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By
Sergio:
LA
NOSTRA CROCIERA SUL MAR BALTICO
Premessa.
Toc, toc: scusate il disturbo!
Agli amici e ai frequentatori di quest' "Osteria" porto i miei
saluti e la cronaca del mio viaggio, intrapreso nel 2001 visitando "in
crociera" le capitali nordiche poste sul Mar Baltico. Non sono quindi
qui per narrare di giungle o di deserti, ma semplicemente per raccontare
le mie impressioni di una crociera, le cui uniche fatiche sono state quelle
"della tavola" e del salire o scendere gli otto ponti della
nave alla ricerca della nostra cabina. Non avendo poi in dote la fantasia
necessaria per descrivervi personalmente i luoghi visitati, mi sono affidato
in gran parte al racconto dettato a braccio dalla fedele mia consorte
Paola, che devo ringraziare per la collaborazione concessami, dopo aver
vinto però le sue iniziali resistenze.
La
partenza. Alle 11,30 di domenica 9 settembre, il nostro aereo
dell'Alitalia, con direzione Copenhagen, ci attendeva sulla pista della
Malpensa e tutti noi, incoraggiati da una splendida giornata di sole,
vi siamo saliti con in serbo la speranza di intraprendere finalmente nuove
entusiastiche esperienze. Un dubbio pero' ci assaliva, pensando al clima
che avremmo trovato a destinazione ma, per l'occasione, le nostre valigie
erano stracolme di indumenti leggeri e pesanti.
Un'esperienza piacevole e' stato il volo sopra le Alpi, poiche' si sono
distinte nettamente le cime innevate, il lago di Como e le valli circostanti.
Poi la delusione: l'aereo e' entrato in un banco di nuvole e, fino a Copenhagen,
abbiamo volato sopra soffici strati cumuliformi, senza piu' vedere dai
finestrini alcun panorama sottostante. Dopo circa due ore di volo, l'aereoporto
di Copenhagen (Kastrup) ci e' apparso magicamente tra verdi prati lambiti
dal mare e con una pioggerellina di benvenuto. Tale aereoporto si e' rivelato
molto esteso e di recente costruzione. Ha la caratteristica di essere
"silenzioso", poiche' non esistono altoparlanti e ogni notizia
viene data chiaramente tramite schermi luminosi. Per arrivare all'uscita,
che e' piuttosto distante da dove siamo entrati, ci siamo avvalsi dagli
opportuni e preziosi tapis-roulant. Alla fine c'e' stato il consueto riconoscimento
delle proprie valigie, che ha ingenerato un po' di confusione, per il
fatto che alcune di esse si assomigliavano alla perfezione. Come succede
in questi viaggi, ci siamo sentiti come un branco di pecore guidate dal
pastore, ma tutto cio' comporta anche dei vantaggi, poiche' ci permette
di arrivare alle destinazioni con discreta velocita' e con l'ausilio di
guide sempre pronte a offrirci gli indispensabili chiarimenti. Senza quasi
accorgerci, siamo arrivati - nel giro di 25 minuti - alla nave, dopo aver
attraversato velocemente Copenhagen.
