi. Non si è accorta del
mio megatemperino che avevo dimenticato di nascondere. Partiti su un microaereo,
Lumbini Airwais pigiati in dieci. Io quasi in collo ai piloti. Il decollo
eccezionale sembrava di essere in un vecchio film in bianco e nero. Naturalmente
io mi sono commossa. Lo spettacolo sia avanti che di lato era fantastico.
Fatte tante foto anche dalla cabina. Visto parte del tragitto fatto da
Nino in ottobre. Abbiamo visto anche i rododendri fioriti, EVVIVA! Avevamo
paura di non trovarli, che fosse troppo tardi e la cosa non ci andava
giù. Nino riconosce Ghorepani e a questo punto mi pare molto colpito
anche lui. Atterraggio su pista sterrata piena di balzi. Estremamente
divertente. Mi sarebbe piaciuto tornare indietro e poi prendere anche
il volo dopo per il gusto del tragitto. Qui il posto è indescrivibile,
brullo, riarso e circondato da cime nevose alte, alte, alte. Emozionanti.
Questa parte del paese sembra quasi il Far West; poche case lungo una
strada polverosa e larghissima, carovane di asini e muli piccoli come
Lola in attesa qua e là. Tante foto. Incontrate la guida Anak e
il portatore Tika, ci pare strano visto che avevamo chiesto due portatori,
ma che si arrangino. Sono tutti e due piccoli e scuri, il primo bello
con un’aria seria e tenebrosa, il secondo più giovane con
un aria allegra e intelligente. In un lodge, té, pipì e
partiamo. 2710 mt, ore 8,50. Chiacchiere con la guida, non è facile,
penso che capisca un decimo di quello che dico e sicuramente è
meglio non coniugare i verbi se voglio essere capita. Foto. Buffe lucertolone
marroncine che camminano come piccoli dinosauri. Su un muretto a secco
Nino trova un fossile nero. Grandi risate sia per le dimensioni notevoli
del sasso e quindi per il suo peso, sia perché poco prima, alla
richiesta di Nino, gli avevano detto che questo non era più il
posto dove trovare i fossili ma che bisognava andare a monte. Vento. C’è
un ghiacciaio, che scende dal massiccio dell’Annapurna, che pare
una gigantesca pista di bob. Purtroppo le guide mi sa che non conoscono
un tubo o quasi delle montagne qui intorno e quando gli chiediamo che
cima sia quella che ha attirato la nostra attenzione, tirano a indovinare
come faremmo noi con una carta sottomano. Guardarsi intorno non è
mai sufficiente, c’è talmente tanto da vedere; tutto così
diverso, anche il cielo è proprio blu come a volte si sente descrivere
ma a vederlo fa più gusto. Un’enorme pietra che sembra una
sfogliatella riccia ci sovrasta sulla destra. Arrivati a Marpha, 2660
mt, ore 10,44, attraverso una porta doppia, coperta e con il soffitto
interno tutto dipinto e ai lati le ruote della fortuna. Il paese si vede
appena e sembra essere fatto di poche case radunate finchè non
ci si entra dentro. Le strade del paese tutte lastricate, case belle e
intorno i recinti per gli animali, prima distribuzione di giochini. Fermati
in un lodge e poi in giro. Su al Tempio Buddista per una scala tutta franata.
Il tempio era tutto colorato all’interno. Due monaci pregavano.
Nino ha fatto foto, io ero assai emozionata dalla atmosfera dell’ambiente.
Lì c’era Dio e l’ho pregato. Mi hanno colpito i libri
delle preghiere. Usciti, sono rimasta impressionata dalla vista del paese
dall’alto. Completamente diversa, un notevole ammasso di case che
si mimetizzano in modo incredibile con le pietre circostanti, fatto una
foto multipla. Un breve giro e a mangiare. Preso: vegetable soup, mutton
fried rice e te, teiera piccola. Ottimo e tanto. Ripartiti sempre lungo
il fiume. 12,50. Per uscire dal paese un’altra porta ma meno bella.
