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Steve:
Era
tempo che meditavo di tornare nel Sud Pacifico, primo unico e vero amore,
finché un giorno preso da questa mania di persecuzione (confortata
da un certo "Natonga") decisi di intraprendere (anche grazie all'arrivo
di un’inaspettata liquidazione) il viaggio più importante e lungo
della mia vita (anzi nostra...c'è anche mia moglie Maria!). L'itinerario
fu progettato seguendo parzialmente le antiche migrazioni Polinesiane;
rotta: Hawaii*-Tonga-Fiji-Cook*-Polinesia Francese-Isola di Pasqua
(* = di passaggio). Partimmo il 29 Luglio (per evitare le tariffe
aeree d'Agosto) con un Boeng 737 della British Midland verso Londra (cena
in un tipico pub londinese a prezzo esorbitante! ed interrogatorio di
terzo grado alla frontiera inglese) per poi prendere la coincidenza per
Los Angeles (10h, 20min in un Jumbo della Air New Zealand) e proseguire
con un altro volo (sempre Air New Zealand 5h + 7h) fino a Tonga (...Via
Honolulu).Finalmente si rincominciava a viaggiare sul serio! (...pensai),
infatti il viaggio durò circa un paio di giorni senza particolari
problemi fatta eccezione per le valige che avrebbero dovuto transitare
da Los Angeles direttamente a Tonga (come assicurato dalla Air New Zealand
in quanto si trattava di due voli della stessa compagnia...avevo addirittura
le carte d'imbarco per gli aerei successivi a Londra!) e che invece sono
"pericolosamente" uscite dal "baggage claim" (per fortuna un mio eccesso
di scetticità mi aveva fatto abbandonare la sala transiti, obbligandomi
a passare la dogana statunitense per controllare il bagaglio...scoprendo
in tempo il disguido!) Il 31 di Luglio arrivammo nel minuscolo
aeroporto internazionale del Regno di Tonga nell'isola principale di Tongatapu
(o Tongataboo, da Tonga=Sud e Taboo/Tabu/Tapu=sacro, quindi il "Sacro
Sud "). Ad accoglierci c'era Gp (con il figlio Federico)... allora solo
un amico virtuale (...in quanto ci eravamo sentiti solo via Email) ma
che subito si rivelò anche un amico reale!...(ed una persona squisita!)
facente parte dell'allegra famiglia di "poveri" (si fa per dire...) emigrati
italiani in cerca di un paradiso (trovato) più a misura d'uomo...
Salimmo sulla Jeep e dopo mezz'ora di strada (una delle poche e delle
prime asfaltate dell'isola principale...costruita solo pochi anni fa...e
lo dico a dimostrazione di quanto sia ancora abbastanza incontaminata
questa parte della Polinesia) arrivammo al porticciolo della capitale
(Nuku'Alofa) dove salimmo su un motoscafo che in 15 minuti (all'interno
della laguna) ci portò nella prima tappa del viaggio: la vicina
isola di Fafa presso il Fafa Island Resort. L'isola era piccolina (pochi
minuti per girarla a piedi) ...consiglio a chi viene a Tonga di farla
e come prima destinazione! Infatti se è vero che le piccole isole
del Sud Pacifico si rassomigliano un po' tutte e quindi difficilmente
sono adatte a capire le differenze culturali di popoli aventi una stessa
radice è pure vero che dopo un viaggio di due giorni, un periodo
di calma, relax e spensieratezza all'insegna del mare-sole-bagno-pappa
buona ci sta veramente bene! Finalmente la "vera" Polinesia ...gli elementi
c'erano tutti: la sabbia chiara orlata dai cocchi, le nuvolone nere alternate
al sole abbacinante, la "flemma" anti-stress tipica dei locali condita
dai sorrisi e... soprattutto i "falè" (tipiche abitazioni polinesiane
simil-capanne "aerate"). Il nostro falè era composto di un ambiente
centrale formato da un bel lettone tri-cuscinato con zanzariera (superflua
in quel periodo) ed un tetto "naturale" molto alto sorretto da pali di
legno (dove gozzovigliavano la notte dei gechi sbuffanti e ciccioni come
