| Diari: | Messico |
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"Messico
e nuvole, la faccia triste dell’America…", quanti di
noi avranno canticchiato questo ritornello almeno una volta nella vita?
Anche se, a mio avviso, il Messico tutto può suscitare tranne che
una sensazione di tristezza. E questa conferma l’ho avuta proprio
qualche anno fa (era il 1996), quando ho scelto il Messico per il mio
viaggio di nozze.
Ma partiamo dall’inizio… Era la seconda metà di maggio, periodo forse non molto propizio per visitare il centro America per via delle piogge, ma a dire il vero, la fortuna è stata dalla nostra, infatti ha piovuto solo un paio di mezze giornate. Dopo un estenuante viaggio aereo di oltre dieci ore, ecco che finalmente incominciamo a sorvolare la maestosa Ciudad de Mexico. "Ma quanto è grande?" ci domandavamo. Situata a 2240 metri di altezza e con all’incirca 20 milioni di abitanti, Città del Messico è, in effetti, considerata una tra le più grandi città al mondo. Quando atterriamo, la prima sensazione che avvertiamo è quella di un caldo insopportabile, quasi soffocante. Cemento ovunque. Ma da subito ci appare una città comunque seducente, nonostante la sua grandezza e il suo frenetico viavai di auto, pulmann, biciclette e quant’altro. La particolarità, che forse più ci ha impressionati, è il visibilissimo problema dello sprofondamento a cui è soggetta la città. Il motivo di tutto ciò è da riscontrarsi nel terreno paludoso, e di conseguenza instabile, sul quale è stata costruita. Tantissimi anni fa al suo posto c’era un vasto lago. Percorriamo le vie centrali della città e notiamo, infatti, come monumenti, cattedrali e case siano visibilmente inclinati. Che strana sensazione! Sembra che prima o poi qualcosa ti caschi addosso. Ne è un tipico esempio la vecchia basilica di Nuestra Señora de Guadalupe, la Madonna india patrona del Paese, sostituita negli ultimi anni con una nuova e moderna struttura, che ogni giorno riceve la visita di un impressionate numero di pellegrini. Molti di loro raggiungono il sagrato in ginocchio come forma di penitenza. A rendere ancora più piacevole la visita a Città del Messico è la nostra guida Priscilla, detta anche "la revolucionaria", non a caso per la sua grinta e lo sviscerato amore per il suo Paese. Una simpaticissima signora di mezza età, completamente fuori di zucca (in senso buono, ovvio), che in soli tre giorni ci istruisce su tutto quello che è "tassativo" conoscere sulla città e sul Messico in generale, dalla storia alla cucina, dall’arte alle tradizioni popolari, canzoni comprese. Non c’era un momento durante i tragitti in auto in cui non si cantava, e guai a chi non lo faceva. La penitenza era un "assolo" della durata di almeno un paio di minuti!!! Alla fine, per forza di cose, abbiamo imparato i ritornelli di Cielito Lindo, La Cucharacha, ecc. Ci consiglia i monumenti più rappresentativi della storia messicana e i coloratissimi ristoranti, tra i più rinomati, dove chile, tortillas, tacos e l’immancabile cerveza (bevuta direttamente dalla bottiglia) sono all’ordine del giorno. O ancora, i folkloristici locali situati nella zona centrale dello Zocalo o Plaza Garibaldi, dove mariachi e tequila sono all’insegna delle inebrianti serate messicane… ma vi assicuro anche dei pomeriggi!!! In sostanza, ogni momento della giornata è ottimo per bere e festeggiare e, per chi come me, non regge l’alcol, sono dolori! Tipico esempio ne è stata la visita ai giardini galleggianti di Xochimilco. Questo è un luogo molto particolare, dove i messicani possono noleggiare coloratissimi battelli, che addobbati in modo festoso, vengono utilizzati per organizzare festeggiamenti vari, dai matrimoni ai compleanni e alle feste in genere. Non vi dico i litri di Tequila che la gente si scolava come acqua alle tre del pomeriggio!!!! Ero ubriaca al solo pensiero. La nostra visita a Città del Messico prosegue poi con il Palazzo Nacional (sede del Governo) e i murales di Diego Rivera (il famoso pittore messicano), la Ciudad Universitaria, il Parco Chapultepec (Collina delle cavallette) e il Museo Antropologico nel quale sono racchiuse tutte le testimonianze delle antiche civiltà Maya, tra cui l’imponente pietra su cui è scolpito il famosissimo Calendario Maya. Dopo un tour de force (nel vero senso della parola) a Città del Messico, dove scorrazziamo come dei pazzi da una parte all’altra, percorrendo le due arterie principali della città (Paseo della Reforma e Avenida Insurreciones), con Priscilla, che naturalmente non perde attimo per farci chiarezza su ogni minimo particolare, eccoci diretti verso la nostra seconda meta: Teotihuacan. Si tratta di un’area archeologica precolombiana che, con le sue enormi piramidi, del Sole e della Luna, rappresenta la massima espressione della cultura Azteca. Ed è lì che, come una fantozziana scalatrice, sotto il sole cocente del mezzogiorno, cerco in tutti i modi di arrivare in cima almeno ad una delle due piramidi, cercando di stare al passo del mio adorato maritino, che