Il
nostro gruppo, la nave e la vita di bordo. Il nostro gruppo era
abbastanza numeroso, all'apparenza piuttosto uniforme, ma in realta' si
potevano notare individui o coppie un po' singolari o buffe. Io e mia
moglie, anche per passare il tempo prima dell'imbarco, facemmo a gara
per affibbiare soprannomi buffi ad alcuni di essi, in relazione al loro
aspetto fisico, ma anche durante la crociera, perfezionando la conoscenza
di altre persone, non potemmo fare a meno di incrementare l'elenco dei
nomignoli. La nave da crociera Costa da noi utilizzata, la "Costa
Marina" (la piu' piccola della Compagnia, lunga 174 metri, 380 cabine,
800 passeggeri e 400 di equipaggio) ,
in realta' ci ha un pochino delusi: l'esperienza sulla Melody (l 'ammiraglia
della Compagnia MSC- ex Lauro) che facemmo qualche anno fa - con una crociera
nel Mediterraneo - era stata piu' positiva, sia per l'aspetto estetico,
sia per il livello dell'animazione. Tuttavia le crociere hanno degli aspetti
in comune: grandi abbuffate, feste di gala con tanto di fotografi (continuamente
presenti anche durante le escursioni, che facevano pochi affari a dir
la verita' - ad es. lire 20.000 per una foto 20x25 e lire 14.000 per una
foto 15x21 e lire 25.000 per la foto grande con il Comandante), conoscenze
sommarie di persone con cui si finge un amichevole rapporto, per poi dimenticarselo
alla fine del viaggio. Nel nostro gruppo (di duecento persone) si poteva
notare una gamma enorme di persone con caratteristiche fisiche e comportamentali
ben definibili: una coppia che abbiamo chiamato "i pinguini",
per la loro altezza e il modo di camminare; poi c'erano "il gatto
e la volpe": due donnette apparentemente innocue, ma con l'occhio
attento e vigile nel curiosare intorno; il Capo della nostra spedizione
UILP appariva come un grosso "plantigrade", sempre incavolato
per problemi organizzativi; un altro individuo, seduto al nostro stesso
tavolo, l'abbiamo soprannominato "Mastro Geppetto" per l'aspetto
rubizzo e la faccia squadrata: mia moglie invece mi ha affibbiato, per
non essere da meno, il nome di "Pinocchio", per via della mia
protuberanza nasale. Altri personaggi indimenticabili che si ricordano,
piu' per le loro fattezze che per il oro carattere, sono: "Mister
coda di cavallo", "Maga magò", "Aldo, Giovanni
e Giacomo", "il pugile", "il gobbo di Notre Dame",
"la signora Rottermeier" (la nostra severa e teutonica guida
svedese), "il manichino", "il camaleonte" e lo "sfigato"
(per i guai che gli capitano ad ogni gita cui partecipa). Per chi non
è stato mai in crociera, voglio descrivere alcuni aspetti della
vita di bordo. All'interno della nave ci si muove come in un piccolo paese:
vi sono negozi (dai prezzi esorbitanti) bar e piano-bar e, non meno importante,
il negozietto del fotografo. C'è poi il locale per gli spettacoli
serali: dopo cena, nei due turni stabiliti, si viene intrattenuti da cantanti,
ballerine, prestigiatori e mimi, tutti particolarmente bravi, tanto che
per me, che sono - di fatto - un pantafolaio, quest'atmosfera festosa
si è rivelata una divertente e piacevole esperienza di vita. L'equipaggio
è costituito da un folto numero di persone, perloppiu' di etnia
sudamericana o asiatica (evidentemente per questioni economiche). E' un
vero e proprio esercito che cerca di soddisfare i tuoi desideri (s'intende,
con la prospettiva della mancia finale, praticamente obbligatoria). Ognuno
ha la sua funzione: c'è chi pulisce le stanze e ti piega anche
i pigiami e le camicie da notte in modo sorprendente, c'è il capo
cameriere a cui rivolgersi per ogni tua necessità. Ci sono i camerieri
di sala, che con una velocità sorprendente servono e ritirano i
piatti, anche loro suddivisi in una specie di gerarchia: il maitre, il
capo cameriere e i camerieri, diciamo normali, che versano da bere, fanno
accomodare le signore ecc. Le cabine si dividono in esterne ed interne,