da fisico tongano). Di fronte c'era una parete molto bassa di vetri (con
al centro la porta...senza chiave... qui finalmente si può abbandonare
ogni sorta di paranoia!) sopra la quale un grande spazio vuoto (sino al
tetto) aerava l'ambiente: infatti la sera una temperatura più che
fresca imponeva felpa e coperta pesante! Lateralmente allo stanzone due
porte: una dava sul guardaroba (dove c'era anche l'impianto di ricarica
della batteria a celle solari per l'illuminazione notturna) ed un'altra
sul bagno meravigliosamente curioso ed ampio. Era infatti costruito all'aperto
con una sola piccola tettoia sui servizi igienici, immerso nelle piante
tropicali, con una grande doccia con produzione d'acqua calda tramite
boiler solare e delimitato da una palizzata di tronchi d'albero...che
si voleva più dalla vita? una casa ecologica sia nelle soluzioni
più tradizionalmente polinesiane, sia in quelle più occidentali
moderne! Di fronte, a pochi metri, c'era la nostra spiaggia chiara schermata,
come pure il falè, dalla folta vegetazione ed il mare dal quale
spuntavano per la bassa marea le punte dei coralli e dal quale si formavano
dei cerchi che tradivano la presenza dei tipici pesci tropicali intenti
nelle loro faccende quotidiane. Il resto era silenzio e pace interrotta
solo dai fischi e dai versi improvvisi degli uccelli (grandi pappagalli
scuri detti Koki, Takahe neozelandesi, fregate e gabbiani).
Sistemati
i bagagli e letti gli orari dei servizi "mangerecci" ci buttammo subito
in un bagno "ristoratore" equipaggiati di tutto punto con maschere, pinne,
mutine e macchinetta subacquea! (per la serie: ...ai tropici non si deve
mai perdere "tempo"...anche
perché
il clima è spesso burlone !...e nel nostro caso infatti non siamo
stati esentati durante la nostra permanenza tongana da qualche "sgrullone",
neanche troppo breve, di pioggia !). Per assicurare i nostri cari del
nostro "incolume" arrivo a Tonga (...per chi non viaggia è quasi
un miracolo!) decidemmo di tirare fuori i nostri fax (pre-stampati in
Italia con il computer...valida alternativa alla telefonata sempre difficile,
poco comprensibile e breve) e li consegnammo alla reception per un inoltro
"veloce" (praticamente fu mandato due giorni dopo, il che è un
bel record di rapidità per il "tempo tongano"...vi potete immaginare
in Italia...a momenti chiamavano l'unità di crisi della Farnesina!).I
cinque giorni (metà di pioggia, metà di sole) passarono
(ahimè!) veloci in perfetto relax (praticamente non sentimmo neanche
un pò il fuso orario: + 11 ore rispetto l'Italia) tra ricche snorkellate
(i fondali sono carini anche se non superlativi...molto belle sono le
distese di spugne ramificate molto abbondanti) e gustose pappatorie. Per
dovere di cronaca (e per chi volesse andare sull'isola di Fafa) volevo
ricordare che oltre ai 4 bungalows simili al mio (superior) ne esistono
anche 8 più modesti (standard, più piccoli ed economici
, all'interno dell'isola e quindi non fronte-mare e non dotati dell'illuminazione
a batteria notturna...ricordo che la notte manca l'energia elettrica ordinaria,
cioè quella fornita dal gruppo elettrogeno) ed altri due denominati
"honeymoon" molto spaziosi, ovviamente appartatissimi che hanno la caratteristica
di possedere una stanza da letto in "soffitta" accessibile tramite una
ripida scala (tipo fienile)...molto simpatici! La mattina presto, verso
le sei, gli inservienti portavano nelle verande dei bungalows le brocche
di acqua bollente con tutto l'occorrente per il tè (posate, zucchero,
bustine e latte) mentre la sera per far luce venivano portate accese le
lampade a petrolio (non fa male portarsi da casa anche una torcia elettrica!).
