Da
Euston arriviamo a Warrington Bank Quay e dopo circa mezz’ora
in cui ci concediamo (alle 10 di mattina) il nostro primo pranzo
inglese (cheeseburger tipo Mac, con carne derivata da mucca pazza,
scaldato nel micro onde) partiamo alla volta di Holyhead, dove salperemo
alla volta di Dublin by ship. La cosa più bella è
il treno che ci porterà in questo senso: un vaporetto Polti
ri-modernizzato e trasformato in locomotore con poche probabilità
di arrivare…. Infatti dopo mille peripezie e varie soste per
surriscaldamento del locomotore, giungiamo a destinazione..... riuscendo
a prendere l’ultimo traghetto del pomeriggio. Devo ancora
capire come siamo riusciti a fare il check-in senza biglietti, ma
solo con un numero scritto su un volantino pubblicitario: chiedetelo
a PD! (…lascia stare…ho dovuto venderlo… il tuo,
però!!!) Probabilmente la nostra maglietta molto simile a
quella di un gruppo di scout ci ha aiutato a tal punto che i nostri
bagagli non sono passati neanche sotto il metal detector. Finalmente
a bordo, il viaggio è comodo, ci sediamo ABUSIVAMENTE in
first class con aria condizionata (respingendo un child che voleva
i posti…sempre secondo la 1° legge del Sandro) e giungiamo
a DUBLIN, l’ambita meta.
DUBLIN L’AMBITA META Arrivati
in ritardo a Dublin, perdiamo il nostro contatto, fuggito alle isole
Aran; probabilmente per non vederci…, ma Elena non riuscirà
a liberarsi di noi così facilmente! (Naturalmente sto scherzando).
Nulla è perduto, i depliant dell’ufficio turistico
irlandese recuperati al BIT serviranno pure a qualcosa! Così,
stravolti dalla nottata insonne unita alla giornata devastante di
viaggio, impieghiamo circa un ora per capire quale bus può
portarci a RUSH, sede del campeggio che abbiamo scelto! Decidiamo
di telefonare al campeggio per chiedere la disponibilità
per la sera e fortunatamente l’addetto ci spiega anche quale
bus dobbiamo prendere per arrivare fino al camping! E’ incredibile
sono riuscito a parlare al telefono con un irlandese! (madonna…
e chi sei… lo RE?!) Allora il corso di inglese serve a qualcosa!!!
, VIVA LA FIGA!!! , ah no… ehm… VIVA “ TELL ME
MORE”! La corsa (siamo andati a piedi o in autobus?!) per
arrivare a Rush dura circa 45 minuti e durante il tragitto conosciamo
ANTONINO e CAPSULA, due inter-railers che, come noi, campeggiano
nel mitico “North Beach camping” ma che, a differenza
di noi, (scopriremo poi) hanno l’abitudine di lavarsi ben
poco. Montiamo la tenda sotto una pioggia fine ma battente e la
Bertoni Raid 3 dimostra la sua potenza tenendo benissimo la pioggia
torrenziale notturna. Il mattino seguente ci svegliamo sotto un
sole che “picchia”: in Irlanda il tempo cambia nel giro
di poche ore, come nei paesi tropicali! Ci dedichiamo subito alla
cucina; qui scopriamo che i cibi pronti non sono così schifosi
e nelle situazioni più disparate sono la soluzione migliore!
(che fortuna… li mangerò anche a casa..) Barattiamo
con i nostri nuovi amici tony e capsula il nostro succulento piatto
caldo con del prosciutto (parola grossa chiamarlo così: ham,
e lo mangi in un boccone!) e pane, ed il piatto della giornata è
fatto! Fornellino + moka + lavazza oro: la giusta ricetta per gustare
il caffè italiano. Sembra quasi che stia facendo pubblicità...(io
non mi sento né nei panni di Laurenti né di quelli
di Bonolis, fai tu..)... E’ incredibile come dopo solo due
giorni manchi questo piacere:il rumore della moka che allieta le
nostre ‘recchie è una sensazione piacevolissima. 1°
MORALE del TEK: "Molte volte non ci rendiamo conto come
piccole cose possono cambiare la giornata, siamo troppo abituati
alle nostre comodità ed al benessere che non apprezziamo
le cose più semplici." Dopo il primo pasto decente
decidiamo di lavare i panni visto che il sacco nero della roba sporca
inizia ad aumentare e la bella giornata ci aiuterà ad asciugare
il bucato. Il consiglio della mamma di portare del detersivo in
polvere è azzeccatissimo! Ci serve dappertutto, anche per
lavare i piatti. Andiamo poi in spiaggia, visto e considerato che
è attaccata al campeggio. Io e PD pensiamo subito al Business
a cui porterebbe quella immensa distesa di sabbia fine lasciata
a se stessa. Chilometri di spiagge senza ne un bagno, ne un hotel
e ne un ristorante! Non comprendiamo come nessuno ci abbia mai pensato...(forse
il freddo che c’è di solito?)..Poi guardiamo meglio:
le scogliere sul mare, la gente rilassata distesa sulla sabbia di
quella spiaggia che è di tutti, i cani che scorrazzano di
qui e di là accanto al padrone e quell’isolotto dove
la gente pesca granchi e lumache! 2° MORALE del TEK: "Queste
persone stanno veramente bene e forse è giusto che tutto
rimanga così." Dopo un paio di ore di contemplazione
ci rendiamo conto di non essere dei pensionati e che è giunta
l’ora di attivarci ed andare verso la grande città:
un bel giro per conoscere i monumenti, le RAGAZZE e farci una bella
PINTA DI GUINNESS! Che siamo venuti a fare se no? Essendo legati
(e terribilmente affezionati…) ai mezzi pubblici, il ritorno
deve avvenire assolutamente prima delle 11, altrimenti ci tocca
pernottare nei sobborghi di Dublino, cosa sconsigliata da molti,
visto l’alto tasso di delinquenza. Trascorriamo una bella
serata in TEMPLE BAR, centro nevralgico di Dublino, in uno di quei
pub tipici dove scorre a fiumi la birra, accompagnata dalle inebrianti
note della musica irlandese. Ordiniamo anche noi una pinta della
nera e la sorseggiamo in questa atmosfera: tutto questo non mi sembra
vero, è così bello scoprire la tradizione e la cultura
di questo popolo. (Ma che? La birra non è mica come le conchiglie
dove senti il rumore del mare!! Contiene alcool e contribuisce a
sparare caz..te, questo sì!!)
ALLA
VOLTA DI CORK Il Fato ci porta alla volta di Cork, la città
tanto elogiata dalla ex english teacher di Milio, ma non appena
arriviamo, ci aspetta una brutta sorpresa! Il campeggio in cui dovremo
pernottare dista ben 2.5 km in salita dalla vicina cittadina di
Blarney. Per arrivarci prendiamo il bus, tariffa ridotta studenti
(50 % in meno):big price, schif ourselves…paghiamo meno dei
bambini! Zaino in spalla e dopo circa mezz’ ora di cammino
arriviamo al campeggio... una fatica della Ciccone! Arriviamo a
destinazione stremati, ma è valsa la pena fare tanta strada:
siamo in mezzo ai campi da golf e il prato dove dobbiamo mettere
la tenda non è da meno di un green, FANTASTICO... un campeggio
da favola! Un momento… ci sono degli italiani, una coppia
di Vicenza, e domani, ancora loro non lo sanno, (ma neanche noi
lo sappiamo ora) ci porteranno con la loro macchina a visitare il
paese! La strada è troppo lunga da fare a piedi e loro possiedono
un bel e comodo monovolume... è da stupidi non approfittarne!!!!