manco a farlo apposta è pure alpinista! La fatica però ne è valsa la pena, dalla cima, infatti, posso godere di un meraviglioso panorama su tutta l’area archeologica. Il giorno successivo ci trasferiamo con un volo interno verso Merida, la capitale della penisola dello Yucatàn. Qui ci fermiamo un paio di giorni. Non c’è moltissimo da vedere, a parte la cattedrale e il palazzo del Governo con i suoi murales. A Merida decidiamo di noleggiare un’auto per raggiungere Playa del Carmen, dove ci fermeremo quattro giorni per un meritato riposo al mare. All’autonoleggio la macchina che va per la maggiore è il maggiolone della WolksVagen, ovviamente cabrio, che i messicani simpaticamente chiamano "ombelico". Ce ne sono tantissimi in giro per le strade, ovunque ti giri e ti volti ne vedi almeno uno. Quasi subito abbandoniamo la strada principale, dove non incontriamo nulla di particolarmente interessante da vedere, e decidiamo di percorrere una strada secondaria, lungo la quale, invece, si sviluppano tanti piccoli villaggi popolari di Indios. Ci sentiamo subito un po’ osservati (evidentemente sono pochi i turisti che abitualmente passano di lì) ma comunque a nostro agio. E’ piacevole fermarsi e scambiare sorrisi con queste persone, del resto non ci è possibile comunicare diversamente, visto che parlano unicamente antichi dialetti Maya, che talvolta anche i messicani stessi faticano a comprendere. Proseguiamo il nostro cammino… non solo l’aria condizionata è per noi un lontano miraggio, ma il caldo torrido deve aver creato anche qualche falso contatto all’antifurto, che incomincia a suonare incessantemente ad ogni nostra sosta, destando il sospetto dei "tamarindos" militanti nella zona circostante (così vengono chiamati i poliziotti, per il colore della loro divisa), che immancabilmente si precipitano verso di noi, con aria minacciosa, chiedendoci che sta succedendo. Il maggiolone però resiste e ci conduce fino alla Ciudad Amarilla (città gialla) dove tutto è rigorosamente giallo: case, monumenti, chiese e tutte le costruzioni in generale. Bellissimo!
Chichén
Itzà Da qui ci spostiamo nella vicina Tulum. Anche questa è una testimonianza della civiltà Maya. Molto suggestiva è la meravigliosa vista che offre la sua posizione affacciata sul mare dei Caraibi, di un azzurro ancora più intenso. Al ritorno ci fermiamo anche a Xel-Ha, un bellissimo parco naturale, dove è possibile ammirare differenti specie di pesci, vegetazione marina e uccelli. Dopo qualche giorno di meritato relax, eccoci di nuovo pimpanti con zaino in spalla e guida alla mano per un altro volo interno, questa volta con destinazione Villa Hermosa nello Stato di Tabasco. Qui visitiamo il Parco Naturale della Venta, dove si possono ammirare i resti della civiltà Olmeca con sculture in pietra o gesso. Il percorso della visita è guidato, e il parco si trasforma in una vera e propria foresta tropicale con centinaia di tipi di vegetazione, e in uno zoo con varie specie di animali, tra cui coccodrilli, scimmie, pappagalli, ecc. L’indomani mattina ci spostiamo per una visita a Palenque. Qui è possibile ammirare i resti di un’altra antica civiltà Maya, scoperta ed esplorata solo in una minima parte. L’immensa parte restante è tuttora coperta da una fittissima foresta tropicale, che deve ancora essere disboscata. Pare che al suo interno tuttora vivano alcune tribù indigene. Da qui ci spostiamo in direzione delle cascate di Agua Azul, un vero e proprio suggestivo spettacolo della natura con alti salti d’acqua, dove è anche possibile fare il bagno. A questo punto continuiamo il nostro viaggio percorrendo circa 250 km di strada in auto attraverso l’estesissima Sierra Madre (uno dei principali polmoni verdi al mondo), immersi in uno scenario dalle mille sfumature di verde, tra foreste e piantagioni di caffè, frutta e mais. Raggiungiamo così San Cristobal de las Casas in Chiapas. Credo di non aver mai visto posto più bello e suggestivo (a parte il vicino Guatemala). Mi sento calata in un’altra dimensione, così diversa da quella a cui sono abituata, qui il tempo sembra essersi fermato e il tutto ha un "non so che "di magico.
Agua Azul
Per
non parlare dei suoi mercati e dei loro mille colori … la mia passione!!!!
Un infinito pullulare di oggetti, chincaglierie e tessuti di ogni tipo,
e di indios dai lunghi capelli color nero corvino e dagli abiti variopinti,
che timidamente mostrano ciò che hanno realizzato con le loro mani.
Camminiamo in mezzo a una distesa di bancarelle coloratissime e incrociamo
sguardi, all’apparenza seri e impenetrabili, ma che al solo abbozzo
di un nostro sorriso, ci ricambiano offrendoci immediatamente una sensazione
di dolcezza e umanità. E’ divertente contrattare con loro
per l’acquisto di oggetti, gli indios sono, tra l’altro, degli
ottimi La nostra vacanza però non finisce qui, anzi continua con una settimana a zonzo per il Guatemala… ma tutti i particolari ve li racconterò la prossima volta!!! Mamma mia, ma quanto ho scritto?!?!?! Spero di non avervi annoiati Ciao Sabrina |