Durante la preparazione mattutina del tè (prima della vera e propria
colazione) ci divertivamo ad osservare i Takahe, una specie Neozelandese
di uccelli, simili a gallinelle, poco inclini al volo, neri ed azzurri
con un bel becco rosso che rubavano dalle altre verande le bustine di
zucchero e tè aprendole con maestria, tenendole ferme con una zampa
e scartandole con il becco ! Avendo a disposizione un pò di pazienza
si riusciva a conquistare la loro fiducia potendoli alimentare direttamente
dalle nostre mani. Ho saputo poi che è un raro uccello in via d'estinzione
(clicca su) Ma passiamo al cibo: ottimo ed abbastanza vario, soprattutto
a base di pesce ed aragoste! (ma c'è anche carne e verdura!). Non
mancavano piatti tipici polinesiani a base di salse di cocco e pesce crudo,
soprattutto tonno ("tuna carpaccio"). Voglio sottolineare che in tutti
gli arcipelagi dove ho pernottato ho sempre mangiato molte aragoste che
qui sono considerate un piatto standard ...spesso più economico
della carne...quindi se ne possono mangiare a volontà senza paura
di "sforare il budget" ! Manco a dirlo: tanta frutta tropicale (all'interno
dell'isola c'è un sentiero tracciato per passeggiare nella foresta
pienissimo di alberi del mango... i cui frutti maturano in Novembre-Dicembre
e papaya) e cocco a volontà! Ma il pezzo forte furono senz'altro
i balletti folcloristici (vedere foto) con gli abiti tipici (ed ancora
molto usati, non solo nelle rappresentazioni turistiche ma anche nella
vita ordinaria), i meravigliosi canti (meravigliosi soprattutto come timbro
della voce più che come melodia) ai quali partecipano tutti: donne,
uomini, vecchi e bambini. Immancabile in un angoletto il solito bidone
di Kava, la bevanda "magica" polinesiana, alla quale chiunque poteva attingere
un assaggio o qualcosina di più! Durante lo show i danzatori/trici
erano completamente unti di olio di cocco che fungeva da "collante" sulla
pelle per le modeste offerte cartacee monetarie degli spettatori. Un tempo
si usavano omaggi diversi (soprattutto una certa radice commestibile)
ma i tempi cambiano...ed è più pratico un piccolo biglietto
da un phanga (dollaro tongano). Se andate al Fafa non perdetevi lo show
di Willy, un gay Fijano divertentissimo che vi farà sbellicare
da ridere con le sue imitazioni di "vahinè" (ragazza) polinesiana
in una macchietta esilarante di simpatia. Rammento che ovunque andiate
nel Sud Pacifico l'omosessualità non è affatto considerata
una cosa infamante..anzi è ben vista (e non semplicemente ben tollerata!)
da tutti...e sono persino ricercati nelle strutture turistiche perché
in genere sono più gentili e raffinati e quindi più adatti
a lavori dove esiste un contatto con il pubblico. Sono le stesse famiglie
che spingono talvolta i figli all'omosessualità (soprattutto maschile)
fin da piccoli, vestendoli con abiti femminili, facendoli giocare con
bambole e quant'altro per svariati motivi che variano da cultura a cultura.
Per esempio nelle Fiji mi hanno raccontato che se una famiglia voleva
intensamente una bambina e nasceva un maschio, quest'ultimo poteva essere
educato da femmina mentre a Tonga mi hanno spiegato un'altra storia: se
come figlio primogenito nasceva una donna, questa aveva "sporcato" l'utero
e quindi il secondogenito se era maschio veniva educato da femmina. Tradizioni
e cultura a parte, trovo che le genti del Sud Pacifico siano molto più
civili di noi dal lato dei pregiudizi, infatti c'è grande apertura
mentale su temi come l'omosessualità, verginità (in Polinesia
è ancora praticata la deflorazione infantile e talvolta pubblica)
ed altro. Non c'è problema se una donna ha avuto altri uomini,
non c'è problema su divorzi e separazioni (se giustificati da una
incompatibilità di carattere), non c'è problema di religione
(convivono infatti molte fedi), non c'è problema di nazionalità
o colore della pelle (...anzi gli europei a Tonga sono molto quotati....dalle
ragazze!), non c'è problema neanche sulla scelta del nome (sull'elenco
telefonico tongano ci sono persone che si chiamano "telefono", "televisore"
oppure semplicemente con il nome del cane del vicino simpatico!). Questa
è una società abbastanza tranquilla con pochi problemi sociali...forse
attualmente uno dei governi più stabili del Sud Pacifico. Il regno,
con a capo il Re più grasso del mondo (210 chili ed 1 metro e 90
di altezza), è in realtà una società ancora di stampo
feudale ma a differenza dell'antico feudalesimo occidentale od orientale
si presenta in forma più democratica ed assistenziale.