Il mattino seguente ci svegliamo presto e avvistiamo i nostri amici
magnagatt pronti al partire: li facciamo attendere una decina di
minuti (tempo per il check-in del campeggio per il 2° giorno
di permanenza) e sgomberare il monovolume da seggiole inutili, in
modo che anche noi possiamo salire a bordo e visitare con loro il
castello (perché no? Gratis, comodo, caratteristico…).
Scopriamo che il magnagatt maschio è un pozzo di sapienza
e un artista del fai date del campeggio: è provvisto pure
di griglia e canna da pesca!
Da
ricordare il bacio alla pietra dell’eloquenza, presso di castello
di Blarney, uno dei più belli e intatti d’Irlanda!
Dopo la visita al castello, riprendiamo la nostra strada solitaria
alla volta della città, mentre il vicentino viaggia alla
scoperta dei luoghi circostanti ed alla pesca di sgombri. Con la
consueta faccia tosta riusciamo ad ottenere un paio di pesci ed
a farceli cucinare alla brace! Noi li mangiamo molto volentieri
anche se la cena l’abbiamo già fatta! La stessa sera,
durante la cena, rischio un’ ustione di primo grado grazie
al PD nazionale che, preso da un paio di secondi di morbo di Parkinson,
mi rovescia la pasta addosso a fine cottura: ci tocca fare tutto
da capo e, nonostante tutto, rimango illeso all’accaduto.
Grande abbuffata, erano giorni che non mangiavamo così! (
Non siamo profughi….). Nonostante sia già tardi, ci
tocca assolutamente tracciare il tragitto per l’indomani,
anche perché fino ad ora ci è andata fin troppo bene:
sotto i ponti non abbiamo ancora dormito. Ci mettiamo in SALA TV
muniti di TIME TABLE e libro dei camp site irlandesi, ma, appena
ci sediamo per organizzarci, compare il simpatico olandese che ci
saluta ogni volta che passa ( sto rompi coglioni) e che conosce
13 lingue compreso l’italiano. Pensiamo sia un culandra e
lo penserò nei rimanenti giorni a venire… L’uomo,
invece, è desideroso di parlare con noi italiani per apprendere
qualche nuovo vocabolo! ; così si ferma in salotto con noi
e ci introduce in discorsi da labirintite per un paio d’ore
con temi dalla cultura generale, alla politica, alla storia della
comunità europea,… Finalmente s’è levato
dai piedi! possiamo decidere il percorso: attraverseremo l’IRLANDA
ALLA VOLTA DI Galway e vi soggiorneremo per un paio di giorni.
VERSO
LE COZZE DI GALWAY Il titolo ha sempre un significato,
dovete sapere infatti che questo è nato grazie ai consigli
del Grande fratello ( David, my old brother ); PD, invece, è
figlio unico.(i suoi nel vederlo quando è nato han pensato
bene di non farne più.....) Comunque prima di partire mi
disse :” quando vai a Galway non devi perderti assolutamente
le cozze dell’atlantico, accompagnate da una buona pinta di
guinness” , cosa che ho fatto solo in parte in quanto le cozze
non mi piacciono e non le ho mangiate, mentre di guinness ne ho
bevuta parecchia! Tutto questo per spiegarvi il titolo molto ambiguo,
SONO UNA MENTE MALATA, ma del resto mio nonna mi dice sempre che
sono pazzo e poi il mondo è bello perché è
vario!!! (sì, ma certi elementi hanno posti ben definiti
dove andare, vedi mombello!!)
BASTA
COSI’ vi sto annoiando con le baggianate, scommetto che siete
ansiosi di sapere dove siamo finiti....( immagino chissà
quanto). La mattina seguente teniamo d’occhio ancora il vicentino,
unica nostra salvezza: le condizioni del tempo sono peggiorate e
dobbiamo percorrere circa 3 km. a piedi… (foto) ma constatiamo
di aver terminato le riserve di fortuna nel momento lo vediamo partire
senza pietà alcuna; ciononostante noi ringraziamo fantozzianamente:
“come è umano lei!” (e rivolto a lei: Bagascia!)
nonostante sperassimo in un passaggio. Che fare? (e te lo chiedi
pure!) Zaino in spalla, due massaggi agli adduttori e via!, in direzione
Blarney! La fatica ci porta a pensare che non tutto sia perduto,
che ci resti l’ultima carta da giocare: “l’AUTOSTOP“;
all’andata questa sofisticata tecnica non ha funzionato, ma
lo zaino è troppo pesante e deve funzionare!!! Senza perdersi
d’animo, tiro fuori il dito ( pollice si intende, con il medio
rischio solo di prenderle), ma NIENTE!! , passano 1, 2, 3, 4, 5
macchine...una vespa guidata da una mosca, un’ape guidata
da un calabrone, un’astronave....(si cominciano a vedere i
sorci verdi per la fatica…) e finalmente un furgone si ferma!
NON CI POSSO CREDERE, MI....NCHIA allora funziona! E’ un artigiano
del legno , quello che noi in brianza chiamiamo “LEGNAME’”
, il quale molto cortesemente ci porta fino in paese. Appena scesi,
Milio sta attento che il nostro accompagnatore non parta con i nostri
bagagli, tenendo aperta la porta anteriore, visto e considerato
che non saremmo rimasti che con le mutande indosso!! (per fortuna
erano pure pulite, oops.. almeno le mie!!) Tutto va bene, rimaniamo
basiti: ogni tanto un po’ di fortuna non guasta! (infatti
le gambe, risparmiate dalla fatica, hanno fatto baldoria tutta notte!!).
Arrivati in centro a Blarney prendiamo il bus per Cork dove ci aspetta
il treno per Dublino, CENTRO NEVRALGICO PER TUTTI I NOSTRI TRENI!!!
La nostra metà dovrebbe essere Galway, ma in Irlanda funziona
così!! E’ un po’ come quando non esistevano le
gallerie: era necessario scavalcare le montagne. Durante il tragitto
divengo l’assoluto protagonista di un epico episodio che rimarrà
negli annali della storia delle “straordinarie cazzate”
dette in situazioni più disparate; dovete sapere, infatti,
che sulla linea britannica e irlandese, fra le carrozze passa (più
che altro urta, mettendo in pericolo la vita dei passeggeri…)
un omino con un carrello (con aculei di ferro arrugginito e lame
rotanti…) provvisto di bibite e cibarie, ricche di grassi,
zuccheri e colesterolo atti ad aumentare l’obesità
della popolazione già messa male in quanto a peso. Tanto
di cappello introduttivo per spiegare che la sorte ci ha affidato
a tale “OMINO” ( obeso pure lui) per soddisfare il nostro
palato e tacere le bestemmie stomacali; noi, affamati dopo un giorno
di digiuno forzato dall’ holiday budget, decidiamo di fermarlo.