abbastanza confortevoli, con tanto di tv (per trascinarti dietro le disgrazie
del mondo) e di telefono (da non usare, perche' le tariffe sono proibitive,
pari a 7,95 dollari al minuto). Anche l'internet-cafe' sulla nave non
è da meno: 6 dollari per 15 minuti, 20 dollari per un'ora! Ogni
sera, da sotto la porta della cabina, spunta il programma del giorno successivo,
con dettagliato elenco delle località da visitare, i luoghi d'incontro
per lo sbarco e tutto ciò che è previsto a bordo, come attività
di svago create da un buon numero di animatori. Nelle crociere verso le
zone calde si può girare sui ponti, prendere il sole, nuotare in
piscina, ma qui, dato il clima autunnale, quasi nessuno si è esposto
al vento freddo dell'esterno. Esistono altri servizi, come il casino'
(per i conosciuti giochi d'azzardo), l'estetista, la parrucchiera, la
reception per le informazioni e per la spedizione di cartoline, persino
una chiesetta ed un cappellano per la messa della domenica. Nel complesso
la crociera è un piacevole diversivo che convince anche i più
restii a fare questo tipo di viaggio. Logicamente è molto apprezzata
dagli anziani, che non devono camminare e muoversi troppo, ma vi garantisco
che non è del tutto distensiva, considerando il continuo salire
e scendere, il cercare la cabina nel labirinto dei corridoi, il correre
a destra e a sinistra per i vari intrattenimenti. Ci sono anche orari
da rispettare, i turni per mangiare, un fornito self-service. Il momento
più noioso per gli uomini è la serata di gala, dove è
d'obbligo l'abito da sera. Le signore, anche le meno dotate fisicamente,
indossano luccicanti e vistosi vestiti, a volte ridicoli per l'età
e la scarsa prestanza fisica. Ma bisogna prenderla con allegria, quando
nelle cabine inizia il rito della vestizione, quale abito va meglio, le
scarpe, la borsa, il trucco e l'occupazione della toilette, dove avvengono
lunghe e laboriose preparazioni. Ma veniamo al viaggio, lasciando da parte
le critiche benevoli che ci tenevano comunque allegri.
Copenhagen
è collegata con la Svezia da un lungo ponte di 19 Km (di cui 4
in tunnel). Del Mar Baltico abbiamo potuto veder poco, poiché si
viaggiava quasi sempre di notte e la temperatura esterna non permetteva
di uscire sul ponte durante il giorno. Certo non puo' dirsi un mare tranquillo,
è moderatamente mosso perche', a volte, in cabina si camminava
a fatica e si aprivano persino i cassetti dell'armadio.
A
Stoccolma. Giunti a Stoccolma, di prima mattina - nella giornata
di martedi' 11 settembre (il giorno dell'attentato a N.Y.) - dopo una
lunga navigazione durata dalla tarda serata di domenica a tutto il giorno
successivo, siamo stati smistati per gruppo e indirizzati rispettivamente
ai nostri pulmann, dove le guide locali - parlanti italiano - ci hanno
accompagnati nella visita alla città. Qui la giornata si presentava
subito grigia e minacciosa: in questi posti, impermeabile ed ombrello
sono l'abbigliamento indispensabile! La città è costruita
su 14 isole, collegate tra loro da non meno di 40 ponti, ed è ricca
di verde. E' prevalentemente moderna, le vie sono spaziose e il traffico
moderato. Naturalmente di arte non c'è molto. Le chiese sono poi
molto spoglie, essendo la religione protestante. Ne abbiamo visitato una
e mi ha colpito il fatto che al suo interno ci fosse la "toilette".
A volte il paesaggio lungo i corsi d'acqua ci appariva come quello di
Amsterdam, dalle casette variopinte e le case-barca, ferme lungo i canali,
che sono vere case di abitazione (con tanto di fiori interrati nei vasi),
considerati gli elevati affitti degli appartamenti. Come in tutti i paesi
nordici, le finestre non hanno tapparelle, perché il sole possa
entrarvi fino all'ultimo raggio di luce: infatti le estati sono piuttosto
brevi e, per buona parte dell'anno, il sole si limita a poche ore giornaliere.