Mi
spiego: i nobili, che hanno cariche statali vitalizie, posseggono la maggior
parte della terra ed amministrano politicamente ed economicamente un certo
territorio. I sudditi sono ben felici di essere tali perché sanno
di poter contare in ogni momento sull'aiuto dei loro "superiori". Infatti
se qualcuno ha bisogno di un certo bene materiale può chiedere
aiuto al nobile che se non può permettersi di accontentare la richiesta
chiede aiuto al Re. Questa è o meglio era l'organizzazione della
società sino a qualche tempo fa, oggi è vero in parte, poiché
la nuova tendenza è soddisfare meno le richieste dei pigri cittadini
per spingerli a lavorare e guadagnare e questo ovviamente crea qualche
dissapore. Si...ho detto ...spingerli a lavorare...cosa che da queste
parti non è affatto scontata! Infatti molti Tongani non lavorano
affatto...e per scelta! Con un mare pescoso sin da riva ed i frutti tropicali
che una volta piantati crescono da soli senza cure ...e qualche maialetto
o gallina libera qua e là non tutti hanno il bisogno di lavorare!
Chi lo fa (di questi tempi sempre più gente) è per soddisfare
i propri sfizi, gli extra e non per sopravvivere! Chi vuole la Tv a colori,
lo stereo, una jeep e soprattutto vuole soddisfare le due grandi passioni
Tongane: il ristorante ed i viaggi (chiamateli scemi!) deve lavorare e
guadagnare (chiaramente il lavoro assume un ritmo tutto Polinesiano ben
lontano da quello Occidentale!). Poca importanza hanno invece le abitazioni
ed il vestire...in pratica la loro filosofia di vita da importanza più
alla sostanza che all'apparenza. Infatti si può pensare a prima
vista che i Tongani siano poveri: non è infatti raro vedere auto
vecchie ed arrugginite senza vetri, abiti vecchi e bucati (le scarpe poi
sono usate pochissimo!) oppure case più somiglianti a baracche
che ad appartamenti umani (fatta eccezione per il quartiere dei Mormoni,
una piccola Svizzera!) In realtà il concetto di abito è
legato alla temperatura (d'inverno è fresco) ed al pudore imposto
dalla Chiesa (parlando con una Tongana mi raccontava che la nonna andava
in giro nuda) e comunque non danno molta importanza alla cura del vestiario...pensate
che quando lavano i panni questi vengono stesi per comodità sul
filo spinato (così il vento non li porta via senza avere il fastidio
di dover tenere delle mollette in casa!)...quindi le magliette "bucate"
sono la normalità! Anche la casa originale tongana ha un diverso
concetto. Noi concepiamo la casa come un ambiente unico dove fare tutto
(anche viverci), il tongano invece vive "all'aperto" e la casa ha solo
scopi ben specializzati non riuniti nello stesso tetto, quindi spesso
esiste una casupola per il bagno, un'altra per lavorare quando piove,
un'altra solo per dormire e così via! ...ecco perché si
vedono tante piccole casette!). Chiaramente poiché la casa è
un ambiente dove si passa la minor parte della giornata è generalmente
molto piccola con il soffitto e l'entrata bassa...talmente bassa che quando
gli inglesi sbarcarono in queste isole dovendo entrare nelle case pronunciavano
la frase "too low" (cioè troppo basso), frase che non essendo compresa
dai locali fu interpretata da quest'ultimi come una specie di "scusate
...è permesso?". Infatti oggi esiste un vocabolo tongano: "Tulou"
che si usa quando si entra nelle case altrui (ha assunto anche altri significati
come "scusa !"). Altro motivo per considerare gli abitanti di queste isole
come i più cordiali del Sud Pacifico (e sorridenti) è il
fatto che si tratta dell'unico popolo di questa vasta area mai colonizzato.
Quindi nessun astio nei confronti degli Occidentali e nessuno segno di
diffidenza! Il motivo di questa mancata colonizzazione ha una solida ragione.