Premetto che in questa conversazione IO sono Luciano e O è
l’ omino o l’ obeso o come “caspita” volete
(oppure: vogliate cortesemente) chiamarlo: IO: Excuse me O: Yeah,
what do you want? mi soffermo guardo i panini, confabulo con PD
e decidiamo di prendere quello con pollo così sicuro del
mio inglese esclamo: IO: Can I have two kitchen sandwiches, please?
O: What? IO: Can I have two kitchen sandwiches, please? O: Which
of these? Sto irlandese oltre che chiatto è pure stordito…
indico il panino desiderato e mi rendo conto di essere sommerso
da una secchiata di vergogna: gli ho chiesto un PANINO CUCINA al
posto di un panino con pollo (chicken sandwich)!!! IO: This….
O: Aaahhhhh!!!, oh yeah, chicken and stuffage! it’s 3,20 please!
E bello scoprire che dopo un anno di studio della lingua inglese
faccio ancora ste figuracce, almeno si ride un po’ (così
ammazzi la gente con le risate, perché già ride vedendoci…).
Arrivati a Dublino neanche il tempo di cambiare l’acqua al
merlo (foto) che ci tocca prendere il treno per Galway, dove diventeremo
pescatori! Il viaggio è regolare, treno in perfetto orario,
altro che Ferrovie dello Stato!! Galway ci appare una splendida
cittadina, a ovest dell’ Irlanda affacciata sull’Atlantico
...ma le cozze dove sono? Proviamo all’ufficio turistico dove,
invece, raccogliamo utili informazioni sulle prossime escursioni,
e da cui telefoniamo al nostro campeggio sulla costa che ci dà
disponibilità per la nostra Bertoni Raid III. The new campsite
dista circa 15 minuti dal centro della città, not too much,
visto e considerato che sui mezzi pubblici ci passiamo fin troppo
tempo! Il campeggio è governato da una superdatata signora
che sembra già con un piede nella fossa (quasi tutte le domeniche
vicino al Tato a San siro…), ma che in realtà si rivela
alquanto astuta e attaccata al denaro..... è il campeggio
più caro trovato fin ora, 8 euro a testa per notte con la
doccia pure a pagamento!! Il servizio lascia alquanto a desiderare
anche se i bagni sono puliti e ordinati. Conosciamo Alba, una ragazza
spagnola in panne nel montaggio della tenda; è venuta (non
con me) in Irlanda (e con chi, allora?) per due mesi per cercare
lavoro e imparare l’inglese. Parliamo (solamente) tutta la
sera e impariamo qualche parola in Galiziano, dialetto della provincia
spagnola da cui pro-viene (sempre non con me). Molto simpatica e
socievole, andiamo a letto (sempre senza di lei…) e il giorno
seguente ci accompagnerà a Galway: lei alla ricerca di un
lavoro, noi alla scoperta delle famose scogliere di Moher.
Ci
alziamo di buon ora e raggiungiamo la city tramite bus; ci salutiamo,
rimanendo d’accordo con Alba di trovarci nel pomeriggio, verso
le 16.00! Solo un piccolo particolare abbiamo trascurato: sono le
11, la partenza sarà alle 12 e ci aspetterà un viaggio
in bus di almeno 2 ore per le scogliere… come “stracavolingia”
faremo a mantenere la nostra promessa appena sancita?? Come faremo
ad avvisarla visto che non le abbiamo chiesto il numero telefonico
(che due bigul…) Vabbè, che importa!! Inventeremo una
scusa quando la ritroveremo in campeggio!! Un leggero languorino
(e dove cavolo è la limousine con i Mon Cherì?) ci
suggerisce di rifocillarci facendo attenzione a non lasciarci l’intero
portafoglio, così ci infiliamo in un centro commerciale super-interrato
e imboscato, in cui troviamo il Dunness Store (questa è pubblicità
occulta ) per l’acquisto di alimenti e i divini Penneys. Penneys
per noi significa tanto, tantissimo, quasi l’infinito: abbiamo
bisogno coperte e maglioni per combattere il gelo implacabile delle
notti atlantiche e qui …il Paradiso!!!! Il paradiso…il
potere di comprare soffici e caldi indumenti a prezzi da far ridere,
il negozio di abbigliamento più economico sulla faccia dell’Europa
: il Penneys (altra pubblicità occulta) In Italia il nostro
limitato budget avrebbe comprato poco nulla; non appena entri in
un Penneys market il budget di moltiplica, duplica, triplica, sestupla,
multipla… Gli abiti oltre che costare poco sono di buona qualità
e consiglio a tutti voi di annoverare i Penneys tra i posti da visitare
in Irlanda!!! Ne vale veramente la pena!!! Questo negozio rimarrà
impresso oltre per i suoi prezzi molto accessibili anche per un'altra
delle mie “figur de MERDA”.... La lotta contro il freddo
mi spinge a cercare dei calzini di lana, così, sprezzante
del pericolo, (data la scarsa conoscenza della lingua inglese) chiedo
alla commessa: “Excuse me , do you have wood socks? “Lei,
obesa come le sue connazionali, (ce ne fosse una con le curve e
i dossi al posto giusto!) budriona, mi guarda con fare sospetto,
come se la stessi prendendo per il culo, e non mi risponde!!! Una
cliente al mio fianco, una distinta e ben educata massaia, capisce
la situazione ed i miei desideri e pronuncia “wool socks“!
Panini cucina, calzini di legno, “ma come vivono questi italiani?”,
avranno pensato gli irlandesi… Beh!, morale della favola,
ciliegina sulla torta, beffa finale: non li vendono!!! Un atra figuraccia
per niente!!! Appena usciti ci mangiamo 4 ali di pollo al volo (è
incredibile come certe battute vengano così spontanee....che
umorista!!!) e saliamo sul pullman pagato con tariffa studenti.