Molto interessante è il museo Wasa, dove è custodito il
grande veliero del 1600 che affondò dopo qualche migliaia di metri
dal varo, per il peso esagerato dei cannoni che trasportava. Le sue dimensioni
sono veramente enormi ed è impressionante osservarlo sia dal basso
che dall'alto e ammirarne l'opera di restauro (avvenuta dopo il ripescaggio
degli anni '60, allorchè e' stato ritrovato, ancora in buone condizioni,
a causa della limitata salinità del Mar Baltico). Con pazienza
certosina, tutti i vari pezzi sono stati assemblati, comprese alcune statue
che lo decoravano. Certamente vedendolo, si pensa ai pirati e ai grandi
tesori che le navi trasportavano il quel periodo. Finita la visita, si
riprende il viaggio. Sulla nave le solite abbuffate, lo spettacolo serale
abbastanza carino, mentre i piu' resistenti attendevano la mezzanotte,
per un'ulteriore pappata (tra questi si faceva notare, per la pantagruelica
fame, un tizio la cui circonferenza era quasi pari all'altezza, da noi
chiamato "Ercolino sempre in piedi").
Ad
Helsinki. Al mattino successivo la nave è entrata nel
porto di Helsinki. Abbiamo potuto notare un certo numero di isolotti,
dalla vegetazione spoglia, poi alcuni fari a guardia del porto. Al primo
apparire la capitale della Finlandia ci è sembrata grigia, come
il tempo che ci attendeva: l'autunno incipiente però era invitante,
in attesa del lungo inverno. Molti parchi si intravvedono qua e la in
mezzo al grigio delle case, persino i due limitrofi cimiteri - quello
protestante e quello ortodosso - avevano le sembianze di un grande parco.
Se si cerca qualcosa di storico, qui non si trova. Tutto sembra recente,
come se non esistesse la storia. Unico personaggio celebre, citato continuamente
dalle guide, è Sibelius, musicista vissuto a cavallo tra il 1800
e il 1900, a cui è stato dedicato un curioso monumento formato
da molte canne d'organo in acciaio - del peso di 24 tonnellate - realizzato
da una famosa scultrice locale che vive per buona parte dell'anno in Italia
(nel Senese). Un'altra, per così dire attrattiva è la Chiesa
di Temppeliaukio, scavata nella roccia di granito, a forma di tumulo,
dalla perfetta acustica e con cupola in rame, per mantenere un buon rendimento
termico. Un'altra imponente costruzione è la chiesa protestante
che sorge al centro della città, esternamente ornata da una grande
scalinata ma spoglia all'interno. Il nostro gruppo si è fermato
qui per permetterci una rapida visita libera della città, che comunque
un po' ci ha deluso. Una curiosità, come ci ha spiegato la guida,
è la sauna, che i finlandesi hanno nelle seconde case, immerse
nei fitti boschi circostanti. Si tratta di una casetta in legno, riscaldata
a legna e dove la temperatura raggiunge gradi elevatissimi. Ancora più
efficace è questo tipo di cura se accompagnata da frustate di rami
di betulla sul corpo, per attivare la circolazione: naturalmente queste
energiche frustate vengono applicate non da belle ragazze, come si è
tentati a credere, ma da qualche energumena e vigorosa donna dai muscoli
d'acciaio. Dopo tutto questo (che tra l'altro è praticato sin da
bambini) si esce allo scoperto, tuffandosi nelle acque gelide o nella
neve, per poi ritornare a bollire nella sauna. Quelli che l'hanno provata,
la considerano un vero toccasana!