Infatti un tempo le isole del Sud Pacifico venivano occupate poiché
non considerate degli stati sovrani veri e propri (se lo fossero stati
infatti anziché colonizzazione si sarebbe chiamata "invasione"
e questo avrebbe causato l'intervento di altre nazioni potenti in uno
scontro quasi mondiale). Allora il Re di Tonga dell'epoca, consigliato
da una donna europea che viveva presso la sua corte, si sbrigò
a creare uno stato "formale ed ufficiale", scrivendo una costituzione,
battendo moneta, creando una bandiera e così via! Fu la loro salvezza
... e di questo tutti gli abitanti ne vanno fierissimi ! peccato per loro
che (frase che ricorre quando si vuole bonariamente prenderli in giro...)
non siano riusciti a scampare alla colonizzazione "dei preti" (soprattutto
protestanti) che sono riusciti a modificare di molto alcune abitudini
originali di vita! Altri buoni motivi per vivere contenti sono gli aiuti
internazionali che il paese riceve da tutte le comunità occidentali.
E' infatti frequente vedere strutture sia private (per esempio una cisterna
per l'acqua piovana) che pubbliche donate (insieme a molti aiuti in denaro
vero e proprio) da paesi Europei, dall'Australia, dal Giappone, etc. I
motivi di tanta "solidarietà" verso Tonga sono tanti compresi (e
soprattutto) quelli economici ...per esempio la concessione dello spazio
sopra le teste degli abitanti (ci troviamo nei pressi dell'equatore ...ottima
posizione per i satelliti geostazionari per telecomunicazioni) oppure
test su nuovi sistemi di radio-trasmissione (ultimamente sfruttando la
caratteristica piatta delle isole coralline si sta testando un nuovo sistema
per il trasporto del segnale telefonico-tv-internet in un unica soluzione
wireless, via etere). E per ultimo (sull'indole dei tongani) un po' di
storia: quando Cook sbarcò su queste isole ebbe una tale buona
accoglienza da parte dei tongani dell'isola di Tongatapu che le chiamò
"le isole dell'amicizia" (friendly islands...tutt'ora sulle vecchie enciclopedie
alla voce Tonga c'è scritto : "vedi Isole degli Amici")...cosa
non del tutto scontata...infatti nelle vicine isole polinesiane e melanesiane
all'epoca gli stranieri venivano "mangiati". Ricordo a questo proposito
che quando l'equipaggio del Bounty si ammutinò (il 28 Aprile del
1789...per combinazione proprio di fronte all'isola di Tofura, nell'arcipelago
delle Ha'apai, nell'attuale Regno di Tonga) abbandonando in una piccola
scialuppa lo scontroso capitano William Blight (con alcuni ufficiali),
quest'ultimo dovette navigare per 5800 chilometri (in un mese) senza scalo
sino alla colonia portoghese di Timor (attualmente in Indonesia) proprio
perché i tentativi di sbarco "intermedi" furono disastrosi! (cannibalismo).
E che dire dei bei faccioni simpatici e rassicuranti degli abitanti sempre
pronti a regalarti un sorriso ...anzi spesso una vera e propria sbellicante
risata! Al primo impatto non sembrano belli: sia le donne che gli uomini
appaiono grandi "bambinoni" : massicci, alti, robusti, un pò impacciati
con polpacci e spalle muscolose! Ma poi guardando attentamente gli occhi,
grandi, leggermente orientali, nerissimi, dai contorni definiti... come
truccati ed i bei visoni tondi e teneri dai tratti regolari e niente affatto
sgraziati senz'altro molto dolci, la pelle di un bel colore "bruno-abbronzatura",
le labbra carnose, i nasi regolari leggermente schiacciati, gli sguardi
spesso ammiccanti (soprattutto delle donne), i parei colorati, i fiori
nei capelli (spesso anche degli uomini), le acconciature curate o le chiome
lasciate sciolte lunghissime e nere, i sorrisetti maliziosi, il profumo
dell'olio di cocco sulla loro lucente pelle, i tatuaggi, le cavigliere,
i monili d'osso... ci si accorge della potente carica sensuale ed anche
erotica che sprigionano da ogni poro... Ma torniamo al nostro viaggio...il
4 Agosto mattina, salutato calorosamente lo staff del Fafa (e regalato
ad una Tongana, che me lo aveva richiesto, un mini vocabolario italiano-tongano
stampato dal sito di nb), salimmo sulla barca dell'hotel (un bel mezzo
a vela/motore) per tornare sull'isola madre di Tongatapu... (circa mezz'ora,
la barca era più lenta del motoscafo dell'andata, ma più
adatta al mare che si era nel frattempo ingrossato).
Tutti
dal Fafa ci ri-salutarono, rimanendo a guardarci sul molo ed agitando
le mani sino a che non diventammo un puntino in mezzo al mare... Breve
sosta nella capitale Nuku'alofa per andare a trovare amici italiani e
mangiare nel loro ristorante un bel piattone di penne al pesto (all'estero?