Il viaggio percorre i più spettacolari paesaggi rurali del
connemara, passiamo dal tanto nominato paesello di Doolin: una tappa
fissa per gli amanti del bello.... la sua particolare struttura
farebbe innamorare chiunque, da visitare! Raggiunto l’ingresso
alle scogliere di Moher, rendiamo materiale la vera motivazione
di cotanto viaggio-sbattimento: Lui....proprio lui… il mitico
“coppolino“ da pastore irlandese, attirati dalla modica
cifra lo acquistiamo subito! Bardati di cappello possiamo affrontare
la salita che ci porterà a picco sul mare (speriamo Milio
si butti... dai scherzo). Durante l’ascesa ci accorgiamo che
ci sono un sacco di italiani (un nutrito sacchetto di tacchi…)
e sembreremmo gli unici due irlandesi se non fosse per la t-shirt
che indossiamo e la scarsa conoscenza della lingua inglese!! Ma
non crediamo di aver “illuso” nessuno… L’escursione
dura circa tre ore, articolandoci in sunbathing, lunch, smoking
e urinating (un po’ perché ci scappa e un po’
forse per segnare il territorio…) Ammiriamo tutto quello spettacolo:
è così rilassante rimanere inerti a guardare la potenza
e la bellezza della natura, e la bella giornata contribuisce a rendere
il momento ancora più magico. Quando raggiungiamo il campeggio,
l’orologio segna le 21.00: è buio, ma pensiamo lo stesso
di bussare alla tenda di Alba per scusarci…ma ooppss…
la tenda…è sparita, Alba è sparita!!! Ci ha
bidonato anche lei!!! In un biglietto lasciato sulla nostra Raid
III ci spiega che ha trovato lavoro e si è trasferita in
un ostello più economico e vicino al centro di Galway; inoltre
l’indirizzo di casa sua e l’invito di andare a trovarla
in Galizia: “ molto obbligati” chissà che non
capiti l’occasione ALBA........... Non tutto è perduto,
è l’ora della pasta: fornellino, acqua, sale, pelati,
aglio (per fare colpo) e una buona heineken prodotta nello stabilimento
di Cork. (bisogna cambiare ogni tanto, non si può bere solo
scura)! Consumiamo in cucina la cena, abbastanza decente, anche
se la pasta comprata in Irlanda non ha nulla a che vedere con quella
italiana, del resto è saputo e risaputo! Il Caffè
ci vuole!! Questo non ce lo toglie nessuno!! Sccrr…ssccccrr..
Ecco, finalmente è pronto!! Mentre versiamo le due razioni
(una tazzina a cranio) nelle nostre cups da mezzo litro, due Simpatiche
ragazze presenti in cucina cominciano a ridere tra loro… “..zzo
ridi”, pensiamo telepaticamente io e PD, con nostro solito
soveir fair… PD si lancia: “italian coffee” ed
io “it’s very strong” “Would you like a
cup of Italian coffee “ … chissà mai che se gli
offro qualcosa lei contraccambi con qualcos altro...... Fatto sta
che le due figliole ridono perché il bicchiere è troppo
grande rispetto al caffè versato!! Così iniziamo a
conversare con SUSANNA e CATERINA, due ceco-slo-VACCHE che, come
noi, stanno girando per l’irlanda. Parlano l’inglese
veramente bene, noi a confronto ci sentiamo analfabeti....; raccontiamo
loro dei miei errori più eclatanti (wood socks e kitchen
sandwich per intendersi) e chiaramente loro ridono come pazze. Narriamo
delle nostre esperienze di viaggio e così loro. Mentre descriviamo
la nostra permanenza nel campeggio di Blarney (per intenderci dove
abbiamo conosciuto i vicentini che ci offrirono da mangiare) si
crea un doppio senso alquanto esilarante (è qui che prende
forma la terza figuraccia del Tek…): così cerco si
spiegargli in inglese che questi amici ci regalarano del buon pesce
alla griglia, solo che la frase tradotta in inglese è uscita
più o meno così: “yes, we ate his fish“
intendendo che noi avevamo mangiato lo sgombro che il nostro amico
aveva appena pescato...... Al momento non capisco (gli altri invece
già ridono a crepapelle..), poi incamero meglio il doppio
senso creato e comincio a ridere anch’io, quando Susanna in
preda a dei crampi allo stomaco si piega sul tavolo e inizia a piangere
dal ridere!!! Passiamo una allegra serata e, contente del nostro
show, le ragazze ci offrono la loro grappa fatta in casa (che personalmente
detesto, dopo una mega sbornia che mi ha segnato) che possiede un
elevato grado alcolico. Tek il martello folle avrebbe voluto battere
chiodo, purtroppo nulla ed il giorno seguente le nostre strade si
divideranno: loro si fermeranno per altri tre giorni e poi andranno
a casa e noi saremo diretti verso le isole Aran....a combinare altri
danni… Nessuno, però, ci vieta di lasciare un simpatico
testo in inglese (con traduzioni in italiano) con le nostre generalità
per mantenere e sviluppare contatti futuri. E così facciamo.
BICYCLE TOUR OF ARAN ISLAND Sveglia
alle 7.00, smontiamo le tenda al gelo mattutino (con la brina in
mezzo all’erba!!) e torniamo a Galway, dove acquistiamo il
pacchetto turistico per le isole Aran, comprendente viaggio in pullman
al porto e traghettata sull’isola. Bisogna stare molto attenti
e raccomando PD....il treno che ci porterà a Dublino parte
alla 18.20 e non ci possiamo permettere di perderlo! Calcoliamo
bene gli orari e scegliamo il tour che ci permette di tornare in
tempo (se tutto va bene), altrimenti rimaniamo in città al
freddo e senza un posto dove alloggiare... La nostra vacanza è
marcata da un continuo contrattare di prezzi, visto che siamo studenti…,
e quindi dobbiamo essere agevolati come tali!!! I prezzi variano
in base agli orari e alle destinazioni (le isole ARAN sono in tutto
tre), noi vorremmo andare su quella più piccola, ma causa
incompatibilità di orari, dobbiamo scegliere INIS MOR, che
è la più grande e più nominata. La signora
dell’agenzia ci chiede 20 euro: io, completamente impersonificato
nella parte di studente, mostro la tessera e mi fingo arrabbiato!!
La signora arretra le pretese e cala il prezzo di 5 euro, in un
colpo solo!!!! Il tempo è stupendo, noleggiamo una bici,
scoprendo che ci costa quasi più che il viaggio (10 €uro)…,
del resto per visitare l’isola è la cosa migliore da
fare. Il nostro cappellino da irlandesi ci aiuta a non farci importunare
dalle guide turistiche del Consegnamo le bici e avvertiamo una certa
sete… di birra!!! Così abbiamo modo di assaporare anche
qui il gusto
della
pinta irlandese e poi sarebbe reato evitare questo rito così
tradizionale. I nostri cappelli buffi interessano molto un paio
di marinai che ci prendono in giro!! (non capiamo bene l’inglese,
ma mica siamo così scemi…) Ci risulta difficile capire
quello che dicono, anzi IMPOSSIBILE, siamo indifesi, non ci resta
che salutarli e andarcene fra le loro risate. Arriviamo alla stazione
di Galway non appena in tempo per prendere il treno al volo (un
treno che vola??), ma ci tocca anche recuperare i bagagli al deposito…
Tale operazione si rivela invece molto utile: la fila per accedere
al treno (controllo tickets prima di salire) è lunga circa
trenta metri e il left luggage ( deposito bagagli per chi non lo
sapesse) si trova dalla parte opposta. “Dobbiamo aspettare
tutta questa gente per prendere i bagagli?”, “Riusciamo
poi a salire?”, “E dove mettiamo i bagagli?” L’unica
certezza rimane quella di applicare la Legge del Sandro: con bagagli
recuperati alla mano, aspettiamo all’uscita del deposito;
la situazione: a sinistra del treno, fila italiana ? 2 persone:
Io e PD a destra del treno, fila irlandese-mista --> 30 metri
di persone, in lunghezza, non altezza… Siamo pronti a scattare…Wrraammm,
wwrraammm… scaldiamo le suole.. e Via!!! Puntiamo un controllore
isolato e solitario sulla 2° carrozza, ma ci respinge dicendoci
di fare la file presso il suo collega. “Fare la fila?”,
“Quella fila?”, “Con 30 chili alle spalle?”,
“Sei pazzo?” PD parte per la tangente, ossia dribbla
il controllore passandogli alle spalle, io lo seguo e ci sediamo
comodamente in carrozza, i babagli sono riposti e noi i soliti due
posti, con tavolino…. Il viaggio prosegue bene, il controllore
prosegue bene… Raggiungiamo ancora una volta Dublino, ma ora
ci sarà Elena ad aspettarci ....o forse no…? Una volta
capito dove abita cerchiamo di arrivarci in pullman, ma riuscire
a comprendere il tragitto dei bus è praticamente impossibile
e poi non possediamo neanche una mappa! La via più concreta
e affidabile rimanane percorrere la starda a piedi: 2-3 Km. con
lo zaino in spalla. Baci, abbracci, baci, abbracci, baci e basta!!!