A
S. Pietroburgo. Riprendiamo il viaggio, lasciandoci alle spalle
il grigiore finlandese, diretti a S. Pietroburgo, dopo essere stati informati
che la città, nonostante la sua fama, si presenta sporca e il turista
è fatto oggetto di furti e di ruberie varie. Qui si alza un coro
italiano "…proprio come in Italia! ". Scesi dalla nave,
ci accoglieva un orchestrina che, per pur di realizzare pochi soldi, ci
ha suonato l'inno italiano, la "marcia trionfale dell'Aida"
e l'immancabile "O sole mio", facendoci sentire lo spirito patriottico
che è ben nascosto nell'animo di noi italiani. Il primo approccio
con la città russa non è dei migliori: per arrivare nel
centro ci tocca passare attraverso una periferia fatiscente, con casermoni
forse costruiti in pieno clima comunista, mentre il traffico, abbastanza
sostenuto, ci mostrava un campionario di auto vecchie e malandate degli
anni '50 e '60. Poi, verso il centro e lungo le sponde della Neva, si
mostrava la vera anima della città, con palazzi settecenteschi,
residenze di nobili, a dimostrazione dello splendore del periodo in cui
regnarono Pietro il Grande e Caterina II. Benchè
molti edifici fossero da restaurare, si poteva intuire la grandiosità
del periodo in cui S. Pietroburgo era la capitale della Russia. A questi
due zar si devono le opere più grandiose, volendo entrambi emulare
gli splendori dell'Europa Occidentale, in particolare quelli della corte
del Re Sole. Grandi mecenati d'artisti, i due sovrani facevano a gara
per accaparrarsi opere d'arte, sculture e quadri di mezza Europa, introducendo
a corte architetti di grande fama che abbellissero le loro corti di marmi,
statue, stucchi e tutto ciò che dimostrava la loro regalità.
Tuttavia la città presenta anche un altro volto: dopo guerre, rivoluzioni
e continui cambiamenti sociali ed economici, la povertà è
abbastanza visibile. Uomini e donne di tutte le età si avvicinano
ai turisti cercando di vendere qualche oggetto del loro artigianato, come
matrioske, scatole di lacca, bambole, colbacchi, manufatti di lana, vecchie
monete e francobolli, ben sapendo che noi turisti, come tanti bambini,
amiamo portarci a casa un ricordo, anche se di poco valore. Grandiosa
ci è apparsa la piazza dell'Hermitage, con l'enorme Palazzo d'Inverno,
reggia degli zar ed uno dei più grandi musei del mondo (si è
calcolato che occorrono circa otto anni per visionare i quasi 3 milioni
di capolavori ospitati, per almeno due minuti ciascuno). Il nostro gruppo,
purtroppo, dovette rinunciare ad entrare nel museo principalmente per
questioni di tempo, avendo optato per visitare il Palazzo d'Estate di
Petrodvorets, a 30 km da S. Pietroburgo. Prima di questa escursione però
siamo stati accompagnati a visitare la celebre Cattedrale ortodossa di
S. Isacco (alta 101 metri e cinta da colonne di granito rosso, del peso
di 119 tonnellata ciascuna). Il suo interno è un vero splendore
d'oro, icone preziose, colonne di malachite e di lapislazzulo, mosaici
talmente perfetti da sembrare veri dipinti: c'era veramente da stupirsi
per una tale ricchezza, benchè noi cattolici siamo già abituati
alla ricchezze delle nostre chiese. L'ora del pranzo è stata veramente
piacevole: ci aspettava un lussuoso ristorante sito nella piazza antistante
la Cattedrale, con tanto di camerieri vestiti da cosacchi e con tavole
imbandite lussuosamente con posate e piatti decorati riccamente, mentre
un simpatico gruppo musicale ci allietava con canti tradizionali. Il cibo,
tuttavia, non è stato proprio all'altezza delle aspettative, pur
apprezzando il delicato salmone e il bicchierino di vodka finale. Altri
monumenti ammirati all'esterno sono stati: La Chiesa S.Salvatore sul sangue
versato (ove è stato ucciso lo zar Alessandro II), chiusa al culto
e dei primi del '900; la Cattedrale barocca di S. Nicola; il Monastero
Smolny (dal nome indicante i magazzini di pece dell'area su cui era sorto,
poi adibito all'istruzione delle nobili damigelle); il teatro Kirov dai
duplici colori bianco e verde pisello. Lungo la Neva si potevano incontrare
pittoreschi mercatini, i cui venditori, esprimendosi anche in italiano,
accettavano qualsiasi tipo di valuta, facendo dei buoni sconti su oggetti
di buon gusto (mia moglie ha acquistato due scatolette di lacca sui cui
coperchi erano rappresentate fiabe russe con colori vivaci). Un centinaio
di ponti uniscono la città costruita su 42 isole e quelli levatoi,
tra le 2 e le 4 di mattina, si alzano per permettere la navigazione. La
metropolitana è profondissima, a oltre 120 metri e molto bella
(a detta della guida locale): ha quattro linee e 80 stazioni. Degna di
ammirazione è la Prospettiva Nevsky, la strada più conosciuta
dell'intera Russia, lunga 4 km e larga dai 25 ai 60 metri, contornata
da imponenti palazzi.