Visto e fotografato un bel cespuglietto di fiorellini, sono anche profumati.
C’è un vento contrario indiavolato che ci butta in faccia
tutta la polvere sollevata da uomini e animali. Molte carovane di asini
e muli, alcuni Khola
Cioinà
Salingram
12.4.98
Domenica PASQUA Dormito a pezzi, prima freddo perché la
porta esterna accanto al mio divisorio era aperta, poi gli altri hanno
fatto un bel macello andando a letto. Finalmente chiusa la portafinestra
fa meno freddo ma l’anca è diventata molto fastidiosa. Mi
sono rigirata tutta la notte fra sogni strani e tentativi di non sentir
male. Iniziato a chiacchierare poco prima delle sei. Tutto in ordine e
foto. Colazione con muesli e té con latte, assaggiato un tibetan
bread. Scambiato quattro chiacchiere con un canadese antipatico che fa
discorsi demenziali nel modo più serio pensabile. In giro nel fiume
per foto. Trovato un salingram rotto assai bello. Tappa al gabinetto e
via. Sono le 8,40. Il paese continua in una parte che pare più
luminosa, finito il quarto rullino. Attraversiamo il Takhola e si prosegue
sul bordo del fiume (sempre il Kaligandaki) Fotografato una lucertola,
vista una piracanta e del berberis con bocci gialli. Qualche sosta, Nino
ha visto una specie di donnola. Doko
Tunze
13.4.98 Lunedì Svegli alle 6 circa, sistemato tutto, eliminato il sacco Kawasaki e disposto il contenuto negli zaini. Ordinata la colazione, pipì e colazione con muesli con latte e milkté. Lavato i denti e la faccia sempre alla fontana fuori per la strada. Anak via prima con i trekking permit, noi partiti alle 7,40. Discesa gentile lastricata, poi al bivio del Kaligandaki con il Letekhola, discesa ripida a zigzag. Qui il paesaggio sembra proprio come quello delle Alpi. Bel panorama. Salita, bosco, mahonia, cotoneaster, berberis, varie felci, alberi grossi, visto un uccelletto giallo con la testa azzurra piccolo e uno più grande scuro con la pancia rosa, il ciuffo e un becco fine. Canta un breve motivo flautato molto forte. Dall’altra parte del fiume una enorme frana perenne solleva un polverone. Di nuovo discesa. Un potente vento solleva molta polvere e toglie il cappello, ci accompagna fino a Ghasa. Sempre molte carovane che contribuiscono al sollevamento della polvere. Intorno a noi montagne brulle e rocciose alte alte ma senza neve, la vallata è ora stretta e nei pochi campi circondati da muri di sassi c’è frumento (?) già alto che ondeggia come un mare verde. Ci fermiamo alla fine di Ghasa. Sono le 10,40 circa, 2070 mt, tre ore di cammino. Il lodge è gestito dalla sorella di quella di Kalopani. Infatti le somiglia. Anche lei ha una bella cucina, ma più ordinata, e qui il cortiletto è decorato con nasturzi, piante in vaso e in aiuoline lungo i muri. Accanto un recinto di sassi delimita un prato basso, uno spazio per tende, il gabinetto è più pulito. Tolti gli scarponi ci rilassiamo al sole che sul coppino è molto gradevole, anche qui siamo soli, Nino ha cambiato la maglietta e gli ho sciacquato quella sudata. Stesa un po’ al sole, poi a vedere come fanno i momo. Mi hanno permesso di stare in cucina e sotto la guida della guida (!) ho provato a farli anch’io, foto, sia quelli a mezza luna che quelli a pacchettino, (sfoglia normale di acqua, farina, lievito). Anak ci ha invitato a Kathmandu ad assaggiare i suoi. Un po’ sdraiati al sole e via alle 12,37. Discesa fino ad un ponte sospeso. Il fiume in basso fra rocce. Il sentiero quasi scavato nella roccia sul lato sinistro del fiume risale. Incontriamo una anziana neozelandese. Cordiale e chiacchierona. Dice che ogni tanto si domanda che cosa ci faccia qui, proprio una buffa tipa! Toh, sulla rocce dietro di lei noto piccoli pseudobulbi! Le ho trovate! Sono gasatissima. Tre tipi