Mentre una calda doccia ci restituisce la consapevolezza di avere
gambe e braccia, la “pechetegna” ci prepara una pasta..
ci pare tutto così strano! La sua casetta cancella i ricordi
e le fatiche del campeggio in un attimo! Elena è molto gentile
, è praticamente due anni (confermi, l’accendiamo?
secondo me, risposta sbagliata! A casa con 500€…cavolo!!
Potevi fermarti a 70.000€!!) che non la vediamo e lei ci ospita
come se fossimo suoi parenti (non volevi diventarlo?…che bastardo…eh,
eh). La serata si conclude in casa, noi siamo molto stanchi e poi
una chiacchera tira l’altra , arriva la una senza accorgersi!
Andiamo a letto... questa notte la passeremo al caldo e su un materasso
normale, NON CI PARE POSSIBILE!!
DUBLINO FAIR CITY Finalmente
abbiamo la possibilità di visitare la capitale con tutta
tranquillità, con la certezza di avere i bagagli al sicuro.
Elena ci accompagna nel centro città, poi raggiunge il posto
di lavoro. Cominciamo la giornata con una full irish breakfast:
il posto scelto è molto caro e ci danno poco da mangiare!
Che dire?! COMPENSIAMO con il bere allora... Ci dirigiamo verso
la fabbrica della Guinness a St. James Gate! Paghiamo la consueta
tariffa d’ingresso “studenti” e ci infiliamo nei
meandri della mostra dei processi di fabbricazione della scura più
famosa del mondo. E’ tutto imponente, fantastico, ma sopratutto
molto interessante, compresa la pinta di Nera che ci viene offerta
alla fine della visita! Ammiriamo Dublino dall’alto del bar
del settimo piano, la vista è fantastica e gustarsi la birra
direttamente spinata ( Tap....ata ) dalla fabbrica non è
certo una cosa da tutti i giorni. I prezzi del shop sono proibitivi,
così decidiamo di proseguire il nostro giro turistico e per
caso troviamo anche la fabbrica del JAMENSON IRISH WHYSKEY. Che
fortuna! Che combinazione! Così, assaliti dalla curiosità,
entriamo nella fabbrica nell’intento di carpire i segreti
della tripla distillazione del famoso whiskey; questa volta la visita
è guidata e sarà che non capiamo molto bene l’inglese
o… che abbiamo fame (vai dal cane), sete (vai dal prete) e
sonno (vai dal nonno), ci annoiamo per quasi tutto il tempo. Unica
soddisfazione è il cicchetto finale, purtroppo a stomaco
quasi vuoto, ma soprattutto dopo una pinta di birra.... comunque
la qualità è ottima e gustarlo è un piacere.
Abbandoniamo la fabbrica molto storditi (mai come i fortunati che
hanno fatto l’assaggio di tutte le 6 qualità di whiskey)
e ci preoccupiamo di mettere sotto i denti qualcosa… L’alcool
in corpo si mischia miseramente con un panino speedy, mentre ci
accorgiamo che sono arrivate quasi le 6 p.m...: “Elena finisce
di lavorare… andiamo a prenderla!!” “e dove vuoi
finire?”, “AL PUB!”, “che ‘zzo di
domande sono?” Senza troppi indugi finiamo seduti a gustarci
la nostra guinness del dopo lavoro dei degustatori. E’ fantastico
il modo di vivere qui! Tutto è così tranquillo, non
esiste la frenesia da super-lavoratore brianzolo (semper dre a lavurà?
lavorare sempre). La gente non mi sembra stressata, sarà
che sono in vacanza e non percepisco la situazione altrui o è
veramente così? Anche secondo Elena si vive molto più
pacatamente che da noi e tutto sommato questa pace mi piace, mi
adeguerò a tutto questo, del resto paese che vai usanze che
trovi: quindi l’unica cosa da farsi è rasserenarsi
e bere Guinness! Torniamo a casa (… di Elena) e conosciamo
le sue future coinquiline , di cui non ricordo il nome, né
adesso né appena dopo avergli stretto la mano...poi ci facciamo
pane e salame e formaggio (cibi genuini provenienti dall’Italia):
erano un po’ di giorni che non li mangiavamo e devo ammettere
che queste cose mi mancano un sacco!!! Doccia veloce e pronti-via
per la serata!....it’s saturday night! Mentre ci prepariamo,
suonano alla porta di Elena due ragazzi di Meda (compaesani…
e li troviamo a Dublino?) che lavorano a Belfast e ci portano a
mangiare al ristorante persiano... che BOTTA! La pasta di pane mi
sta ancora lievitando nello stomaco!!!! Tutto molto buono ma per
i miei gusti troppo pesante: prima di tornarci ci penserò
molto bene.... La serata è appena cominciata e c’è
già in giro un sacco di gente, entriamo in un paio di locali,
sono colmi di persone! Mi rendo conto che qua bere è lo sport
nazionale, ed è impressionante la quantità di birra
che ingurgitano gli irlandesi in una sera! Nel tornare a casa ci
sono una marea (sì…station wagon!) di ragazzi ubriachi
per le strade: probabilmente fa parte del loro divertimento....
nessuno però ci importuna. La mattina seguente arriva Marta,
un’amica delle nuove inquiline di Elena, con un suo amico
irlandese di nome Michael, che continua a parlare senza pause, noi
non capiamo niente e non riusciamo molto a conversare! Arrabattiamo
come al solito e, in conclusione, costruiamo a una specie di dialogo.
Nel pomeriggio raggiungiamo il Trinity College, altra attrazione
di Dublino: entrare costa ben € 6,50... così teniamo
il soldo in sacocia e la osserviamo dal fuori.La rabbia mi sale
prorompente, vorrei dar sfogo a quel senso di giustizia insito dentro
di me: “due poveri studenti come noi” non dovrebbero
pagare per vedere la biblioteca più famosa della città!
Rifletto e realizzo che la vacanza è ancora lunga e sarebbe
controproducente farmi ritirare il tesserino, per cui me ne frego
di tale ingiustizia e mi arrendo a rimirare esternamente l’edificio...
il posto è imponente e caratteristico come tutte le strutture
viste fin’ora. Molto bello! La sera porta consiglio, ma è
un consiglio del cavolo!! E’ necessario partire, salutando
con molto rammarico Elena. Questi giorni a Dublino sono passati
troppo in fretta! La sua ospitalità e cortesia hanno superato
ogni nostra qualsiasi previsione/speranza..ne saremo grati a vita…
e conserveremo tutto ciò positivamente nell’hard disk
del nostro cuore… Ma il viaggio dei due pellegrini deve continuare
(the show must go on, sì perché noi realmente facciamo
del cinema!), così la salutiamo! Nella speranza che anche
la nostra compagnia le abbia fatto piacere.