...e perché no?!) e poi via all'aeroporto...destinazione: l'arcipelago
delle Ha'apai. E qui vorrei aprire una parentesi pratica sui voli della
compagnia di bandiera locale, la Royal Tongan. Consiglio vivamente a chi
va a Tonga ed ha deciso di spostarsi con gli aerei (unico mezzo per poter
vedere tutti e tre gli arcipelagi caratterizzati da ambienti diversi tra
loro) di non optare per un completo " fai da te" ma appoggiarsi per l'organizzazione
dei soggiorni/voli almeno ad una agenzia turistica del luogo (magari italiana
;-) ). Questo non solo per poter essere sicuri di alloggiare presso le
poche sistemazioni decorose (bassissima ricettività) ma anche per
poter disporre di un "corrispondente interno" che vi informi telefonicamente
e tempestivamente dei cambi di orari dei voli. Infatti quasi sempre gli
orari degli aerei cambiano e anche di qualche ora (quando non sono soppressi
del tutto) ...in anticipo!!!!!! (mai in ritardo!). Quindi senza un riferimento
locale si rischia di andare in aeroporto e sapere che il volo è
già partito! (e non ci sono molti voli alternativi nei deserti
aeroporti campagnoli delle varie isole!) .....Fine parentesi. Arrivati
all'aerostazione della capitale, vedemmo subito atterrare il nostro aereo
proveniente dalle Ha'apai e pronto a ripartire dopo qualche minuto. Il
pilota scese dal suo bimotore Twin Otter 20 posti, diede una mano a scaricare
i bagagli (addirittura si mise in spalla un paio di valige nonostante
l'età non proprio tenera) e caricò i nuovi. Poi montammo
noi passeggeri e partimmo. 50 minuti di buon volo con atterraggio finale
allucinogeno a causa di un improvviso ma violento nubifragio con pioggia
e vento forte a raffiche! (3 rimbalzi sulla pista...mi chiedo come non
si sia aperto in due come...un cocco!). All'arcipelago delle Ha'apai e
precisamente presso Panghai ci venne a prendere all'aeroporto Jurgen,
il padrone e gestore del Sandy Beach Resort, un tedesco che insieme alla
moglie si dimostrò anch'esso una persona di rara gentilezza ed
amicizia...caratteristiche che ritroverò spesso nei "poveri" emigrati
occidentali di queste isole... probabilmente il raggiungimento di una
vita più a misura d'uomo riusciva a cambiare in meglio (e di molto!)
qualsiasi persona! Con il pulmino ci avviammo su una stradina (non asfaltata)
dell'isola e tramite una specie di tratto (accidentato) stradale costruito
sulla barriera corallina che unisce l'isola di Panghai con la vicinissima
isola di Foa arrivammo a destinazione. La struttura (una delle più
"lussuose" ...si fa per dire per fortuna!) era formata da 12 bungalows,
questa volta non in stile tongano ma europeo ...quindi "sigillati" ad
esclusione del finestrone frontale con zanzariera ma senza vetro, tutti
vista a mare, pieni di conforts come bollitore, elettricità 24
ore su 24, radiosveglia e stendino (non asciugacapelli...ma io avevo il
mio!). Seguiva ,al lato della serie dei bungalows, una grande sala (in
stile casalingo) ad uso colazione/cena con vicina reception. La gestione
(famigliare e ben organizzata) era condotta "rigidamente" in stile tedesco
(il che è molto strano da queste parti dove prevale il perfetto
contrario!). Per fare un esempio, la cena era rigorosamente alle 19.00
(e non dalle 19.00!); tutte le persone si dovevano radunare nel piazzale
fuori la sala e quando si era raggiunto il numero totale degli ospiti
ed era stato controllato che tutto era preparato a dovere, la simpatica
padrona dava il via: "ora potete entrare...zsii...snell snell !!! ". Tutto
estremamente pulito,un igiene quasi maniacale, tutto perfetto...cene a
lume di candela molto spesso a base "ovviamente" di ara? ??gosta (ma
veniva chiesto all'inizio del soggiorno eventuali gusti personalizzati
con domande del tipo: sei vegetariano? non mangi pesce? non gradite l'aglio?