diversi: una coelogine, un dendrobium e un'altra con piccoli fiori che non conosco. Sono le 14 e siamo a 2000 mt. Ancora un po’ su e poi si ridiscende in un bosco di alberi spogli, buttano ora. Su di uno, un altro tipo di orchidea, non più fiori solo frutti. La discesa continua in una pietraia molto irregolare. Assai faticosa per le mie ginocchia. Su un albero secco su un dirupo, un altro ciuffo di orchidee ma è imprendibile. Ancora giù e un attimo di sosta. In poco tempo, circa quindici minuti siamo scesi di cento metri, da stamani il dislivello è di circa ottocento metri. Ancora giù in malefiche sassaie irregolari, le mie ginocchia cominciano a protestare. Qualche ponte, altre orchidee, una cascata, ancora orchidee e finalmente il nostro lodge. Siamo a Rupse Chhahara, 1640 mt. Sono le 16,08 e sono cotta, oggi abbiamo camminato per sei ore e mezzo. Stesi entrambi, puliti con una salvietta e cambiati gli abiti zuppi. Dormito un po’, io ho il freddo da dopo sole e stanchezza. Oggi per tutta la giornata ho avuto mal di testa, lieve ma sempre presente. Sono molto fiera della mia raccolta di orchidee. Un bambino ciangottava fuori della nostra finestra e mi sono affacciata a vedere dov’era. In terra, due anni circa, accucciata si rivolgeva ad un pulcino; quando Nino che avevo chiamato è arrivato a guardare, la bimba aveva fatto uno stronzo chilometrico! Più tardi fuori a curiosare in giro e a chiacchierare con un locale. Un bel giardinetto, rose, nasturzi, fagioli, bellelise ad arbusto, limoni, peschi e un bel grande susino, sotto il quale ci sono tre tavoli. Chiedo di poter vedere cosa sia il bureto che ho ordinato e Anak è di nuovo in cucina ad impastare mentre Tika fa il cameriere. La cuoca lavora sotto una tettoia, una stuoia di bambù, con un sacco di gente fra i piedi e non sembra importargliene nulla. La bimbetta di prima su e giù con una ciotola porta acqua in una pentola, una gallina ci beve serafica, a cosa servirà quell’acqua? Chiedo a Tika se sa fischiare con l’erba e quando gli faccio vedere con una striscia di foglia di mais, tutti si sono messi a provare a fischiare con le mani in vari modi e se non riuscivano giù risate, se poi ci riuscivano, ancora risate. Atmosfera molto gradevole. Poi uno di loro scoperto che eravamo italiani, ha iniziato a parlare di calcio lodando alcuni nostri calciatori, decantandone la bravura; non la faceva più finita e probabilmente aveva visto solo i mondiali d’Argentina. Allora esageravo il campanilismo e giù risate. Adorano ridere e io con loro. A cena ero vispissima e allegra. Il bureto era buono ma molto abbondante. Non c’è luce elettrica e il locale è illuminato a petrolio. Al gabinetto e a nanna alle 8. Comodi comodi e non al freddo. Alle dieci meno dieci dei fetenti americani, nella stanza accanto, fanno un casino tremendo parlando e ridendo. Nino si incavola. Dopo un bel po’ di sbadigli e tossettine da parte nostra, non accennano a smettere ed io, in inglese, gli ho detto ben forte e chiaro che a quell’ora la gente che aveva camminato tutto il giorno voleva dormire. Finalmente silenzio. Qua le coltivazioni di grano sono sostituite da patate e mais. Ceparo
Ho
14.4.98 Martedì Sveglia circa 6,30 Nino si era alzato già due volte per la cacaiola. Preparativi vari, colazione con tibetan bread e té nero o al limone, alcune foto e via alle 8,30. Per primi abbiamo notato tanti rapaci grossi, Nino cerca di fotografarli invano. Io noto ciuffi di orchidee tipo gongora su quasi tutte le rocce. La strada è fiancheggiata da muretti a secco, ricoperti di euphorbie coi fiori rossi. A Dhara belle case, vecchie e ricche. Vari tipi di felci e tanti alberi di tronchetto della felicità. Qui il paesaggio è assolato e riarso, nonostante ciò è