CAVALCHIAMO L’ONDA A STRANDHILL Il
tempo si presenta tetro anche la mattina, la gente parla di un tempo
meraviglioso fino al giorno precedente, anche se ci riesce difficile
crederlo! Ma qui in Irlanda tutto cambia repentinamente! PD si alza
abbastanza presto causa mal di schiena (dormire per terra si fa
sentire…) e perlustra la zona: la spiaggia si distende per
circa 3 km, un pò sabbia e un po’ sassi, prossima al
paesino di Strandhill e all’aeroporto… Una decina di
surfisti si apprestano a cavalcare le onde spinte dal vento (probabilmente
un parente di quello notturno…) Fortunatamente non piove e
facciamo un giro in paese....finito!!! Bastano forse 100 passi per
osservare la cittadina! Sono le 11, giusto l’ora della colazione,
così ci infiliamo nell’unico bar del paese, di fronte
al mare in burrasca! Bancone sul fondo, una decina di tavoli con
tovaglia di plasticone bianca e rossa, pavimento in legno arso e
consumato che ti delizia con il suo perpetuo scricchiolare:
praticamente
come John Wayne nel Far West! Io mangio la classica FULL IRISH già
più volte descritta, unica pecca le salsicce… sono
inguardabili e hanno un sapore opprimente e non vorrei conoscerne
il contenuto!; mentre il bacon è meraviglioso, un gusto che
soddisferebbe chiunque! PD ordina un insalata di salmone affumicato
veramente spettacolare, molto fresco e servito con uno spessore
di mezzo centimetro! Mentre se lo gusta soddisfatto, gli rubo un
pezzo. Adesso ci aspetta la nota dolente: “i panni da lavare“:
il giorno precedente abbiamo accumulato degli indumenti sporchi
e, essendo lo spazio negli zaini molto limitato, una volta ogni
tanto bisogna prostarsi a fare le massaie. Visto il vento di questo
paese, concludiamo che l’asciugatura sarà un gioco
da ragazzi, sfruttando il grande phon naturale! Ci mettiamo al lavoro,
allestiamo l’attaccapanni “prendendo in prestito”
dei pali di legno da un cantiere accanto ed è fatta: sembra
proprio un accampamento di zingari.... Ci dirigiamo verso Sligo,
dove incontreremo Aurelio e Sara, nostri amici che stanno compiendo
un mini tour dell’ Irlanda in ben cinque giorni! All’appuntamento
arrivano un po’ in ritardo così li incontriamo dopo
svariate pinte di birra. Desideriamo mangiare in un pub di Sligo,
ma non riusciamo a trovarne uno che serva cibo, dopo le nove e trenta
non fanno più da mangiare! Ci affidiamo al fato ed entriamo
a caso nel primo che troviamo, sperando sia quello giusto.... all’interno
il barista e due ragazzi del posto. Anch’essi ci dicono che
a quel ora non avremmo troverato nessun locale che serva cibo e
ci invitano a sederci per una birra! Ma noi dobbiamo mangiare! Abbiamo
fame!! Aurelio accetta, ma alla condizione che il barista acconsenta
ad un happy-hour… nulla da fare!! Ma i due amiconi, una coppia
gay, rompono gli indugi ed offrono il primo giro di pinte!! Così
inizia la serata! Come da pura tradizione irlandese, Tom e Jerry
(così li abbiamo chiamati, anche se i nomi erano molto simili…)
pagano subito anche il secondo giro, quindi ci ritroviamo un altro
mezzo litro di birra davanti ai nostri occhi!! L’altra pinta
è ancora carica, infatti abbiamo bevuto due-tre sorsate:
è tutto il pomeriggio che beviamo!! …e così
non va bene!!! La serata è segnata dall’alcolismo allo
stato puro, i ragazzi sono molto gentili e rifiutano il nostro contraccambio,
ripetendoci che siamo noi i benvenuti! Per evitare le avance verso
me e PD, e visto che non capiamo esattamente tutti i discorsi…,
usciamo in cerca di cibo. Con i crampi allo stomaco per la fame,
troviamo accanto un Burger King (ce ne sempre uno ovunque tu vada!)
e una pizza cucinata da irlandesi (allo stesso prezzo di 6 panini
del Burger King…). Nel frattempo Aurelio deve gestire la situazione
e cibarsi di un improponibile fagottino ripieno d’aglio; Jerry,
pieno d’alcool fino ai bulbi dei capelli (avrà bevuto
7 pinte con 7 shot di whiskey…) mangia a piene mani il fagottino,
poi compie l’assurdo errore di pulirsi gli occhi con le mani!!!!
Lo show raggiunge l’apice: Jerry si dimena sulla sedia non
comprendendo realmente cosa gli stia capitando e, soprattutto, non
riuscendo a vedere con i propri occhi. Per fortuna il cibo ci aiuta
ad assorbire un po’ d’alcool e, dopo quattro ore, salutiamo
e ci dileguiamo velocemente fuori dal locale. Aurelio e Sara ci
accompagnano al campeggio, ma prima sostiamo lì vicino, in
un altro localino, così beviamo l’ultima pinta della
giornata. L’ambiente è molto familiare, il caminetto
acceso… ad agosto…, rendetevi conto di quale possa essere
la temperatura esternamente, dove noi dormiamo!!!! Salutiamo i nostri
amici e ci avviamo verso il nostro alloggio all’aperto, il
vento è sempre forte e non c’è speranza che
diminuisca, questa volta abbiamo picchettato la tenda “di
brutto” e nulla ci farà paura: “ speriamo non
si scoperchi la tenda questa notte “.
RETURN TO DUBLIN Questa
mattina sveglia presto, constatiamo che ha anche piovuto, mettiamo
i nostri panni fradici in sacchetti impermeabili nello zaino e sbaracchiamo
tende e burattini…, insomma ci prepariamo per la nostra futura
designazione: Dublino. Il viaggio stavolta sarà seduti sui
sedili della colt noleggiata dai nostri amici! L’incontro
prestabilito è a Sligo alle 9.30: sicuri del nostro tempismo
ci svegliamo alle 7, ma qualcosa non funziona perfettamente, così
perdiamo il pullman; siamo pure consapevoli del fatto che il prossimo
arriverà fra un’ora e quaranta. Incredulo dell’evidenza
voglio una conferma così fermo un passante mentre PD cerca
di cucire la bretella del suo zaino, che non ha retto il peso del
nostro viaggio. Il buon uomo, un anziano beato e spavaldo, ci conferma
la lunga attesa, quindi ci accovacciamo rassegnati, senza possibilità
di fare nulla. Ma la divina provvidenza ci assiste un'altra volta…
il passante a cui avevo chiesto l’informazione ci rivela il
suo cuore d’oro e si presenta con la sua macchina pronto a
darci un passaggio: non se la sentiva di lasciarci ad aspettare
per più di un ora il bus (praticamente: ma quanto facciamo
pena??). Il gentilissimo irlandese ci porta fino alla stazione dei
treni a Sligo, dove abbiamo l’appuntamento con i ragazzi.