e così via...e per tutta la settimana ognuno aveva con precisione
il piatto cucinato secondo i propri gusti...) con sottofondo di musica
classica... (anche le colazioni). Per gli amanti dell'equitazione c'era
la possibilità di fare delle belle passeggiate a cavallo (senza
sella: per evitare di rimanere impigliato nell'eventualità remota
di una caduta sulla sabbia) lungo la chilometrica spiaggia chiara e praticamente
deserta, all'orizzonte della quale si poteva scorgere uno dei tanti "giganti"
(1000 m) vulcani (attivi e non) che caratterizzano queste isole oppure
(talvolta) gli spruzzi delle balene che da Giugno a Novembre stanziano
in questi mari (tra i più profondi del mondo) per partorire e svezzare
i piccoli. L'ambiente molto cordiale ed informale era reso ancor più
amichevole dall'organizzazione di Sigrid (la padrona). Infatti il pomeriggio
prima di cena si metteva a parlare con noi ospiti del più e del
meno, favorendo la socializzazione anche tra persone di paesi differenti
(ho fatto amicizia con una coppia anziana di Australiani talmente simpatica
e gioviale che è riuscita "senza vino" a far cantare "volare..volare"
ed altre canzoni italiane, pubblicamente, persino a me che sono notoriamente
un tipo troppo discreto ed introverso...diciamo forse un po' orso!) Un'altra
curiosità: in antitesi a quanto detto prima ... i tavoli per la
cena invece venivano preparati per nazionalità...quindi commensali
pre-assegnati! ;-] : cioè italiani con italiani, tedeschi con tedeschi...
Ahhh...! che relax fu passeggiare, nelle giornate meno assolate, sulla
spiaggia sino ad arrivare agli scogli (in realtà antichi pezzi
di barriera corallina di qualche milione di anni fa) per scoprire pozze,
stelle marine arenate, calette, conchiglie, boschetti, pareti a picco
e giochi della bassa marea. Mi colpì la vista di un enorme favo
di api. Anche il mare era molto pulito (e deserto...senza barche, senza
bagnanti...) e di fronte alla riva (soprattutto lato Sud ...ricordo che
l'orizzonte marino in questo luogo si trova verso Ovest, in direzione
del tramonto) si poteva praticare un po' di (a dire il vero molto modesto)
snorkeling per la presenza di alcuni grandi banchi corallini popolati
dai soliti pescetti colorati tropicali. Jurgen sempre disponibile con
noi cercò di completare le nostre giornate parlandoci delle usanze
e delle abitudini del luogo e portandoci a fare delle lunghissime (2-3
ore) scarpinate nei prati, presso le case degli abitanti, nelle spiagge
e per i viottoli interni facendoci ammirare le bellezze semplici ma autentiche
dei luoghi: un frutto, un uomo, un fiore, un maialetto, una kalia una
canoa dal tipico "bilanciere polinesiano", ancora oggi costruita scavando
un tronco) un giardino, una scolaresca e così via! Fu bello poter
scoprire che gli abitanti erano così cordiali da poterli avvicinare
con facilità: ad esempio lungo la strada osservai delle baracche
dove c'erano delle donne che lavoravano. Chiesi se potevo entrare e loro
annuirono e con un sorriso continuarono le loro faccende: costruire dei
tappeti di foglia di cocco o pandano, gonnellini e fasce (sempre in fibra
secca vegetale, in genere pandano) ma soprattutto la "Tapa", il più
tipico tessuto prodotto da queste isole ricavato da una speciale lavorazione
"battuta" delle foglie di gelso. . Tutti partecipavano al lavoro: vecchie,
giovani e bambini! (..e pure il maialetto che era con loro!). Mi raccontarono
dei tempi passati e mi colpì il fatto che fino a pochi anni fa
(ma qualcuno ancora oggi) non conoscevano l'uso dell'acqua (dolce) tranne
che per abbeverare gli animali. Infatti l'acqua dolce buona è tutt'ora
un bene molto raro! L'unica fonte non inquinata dal sale si trovava nell'isola
vicina di Foa ed un tempo era necessaria una barca per prendere un pò
d'acqua per le galline ed i maialetti che da sempre allevavano. Gli abitanti
invece per centinaia di anni hanno bevuto solo il liquido all'interno
del cocco (e si lavavano eventualmente in mare). Una Domenica Jurgen decise
di portarci a messa. I Tongani sono molto religiosi, prima di ogni cerimonia
o prima di mangiare molto spesso pregano e la Domenica è per loro
un giorno speciale. E' vietato innanzitutto lavorare (non che gli altri
giorni si ammazzino...), addirittura c'è una legge che prevede
una multa se si è trovati fare il bagno in mare (non vale per i
turisti...tranquilli!) e tutti sono vestiti a festa (le donne in gonna
lunga e gli uomini in gonnellino, giacca e cravatta). Tutti indossano
anche la tipica fascia (tipo quella della salute, la "ta'ovala" che serve
anche come stuoia per sdraiarsi) di foglie di pandano (...ma mi ha detto
esistere delle varianti moderne fatte con il nastro delle videocassette!!!