pieno di felci di vario tipo, piccole e grandi. Tutto polveroso anche se di diverso colore. Ci viene fatta orgogliosamente notare una piccola centrale elettrica, dall’altra parte del Kaligandaki. La vegetazione è più varia e cominciano fiori strani. Evviva la borraccia con il vestitino, adesso l’acqua bollita è bella fresca, oggi ho molta sete. Su, giù, su, giù, foro nella roccia. Fiume pulito e fiume sporco si incontrano e poi si mescolano con un bell’effetto di colori. Vicino a dell’acqua su un sasso tre tipi di orchidee assieme forse una è la solita tipo gongora. Nino ha fotografato un enorme fiore rosso in cima ad un albero alto e spoglio che ne porta solo cinque. Anak canta con una vocina da fare invidia a Lorenzo. Fa assai caldo, torrido, sete. Fa un po’ pensare alla Calaffrica. Arrivati a Tatopani, 1330 mt, ultima tappa lungo il Kaligandaki, alle 12,16, fermati al Namaste Lodge affamati. Ordinato cose che naturalmente non avevano, allora pollo fritto per me e pollo al curry per Nino, prima tomato soup, cocacola e succo di pomodoro che è fresco ed è sciacquetta. Su a lavare magliette pantaloni e una mutanda. Con Tika siamo scesi alla sorgente d’acqua calda, da cui deriva il nome del paese. Si tratta di una vasca quadrata, a lato del greto sassoso del Kaligandaki, nella quale arriva acqua caldissima, mitigata da acqua fredda proveniente da un tubo volante. Due fori di troppopieno provocano due fontanelle dove uno deve lavarsi prima di entrare. L’acqua è veramente appena tollerabile. Più in là l’immancabile baracchino per le bevande. Varie persone si bagnano, tutti stranieri, i locali hanno un’altra vasca. I due ragazzi di una famiglia, forse olandese, giocano a tuffarsi spruzzando e schiamazzando. In un angolo seduta fuori dall’acqua, da sola, la ragazza con l’apparenza triste che avevo notato ieri sera a Rupse. Mi avvicino e attacco discorso. E’ danese e chiacchierona come me, siamo andate avanti a parlare per almeno un ora, in modo piacevole, un po’ dentro un po’ fuori dell’acqua. Risaliti poi dall’altra parte. Sto benissimo, mi sento pulita e molto rilassata. Altro bucato di mutande e calzini e in giro per spese. Grandi contrattazioni, tentativi di scambio e alla fine trovato gonna per Giovanna e una leggera per me senza però scambiare nulla. Adesso, tranquilla e rilassata ad un tavolo nel giardino del lodge con una birra davanti, ammiro la cima del fantastico Nilgiri stagliarsi fra le montagne più basse che formano la valle. Abbiamo ritrovato il canadese strampalato. Ad un certo punto ha chiesto a Nino di misurargli la luce perché il suo esposimetro si era rotto. Poi se ne è andato di corsa lasciandoci in custodia la birra e tutti i suoi averi. Sta ad un altro tavolo e chiacchiera con noi urlando. Che tipo. Nino minaccia il divorzio se mi azzardo ad invitarlo al nostro tavolo! Arrivato Tika chiacchierone e amichevole come al solito è stato con noi un po’ parlando delle reciproche occupazioni. Cenato con chicken butter masala Nino ed io un dahl bat completo di pollo, yogurt e insalata di cavolo. Scoppio. Mi sento osservata dal canadese. Tranquille risate con Nino. Sto proprio bene sono le 19,20 e ho già sonno anche se oggi abbiamo camminato solo tre ore e tre quarti. In camera, preparativi e a nanna alle 20,25. Il letto è duro. Nino mi ha fatto una montagna di abiti e asciugamani ed io rotolo di qua e di là. Dannazione mancano di nuovo dieci minuti alle 22, sono donne, fanno lo stesso macello di quelli di eri e ci hanno svegliato. Vanno avanti fino alle 22 e mezzo. Non fa freddo e dormiamo in maglietta. Pani
Ciso
(s dura) Kalo
Carim
board Suntala
15.4.98
Mercoledì Svegliati
alle quattro dalla tosse cavallina di quello accanto. Vago odore di sigaretta.