(ben 15 minuti di viaggio!) C’è andata bene un’altra
volta! non credevo esistessero ancora persone tanto cordiali! Cavalchiamo
la Mitsubishi... mi stupisci da quanto sei piccola!!! Il viaggio
non è dei più comodi ma del resto ci sono dei bagagli
molto ingombranti di 4 persone e siamo costretti a tenere lo zaino
sulle ginocchia per tutto il tempo, però la compagnia è
giusta e ci divertiamo per tutto il percorso. La cosa più
strana e vedere il conducente sulla destra e percorrere le strade
nel senso opposto a quello in cui siamo abituati normalmente! Chiedo
all’autista come si trova e lui mi risponde di non disturbare
il conducente mentre sta guidando!!, così non parla più
nessuno e ci rompiamo le palle per tutto il viaggio..... MA SCHERZO!!!!
Aurelio mi risponde che più di una volta ha imboccato le
strade contro mano, d’altro canto noi, invece, più
di una volta abbiamo rischiato di farci spalmare dalle macchine
mentre attraversavamo perché guardavamo dalla parte sbagliata,
nonostante le striscie intimidatorie sull’asfalto. Dopo una
breve sosta in un piccolo paesino, (di cui stranamente non ricordo
il nome) per un lauto pranzo, giungiamo a Dublino per la terza volta.
I ragazzi sono curiosi di Temple Bar, il famoso centro di Dublino
così lasciamo i bagagli nell’ostello e ci avviamo subito
a piedi. In teoria noi dovremmo prendere il treno per Belfast, ma
scopriamo che la loro stanza ha quattro posti letto, i nostri amici
ci invitano a rimanere con loro per fare una bella serata tutti
insieme; noi certo non possiamo rifiutare! Percorriamo Connelly
Street e le altre vie del centro e scopriamo quanto è ancora
affollata la grande città. Arriviamo in Temple bar e ci dirigiamo
verso il negozio di Elena: vogliamo farle una sorpresa ma scopriamo
che purtroppo è già chiuso, così le telefoniamo
dicendole che l’aspettiamo per l’aperitivo ma lei non
ci crede....non hanno proprio fiducia queste donne dei nostri giorni!
Ci vuole un insistente colloquio telefonico per convincerla che
non stiamo scherzando! Beh!! alla fine, rassegnata, ci raggiunge
ed entriamo nel popolato locale TEMPLE BAR
situato nel centro della zona. I pub in Irlanda hanno un aria così
familiare che ci vuole poco per fare conoscenza, chiacchieriamo
con altri turisti che sono vicini di tavolo e facciamo una foto
davanti al bancone (e dov’è tale foto??). Il più
famoso e antico dei pubs dublinesi sembra un labirinto, tante sono
le sale in cui si intreccia; c’è anche una parte all’aperto!!
L’arredamento è molto rustico con bancone e tavoloni
in legno mentre i quadri pubblicitari della birra sono appesi ovunque
e il barista rosso di capelli come la maggior parte degli irlandesi
ci serve la birra con non curanza. Sorseggiamo lentamente la nostra
birra e fra le chiacchiere passa il tempo... è quasi ora
di cena! Questa sera possiamo permetterci di andare fuori città
visto e considerato che Aurelio possiede la macchina e c’è
un posto anche per Elena! Decidiamo di cibarci al JOHNNIE FOX,
uno fra i più famosi e antichi pub d’Irlanda. Ci arriviamo
dopo circa mezz’ora di strada tortuosa in salita, infatti
è situato sulle colline fuori Dublino, il parcheggio è
stracolmo di macchine, fortunatamente c’è posto e fanno
ancora da mangiare nonostante siano già passate le 21.30.
Il muro è ricoperto di affissioni con vecchi contratti e
articoli di giornale delle epoche più svariate, tutto il
locale è costruito in vecchio stile compresi i bagni, sembra
di tornare indietro di qualche decennio: rimaniamo stupiti da tutto,
non avevo mai visitato un locale del genere. Pur essendo sulle colline
questo locale è un must per cibarsi di pesce fresco, così
ottemperiamo alle tradizioni e scegliamo svariati piatti: le porzioni
sono abbondanti e le pietanze sono squisite. La nostra cena è
accompagnata dalla musica e dalle canzoni di un gruppo che suona
dal vivo (musica irlandese ovviamente), l’atmosfera e surreale
e quasi magica. Torniamo all’ostello e salutiamo per l’ultima
volta Elena, questa notte non dormiremo per terra ma su un “comodo”
letto.
IL VIAGGIO DEL NON RITORNO: BELFAST Perdincibacco
siamo già al 20 di agosto, i giorni trascorrono veloci! Al
mattino seguente salutiamo Aurelio e Sara e andiamo alla stazione
Euston di Dublino per il nostro treno direzione Belfast. Rispetto
ai programmi, il nostro tour ha seguito perfettamente luoghi e date,
ma siamo soddisfatti, ciò che abbiamo visitato ci ha colpito
il cuore, quindi possiamo essere orgoglioni di noi stessi, avendo
organizzato tutto da soli! E meglio di qualsiasi agenzia turistica…
tranne la CTS, ovviamente! Con un po’ di timore per ciò
che ogni tanto succede in questa parte dell’Irlanda del Nord,
raggiungiamo Belfast. Attraversiamo gratuitamente la città
con il pullman (che non paghiamo grazie ad un autista molto gentile)
e, fortunatamente, nessun membro dell’ira ha la brillante
idea di far saltare una bomba proprio in quel momento... e le nostre
paure per fortuna scompaiono. Tentiamo in vari modi di perderci
nei docks (la zona portuale), ma, alla fine, riusciamo ad acquistare
un biglietto per Stranraer, approdo scozzese. L’attesa sarà
di ben quattro ore! Che palle... Check-in, controllo bagagli, ingresso
alla sala d’attesa, deserta! Così abbiamo modo di scegliere
il posto ove accomodarci: di fronte agli apparecchi telefonici,
che offrono una simpatica presa della corrente, l’ideale per
ricaricare i telefonini. Una volta preso il traghetto della Ah-Ah-Ah-Ah
Stena line ci buttiamo a capofitto verso la sala proiezioni dove
ci impossessiamo delle comode poltrone su cui è lieto sprofondare.