A
Petrodvorets. Nel pomeriggio quindi siamo andati a Petrodvorets,
per visitare la reggia estiva di Pietro il Grande, realizzata per emulare
quella di Versailles, con una mescolanza di barocco e di neoclassicismo.
All'ingresso ci hanno fatto calzare, sopra le scarpe, delle pantofole
leggere di panno, per non rovinare la pregiata pavimentazione in legno
intarsiato (di 18 tipi diversi, ideata dal famoso architetto Rastrelli),
ricostruita interamente dopo il bombardamento della seconda guerra mondiale.
Ogni stanza appariva uno splendore: si alternavano magnifici mobili intarsiati,
stucchi dorati, tappezzerie di pregiata fattura, stufe in maiolica elegantemente
decorate, orologi e soprammobili di grande valore e delle originali stanzette,
con mobili e tappezzerie cinesi (da visitare velocemente per non rovinarle
con il nostro "vapor acqueo"). A volte il tutto sembrava persino
esagerato, a causa delle fitte decorazioni in oro che ornavano pareti
e soffitti e il nostro pensiero andava alla massa di poveri, ai servi
della gleba che non potevano godere di tale lusso. Alcune finestre davano
sul vasto giardino, arricchito da fontane (alimentate con acqua - in modo
del tutto naturale - dalle colline, secondo il principio fisico dei vasi
comunicanti) in funzione da maggio a settembre tra le ore 8 e le 17, statue,
laghetti seminascosti nel verde che circondavano il palazzo. Una marea
di gente scattava fotografie e si soffermava sulle bancherelle dei soliti
venditori di souvenir, all'esterno del palazzo. Il nostro gruppo, come
al solito, doveva raggiungere velocemente i pulman perché gli orari
erano rigorosamente fissati e così di nuovo via, verso il porto
e a superare le solite pratiche d'imbarco, con l'arrivederci musicale
della stessa banda del mattino.
A
Tallin. La tappa successiva ci avrebbe portato in Estonia e precisamente
nella sua capitale Tallin, dopo una notte di navigazione. Qui giunti,
nella mattinata di venerdi 14 settembre, nonostante il grigiore e il freddo
della giornata, ci attendeva una piacevole sorpresa: non più una
città moderna e nordica, ma finalmente un borgo medioevale, con
tanto di mura e torri (ne restano 26 delle 50 che ve n'erano nel passato):
Tallin, città di 400.000 abitanti, è divisa in due parti:
quella alta, che ha conservato l'aspetto caratteristico del suo periodo
più antico e la parte bassa, più moderna, con banche e alberghi.
Qui c'è parso che il livello di vita fosse migliore che in Russia:
a quanto ci hanno detto, i suoi abitanti sono laboriosi, precisi, ordinati
e, grazie all'aiuto dei tedeschi e dei turisti finlandesi, stanno migliorando
decisamente la loro condizione economica e sociale. Nella
parte alta si susseguivano pittoresche stradine dalla caratteristica forma,
piazzette con qualche negozio di artigianato, due chiese: una ortodossa,
come sempre ricca di preziosi ornamenti d'oro e una protestante, spoglia
e severa, ma arricchita da grandi stemmi in legno di antiche famiglie
nobiliari. Come al solito la nostra visita ci portava al negozietto di
souvenir, in cui si vendevano oggetti di ogni tipo, ma soprattutto l'ambra,
che qui pare essere molto diffusa e a prezzi inferiori che in Italia.