Alle cinque un cane ce l’ha con la prima carovana. Alle sei ci alziamo.
Tranquilli preparativi quando improvvisamente Anak tuona un “buon
giorno signore come va oggi, etc” ad un tale volume che io mi sono
sganasciata in silenzio, pensando che ci aveva vendicato il disturbo di
ieri sera! Colazione con pancakes alla mela con miele, té nero
e al limone. Il Nilgiri non è così bello come ci aspettavamo
perché il sole non è dalla parte giusta, meno male che il
canadese, con i suoi problemi, gli ha fatto fare una foto ieri che era
meraviglioso! Il pancake era assolutamente enorme, il miele chiaro granuloso,
quasi insipido. Il tutto molto buono. Tra i fiori nel giardino, della
enorme (alta e sottile) miseria con i fiori a tre petali azzurrissimi
riuniti in grappolini e quella pianta a cascata rossa che mi piaceva tanto
ad Amantea. Ho preso due figlietti della kalancoe enorme. Ancora di enorme
ho scoperto adesso un asparago che sparisce su un albero. Ovunque gente
che si lava i denti. Partiti alle 7,27, 1200 mt. Un po’ più
avanti una piantona strisciante sulle rocce o sugli alberi, con grandi
foglie chiare e lustre e fiorelloni molto grandi a gruppetti, bianche
trombe leggermente profumate, ne colgo uno. Lalikurass
Ghore
17.4.98
Venerdì Dormito
male come al solito, ci hanno svegliato prima del previsto. Cielo stellato!
Grazie, grazie, grazie! Partiamo alle 4,45 e la luna ci illumina la strada.
Molto lunga e ripida. Fermati spesso e nonostante ciò in cima in
50 minuti. Sono sudata fradicia e quasi mi gira la testa, siamo a 3140
mt. Alcuni locali esperti, si organizzano con thermos di acqua calda,
polvere solubile di caffè, cacao, latte, e di té, per i
turisti infreddoliti in attesa dell’alba. Che geniata! Presa una
cioccolata calda, assai cara, ma com’è buona! E’ chiaro
ma le montagne non sono ancora illuminate. Beeda
18.4.98 sabato Ho dormito quasi bene! Svegliata solo due volte e riaddormentata presto. Coccole mattutine e alzati verso le 6,45. E’ un’altra bella giornata. Le ginocchia fanno male se le sforzo (scalini). Ordinato colazione té e milkté, pane tibetano e scrambled egg. La marea di gente è già partita. Dopo colazione micidiali contrattazioni di Nino per tre cinture e dei polsini. Partiti alle 8,15. Guarda caso si scende ancora. A 1460 mt trovata una orchidea con degli steli fioriferi a spiga. Viste molte altre, poi più giù a 1400 mt degli enormi dendrobium con i frutti. Tutte crescono su alberi con la corteccia molto rugosa. Questi hanno letteralmente dei grossi manicotti di orchidee e felci. Ancora giù, molto più tranquillamente; sul lato della strada, poco prima del pilastro del mais, Nino ha trovato un lucertolone beige con testa e spalle arancione. Un po’ oltre, la femmina con l’arancione meno carico. Foto varie. Poco più in là un’altra femmina e mentre Nino la fotografava ha fatto sparire l’arancione diventando marrone per poi spostarsi e riprendere il colore di prima. Proprio molto bello e anche curioso! Prime avvisaglie