La proiezione del film è in lingua originale, quindi ci risulta
molto difficile capire i dialoghi e più mi sforzo più
non riesco a comprendere la trama così dopo un quarto d’ora
mi addormento.... quando mi sveglio mi sento più allegro
se ci sono dei regali da scartare, “ma che RAZZO di regali”,
qui non ce ne sono! Presi dai morsi della fame, trovo l’alternativa
a quel noioso non comprendere: il BURGHER KING!!! E’ incredibile
come ce ne sia uno ovunque... l’addetta ai panini come al
solito non capisce il mio inglese e mi arriva un panino in più
e una coca-cola in meno, ma mi accontento e godo... mangiando il
panino si intende. Arrivati in Scozia la nostra volontà vorrebbe
catapultarci direttamente a Edimburgo, ma il viaggio è troppo
lungo e l’ora è tarda. Come al solito scegliamo a caso
la meta a metà strada… e finiamo ad Ayr: dopo circa
mezz’ora di attesa alla fermata dei bus ci sorge qualche dubbio,
forse non ce ne sono più? I pochi pullman che passano sfrecciano
a circa 300 Km/h e non si fermano… il crepuscolo continua
a scendere e il freddo pure. Passano automobili truccate, la gente
parla in modo strano, quasi come se avessero una patata in bocca!!
MA che… siamo a Bergamo alta?? Il paese è triste e
non c’è nessuno! Se non fosse per PD al mio fianco
sarei come la particella di sodio dispersa nella famosa acqua oligominerale!
Presubilmente solo i tassisti, di comune accordo con l’azienda
locale dei trasporti, rimangono l’unica nostra salvezza per
arrivare al campeggio. I taxi sono tutti neri, con la consueta forma
del taxi londinese, una vera chicca! Chiediamo al primo della fila
se conosce il campeggio segnato sulla mappa, ci pensa un attimo
e poi ci rassicura… sarà ma a me questo qua non dà
affidamento!! La corsa costa 6 sterline, cominciamo bene.... il
campeggio sembra molto losco, nel senso che non c’è
una luce accesa ed è tutto chiuso e non ci sono nemmeno fermate
dell’autobus vicine! Come faremo domani? Beh!! iniziamo a
pensare cosa facciamo adesso! Dopo un giretto avventuristico, scopriamo
che all’appello mancano giusto giusto le tende, la reception
è chiusa ma c’è un bar aperto, così entriamo...
anche il bar è strano: due clienti attaccati a una birra
al bancone, un biliardo inutilizzato e tanti tavoli con sedie che
non servono a nessuno... ma dove siamo finiti? nella cittadina più
sperduta della scozia! Dietro il bancone c’è una ragazza
molto carina a cui chiediamo informazioni, a sua volta pone la domanda
ad altri componenti usciti dall’oscurità e, infine,
ci indica il posto dove possiamo piazzare la nostra tenda: un aiuola
che durante il resto dell’anno fa parte del giardino!
TEMPO DA SNAILS (lumache) AD AYR Ci svegliamo all’umido,
i vestiti che avevamo messo ad asciugare al vento della notte sono
fradici grazie alla pioggia iniziata al mattino! Questo posto non
mi piace, non ci da retta nessuno ed è molto inospitale...sarebbe
meglio andarsene alla svelta. Prima però, asciughiamo i vestiti,
visto che il camping offre un’attrezzata saletta con lavatrici
ed asciugatrici; occupiamo i macchinari e la sala, al riparo da
pioggia e vento, per tutta la mattinata, abusando fino al punto
di produrci, col forellino a gas, il nostro pranzo a base di toast
e pasta liofilizzata… Visto che comunque nessun si fa vivo,
la nostra presenza non è considerata, perché farci
vivi noi?? Percorriamo circa 5 km a piedi, sotto la pioggia battente
e bastarda (obliqua), prima di trovare la fermata per il bus. SIAMO
COMPLETAMENTE FRADICI! La prima annacquata del nostro viaggio ci
permette di scoprire che il silicone spray idrorepellente, spruzzato
su zaini e scarpe, è una grossa BUFALA. Il più brutto
bus che abbia mai visto in vita mia, arriva dopo mezz’ora,
guidato da un autista scortese (oltre ad essere scozzese) che puzza
come un caprone. I passeggeri sembrano degli ergastolani in fase
di trasferimento da un carcere all’altro, e noi non figuriamo
male, dopo la nottataccia. Arriviamo alla stazione sbagliata, quella
degli autobus, è il capolinea... dobbiamo camminare ancora
un bel po’ prima di arrivare ai treni. Ma che simpatico paese!!
Paese da dimenticare, penso che non ci tornerò più
in tutta la mia vita. Saliamo sul treno, con la viva speranza di
arrivare ad Edinburgo, da tanti decantata così bene!
EDINBRAAAA LA CITTA’ DEGLI ARTISTI Dopo circa
tre ore raggiungiamo la città degli artisti, il tempo è
magicamente cambiato.... sta uscendo il sole, promette bene per
questi giorni!!! Mentre percorriamo la scalinata d’uscita
della stazione (in salita, sigh!),
sentiamo
il suono delle cornamuse accompagnate dai tamburi, un’orda
di suoni assordanti che si compongono sinuosamente in una musica
che trasmette adrenalina: è tutto così irreale e così
avvincente. La band suona su di una terrazza in cui troviamo l’ufficio
informazioni e da cui si può ammirare la bellezza della città:
da una parte Il castello, con la sua imponenza, fa da sfondo e diventa
il protagonista di tutto quel panorama, dall’altra la parte
nuova, ordinata e pulita. Rimaniamo basiti, l’impatto è
molto positivo e questa città mi piace ancora prima di visitarla.......
E’ pieno di gente che si riversa sulla strada principale,
si fa fatica a passare visto e considerato il fardello che ci dobbiamo
portare a presso! Scegliamo il campeggio in città, il più
vicino, cinque stelle di bontà, ma siamo pronti a sacrificare
un po’ di sterline per un po’ di benessere. Raggiunto
il camp-site scopriamo che è veramente bello e non costa
poi tanto in più rispetto agli altri!!! UNO SPETTACOLO!!!
Proprio passati dalle stelle alle stalle!! come i re magi, peccato
che siamo solo in due, se no pensate che casino per capire chi era
Baldassare e chi Melchiorre e chi Gasparre! A parte la stella cometa,
basta mischiare sacro e profano, questo soggiorno promette bene
e siamo molto contenti di essere usciti dal tunnel! Trovata la piazzola
di sosta per le tende (come in autostrada) ci sistemiamo e prepariamo
la cena approfittando dell’angolo cottura coperto e con dei
tavoli disponibili molto comodi. Mentre saccheggio la cucina comune
di una bottiglietta d’olio (così sembra) e mi fumo
una sigaretta mentre cucino, conosco Olivia (di braccio di ferro)
ed Erik (il vichingo) che visti i nomi sembrano due personaggi dei
cartoni animati, ma che in realtà sono una coppia neo-zelandese
(due fighe da sole capitano una volta ogni tanto).
I due sono attirati più che altro dal mio buffo cappellino,
così imbastiamo la conversazione.... che pezzo di donna questa
Olivia: è bella e pure simpatica! Discutiamo tutta la sera:
il loro inglese, a differenza di quello degli scozzesi, è
molto facile da capire e parliamo più di quanto ci saremmo
mai aspettati! La serata in campeggio finisce con un caffè
all’italiana fatto e offerto da pd and tek! I complimenti
sono scontati, ci lasciamo con la promessa che il giorno seguente
gli offriremo loro la vera pasta all’italiana.
Un
grosso grazie ad Emiliano e Luciano che mi hannopermesso di pubblicare
questo Diario tratto dal loro sito: http://www.pdandtek.altervista.org