Usciti di qua ci siamo soffermati su una balconata per fotografare la
città vista dall'alto, e nell'ammirarla, per quei suoi tetti aguzzi
e per le case colorate, ci è sembrato di ritrovarci in quell'ambiente
fiabesco narrato dai Fratelli Grimm e da Robert Browning rispettivamente
nei "bandisti di Brema" e nel "pifferaio di Hamelin".
Il cuore della città antica è una caratteristica piazza
ove sorgono il Municipio gotico e altri edifici interessanti e da cui
si diramano e confluiscono vicoli e strade piacevoli. Lungo tali vie sorgono
negozietti che, oltre agli oggetti d'ambra, vendono altri prodotti quali
oggetti in vetro e soprattutto maglioni di robusta lana, dai disegni particolarmente
pregevoli. In mezzo al brulicare di gente, abbiamo notato ragazze veramente
belle, bionde, alte e slanciate, dai lineamenti particolarmente fini (delle
vere top-model, ….. fatevi sotto, voi che potete!). Peccato che
un vento gelido abbia in parte rovinato la visita della città,
ma comunque - nel complesso - Tallin si è rivelata una località
assai gradevole, meritevole di attenzione più di altre città
nordiche. Sulla via del ritorno, verso Copenhagen (un tragitto abbastanza
lungo di navigazione, tale da doversi annoiare), ci siamo vicendevolmente
scambiati le nostre impressioni su quanto avevamo visto, pregustando la
gioia del ritorno a casa, dove avremmo potuto raccontare quel che avevamo
vissuto, mostrare le foto e gli oggetti ricordo, esagerando magari nella
descrizione degli aspetti caratteristici dei luoghi visitati.
A
Copenhagen. Ma un'ultima fatica ci attendeva: la visita - nella
mattinata di domenica - di Copenhagen, della durata di soli tre ore (poi
ridottesi a meno di due, per i ritardi delle operazioni di sbarco), prima
del ritorno a casa, previsto nel primo pomeriggio. Questa città
ci è apparsa molto gradevole, con i suoi parchi, la grande piazza
che accoglie i quattro edifici reali, le sue fontane zampillanti, i caffè
e i bistrot lungo i canali, il traffico limitato di auto (dato che i danesi
preferiscono le biciclette, per evitare le tasse e i costi eccessivi delle
stesse auto). Anche
questa città rievoca immagini fiabesche, grazie al suo personaggio
più famoso: Hans Christian Andersen - scrittore dell '800 - ricordato
da numerose targhe commemorative e da monumenti. E proprio un ricordo
della fiaba, la Sirenetta, che un'escursione obbligatoria ci porta a vedere
l'omonima statua, posta lungo una scogliera e con lo sguardo rivolto al
mare, quasi a volersi tuffare tra le onde. Questa è una suggestione
ispirata dalla fiaba, ma nella realtà la statua è abbastanza
deludente, piccola e di color verdognolo. L'escursione si è conclusa
con la visita alla famosa Royal Copenhagen: la fabbrica delle tipiche
ceramiche danesi, celebri in tutto il mondo, i cui prezzi molto elevati
hanno scoraggiato quasi tutti all'acquisto, anche dei pezzi di seconda
scelta che avevano uno sconto del 30%.
Qui
si è conclusa la crociera nei paesi baltici che, pur nella loro
gradevolezza, ci ha fatto desiderare di rivedere al più presto
l'azzurro cielo dell'Italia e il tepore del suo sole!
Ciao a tutti, Sergio.
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