di mal di pancia. Molto puntuale come al solito. Un po’ più avanti prendiamo la strada lungo il fiume che neanche le guide conoscono. Nonostante lo stupido ginocchio mi sono divertita un sacco a saltare da un masso all’altro. Abbiamo visto dei grossi girini e un’orchidea piccolissima sulla roccia. Il passaggio successivo in salita ok, in discesa ha iniziato a fare male sul serio il ginocchio destro, che palle! Meno male che siamo vicini. Oggi il tempo è un po’ nuvoloso e è afoso. A Birethanti, 1050 mt, le guide sono andate dirette ad un lodge vicino al ponte di ferro, pare sia meta dei giapponesi, era molto bello ma il prezzo della camera era esorbitante nonostante il visibile lusso. Allora cercato un altro e finalmente trovato al New River View Lodge, un po’ più indietro e d’apparenza molto più modesta. La camera è grande con addirittura tre letti. Cambiata e messa la gonna comprata a Tatopani, arnica e al gabinetto confermato mal di pancia. Giù al baracchino da pranzo dall’altra parte della strada ordinato dahl bat e springroll vegetable noodle soup e mix fried noodles. Quattro coke. Tutto assai buono. Il tempo si è ulteriormente rannuvolato. In giro lungo il fiume, massi, saltare è impegnativo perchè la gonna è un po’ stretta e rischio di volare, attraversato il fiume su delle canne legate, massi poi su in cerca del sentiero che non ha trovato, in compenso ho tagliato tre pezzetti di euphorbia spinosa da portare via. Il sentiero ancora non si trova e camminiamo sul bordo precario di un piccolo canale. Altro ponte sospeso e tornati indietro. Quando Nino mi ha proposto una passeggiata non pensavo che volesse arrampicarsi fra massi e scarpate e sono un po’ seccata di aver stancato ulteriormente le ginocchia. Su in camera lui si è addormentato subito. Verso le 3.30 ha iniziato a piovere. Noi a guardare dalla finestra sdraiati sul letto, era bellissimo, tutto deserto e l’acqua che rimbalzava sulle pietre. Poi mi sono alzata e abbiamo realizzato che pioveva anche in camera! Avvisato la padrona di casa e spostato a razzo le nostre cose, alcune bagnate. Io ridevo un sacco e ci è parso che le guide fra loro abbiano detto “meno male che ridono”. Continua a piovere, per circa un’ora e mezza. Nino fuori a far foto, io raccolto le medicine da lasciare. Nino portato quattro banane. Abbiamo ordinato la cena. Tornati e usciti di nuovo assieme, c’è un buon odore e nessuno in giro, molto tranquillo. Il fiume pare ingrossato. Su un albero è stato legato un pezzo assai misero di dendrobium, al mio interesse un tizio è uscito dal lodge lussuoso dicendo che dentro ne aveva uno bello fiorito raccolto qualche anno prima nella foresta. Andata a vedere si trattava di un bellissimo esemplare di dendrobium densiflorum quasi a fine fioritura, vederlo al naturale era proprio affascinante. Alle 6,30 ad aspettare fuori e poi cena, nella casa dell’ostessa perché il baracchino da pranzo è tutto fradicio. Nel locale dove ci troviamo, che poi è anche il passaggio per salire la scala, in un angolo riposa su un letto un parente anziano. Nella stanza accanto si sentono ciangottare i gemellini che oggi giocavano fuori. Il tavolo è bassissimo e noi siamo buffissimi con le gambe che non sappiamo dove mettere. Due candele sul tavolo sono tutta la luce disponibile. Zuppa di pomodoro, riso fritto, dahlbat e cola perché aveva dimenticato té e ginger che abbiamo bevuto dopo. Verso le 7,30 su in camera con la candela sul sasso piatto perché in paese non c’è corrente. Decidiamo di dormire in un letto solo ( non si possono unire per via di un palo di legno nel mezzo) e mentre scrivo con la candela sul quaderno è entrato un grosso grillo nero. Sulla stuoia che funge da soffitto ogni tanto passeggia un gatto miagolone. Intanto il grillo vola in giro come un matto, speriamo che dopo canti. 19.4.98
Domenica Svegliata solo alle 3,15 e alle 5. Appiccicata a Nino
ho dormito proprio bene. Soliti preparativi e alle 7 giù a fare
colazione. Non piove. Lemonté e milkté, pane tibetano e
omelette al formaggio. Visita al ckek post e prima firma. Lasciato alla
padrona di casa due asciugamani. Partiti alle 7,45 rimanendo al di qua
del fiume. Bello. Dolce su e giù. Visti dei fantastici picchi color
mattone e poi Nino ha avvistato un grosso nido di calabroni. Alle 9,40
arrivati a Cimrung e passato il ponte, ultimo ponte sospeso, sigh! Su
un albero vicino viste altre diverse orchidee, siamo a 1110 mt. Qui il
bosco ha un’apparenza più giunglosa e il sentiero è
stretto e molto ripido. Dei bambini ci superano per andare a scuola. Man
mano che saliamo trovate altre orchidee sugli alberi e su un muretto,
tante felci (a Birethanti ho scoperto che i loro “spinaci”
sono in realtà germogli di felci, ma non ho capito esattamente
di quale tipo). Visto e fotografato un megabombo bianco e arancio. Più
su, sulla stessa pianta degli enormi bruchi pelosi con anche le cornina
pelose. Varie foto. Ancora salita, il panorama è molto bello, siamo
riusciti anche a vedere sbiadita contro il cielo chiaro la “meringata”,
era bellissimo sembrava un monte fantasma. Saliamo ancora. Fa un caldo
umido tale che sono completamente fradicia di sudore, i pantaloni si attaccano
alle gambe e tendono a cadere giù. Attraversiamo un piccolo villaggio
molto bello con tante arnie attaccate alle pareti delle case sotto i tetti.
In un giardino un maestro con vari alunni, forse anche quelli di prima,
ci ha rivolto la parola in un inglese sorprendente, il migliore che abbia
sentito da queste parti. Si sale ancora, siamo passati nei boschi, ghiaioni,
terrazze e infine dopo tre ore e venti, eccoci a Chandrakot, 1555 mt.
Cambiato la maglietta. Ordinato dahl bat e fried rice. Molto buono. Osservato
mentre cucinava e preparava le salse su un sasso, indossava un bellissimo
sarong. Dopo poco a tavola tutto molto buono. Dopo con Nino in giro a
farmi vedere dove erano l’altra volta e abbiamo trovato la “sua”
tibetana, anche lei lo ha riconosciuto ed è molto contenta.
21.4.98 Martedì Svegliata verso le 3 e riaddormentata subito. Sveglia alle 6 meno 10. Sto meglio ma non ho fame. Nino a prendere le magliette ed io ordine in camera. Colazione e a cambiare la maglietta scolorita e prenderne altre quattro. Preso uno dei CD nepalesi. Appuntamento con Kiram alle 9. Accordati sui rimborsi e presentato la guida per oggi. Si chiama Ram e parla piuttosto bene l’italiano. Si parte, io in macchina sono ancora un po’ sensibile e nonostante sia davanti ho avuto un momento di crisi. Superata. Varie utili informazioni di vario genere e chiacchiere gradevoli. Interessante l’attraversamento della città. A Bhaktapur tutto è di mattoni, la strada, le case, i templi, i muri. Biglietto ed entrati in Durbar Square. Chiedo varie informazioni che mi chiariscono un po’ il complicato mondo Indu Buddista, la disposizione dei templi etc. In giro da soli e appuntamento da un suo amico in un negozio di dipinti buddisti che sperava di vendercene uno. Riusciti ad evitare. Girato ancora per vicoli e vicoletti e alle 12 passate a pranzo in un posto così turistico che il mangiare non era un granché. Ancora vicoli e vicoletti e alle 2 di nuovo in direzione dell’auto, prossima tappa Godawari. E’ assai lontano. La campagna intorno alla città mi fa pensare un po’ a quella romana ma più verde. Finalmente arriviamo ma è assai deludente. Niente di fiorito, pochi cartelli su qualche albero e quelli che ci sono sono grattugiati e non si capisce. Le serre di cacti e orchidee, tanti doppi di piante che conosco benissimo. Insomma un bel parco e niente più. Nino si annoia assai, la guida si scrive qualche nome di pianta. Risaliamo in auto in cerca di un vivaio ma i due visti hanno poco o nulla e tutto molto commerciale. Rinunciamo. Andati al campo tibetano alla cooperativa a vedere i tappeti. A piano terra molte donne li stavano facendo ed era interessante vederle, sopra la showroom con vari tappeti ma non quello che interessa a me e comunque troppo cari. Torniamo a casa attraversando la città nel traffico più incredibile. Ram ci lascia prima e noi all’albergo, sono circa le 5. Sono stanca. Nino esce a comprare delle banane e una grossa papaia. Ce ne siamo mangiate tre a testa, veramente lui quattro e siamo usciti, trovato il libro dei fiori. Poi Nino nero, anzi nerissimo, cattivo e alla fine chiarimenti. A volte non riesco a capirlo e il suo modo di ragionare mi addolora quasi ma spero abbia capito l’assurdità della cosa. Poi a mangiare alla Everest steack house. Io ancora stomacodisturbata sia dall’auto di ieri che dalla discussione. Non voglio finire questa fantastica vacanza così. Accidenti! Preso prima una zuppa pomodoro. Ordinate le steack, quando sono arrivate mi sono quasi sentita male per le dimensioni. Io sono riuscita a mangiarne un quarto e poi mi veniva il vomito, per fortuna Nino è riuscito a finire la sua e la mia. E non ho neanche toccato le patatine. Usciti e trovato il poster delle montagne. All’albergo girottolando. Scritte le varie cartoline e a nanna alle 23,30. Sonno. 22.4.98
Mercoledì Nottata
di guerra con le zanzare. Coccole e alzati verso le 7. Colazione ma io
ho ancora lo stomaco che non è a posto. Arrivati i nostri amici
che ancora mangiavamo. Preso un taxi e via per Swayambhunath. Il furbo
tassista sceglieva la strada lunga ma i nostri l’hanno raddrizzato.
Si arriva alla base della collina e si girano un mucchio di ruote. Una,
gigante, ci si deve girare intorno tre volte. Poi si comincia a salire
le scale a gruppetti di tre, sono in pendenza e come al solito molto piccoli.
Uno “scarparo” ha acconsentito a vendermi uno strumento scarpa
al prezzo che avevo sparato per scoraggiarlo. E’ assai rozzo e con
l’archetto molto sommario, ma suona. Faticosa l’ultima parte
della salita. In cima biglietto per gli stranieri. Saranghi
23.4.98
Giovedì Evviva, adesso siamo nuovamente tutti assieme. Un gigante grazie a: Carlo, Giovanna, Alessandra, Antonietta, Donata, Flora, Giovanna, Lidia e Renata, che con il loro aiuto lo hanno permesso. Un grosso grazie ad Ascanio Tealdi che mi ha permesso di pubblicare questo Diario tratto dal suo sito: http://ascaniotealdi.altervista.org/ |
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