). L'abitudine ad indossare questa fascia intorno alla vita è tipica
dei Tongani. La leggenda narra che tanto tempo fa dei pescatori decisero
di rendere omaggio al Re ma erano stati molto tempo in mare ed avevano
lavorato duro e quindi i loro abiti erano mal ridotti e laceri. Per essere
più decenti al cospetto del loro sovrano pensarono di coprirli
parzialmente tagliando dei pezzi di vela della barca. Da quel giorno indossare
questa stuoia è segno di festa o rispetto verso gli altri. Infatti
oggi molte persone la indossano quotidianamente e "tutti" la indossano
durante le cerimonie ufficiali od incontri importanti. Mia moglie era
in pantaloni, ma poichè le donne dovevano rispettare la tradizione
di portare a messa la gonna (per gli uomini sono tollerati i pantaloni...non
pantaloncini!) dovette obbligatoriamente farsi prestare un pareo e ricoprire
il pantalone (a mo' di gonna!). Le Chiese dei villaggi erano quasi tutte
protestanti ma poiché Jurgen era calvinista (e di Chiese calviniste
non ce n'erano)... non avendo preferenze ci portò nell'unica Chiesa
cattolica. Io generalmente non frequento molto...ma rimasi molto contento
quella volta! Innanzitutto il prete vedendoci stranieri (colore chiaro
della pelle e lineamenti) ci diede il benvenuto dall'altare in inglese.
Poi iniziò la messa vera e propria che nelle isole Tongane è
quasi interamente cantata con canti altisonanti molto belli, intonati
e forti...pieni di una carica, di un fervore (...anzi dovrei dire di un
"tenore") che mi fecero emozionare (i miei occhi diventarono lucidi...incredibile!
e fui percorso da brividi sulla schiena!). Molto carino da parte loro
fu leggere il Vangelo sia in Tongano che in Inglese (per noi ospiti) come
pure fare la predica (Omelia) bilingue! All'uscita dalla Chiesa ci furono
le presentazioni (noi con i fedeli tongani), gli scambi di saluti, le
foto (anche con i bambini), una fumatina di sigaretta insieme (i tongani
fumano tantissimo!) e poi tutti a casa ! Senz'altro il periodo al Sandy
Beach Resort è stato quello più proficuo dal lato dell'avvicinamento
culturale con la popolazione e lo scambio di idee. La sera prima di partire
fu allietata da un'oretta di danze locali in costume tipico Tongano con
canti e musica folcloristica fatta dalle "vere" persone del villaggio
(di Faleloa). Diversamente da altri luoghi della terra queste serate di
canti e balli non resistono solo ad uso e consumo dei turisti ma vengono
tutt'ora mantenute vive nelle le loro cerimonie private (il varo di un'imbarcazione,
un battesimo, una nascita, una morte...). La mattina dopo abbracciammo
e baciammo calorosamente Jurgen e Sigrid e salimmo sul nostro Hs748, un
bel bimotore 58 posti, diretti all'estremo Nord del regno, verso l'arcipelago
delle Vava'u, l'arcipelago delle balene! Una pioggerellina tropicale ci
accompagnò senza fulmini né tuoni. Una curiosità:
il Sud Pacifico è la parte del mondo dove i fulmini sono più
rari anche durante un forte temporale...pensate che in alcuni dialetti
polinesiani neanche esiste il termine! 10 Agosto - Dopo un breve
viaggio di 35 minuti, durante il quale due bambini chiesero di restare
in cabina di pilotaggio ed a turno (decollo e volo il primo, volo ed atterraggio
il secondo) furono fatti accomodare vicino al comandante con tanto di
cintura di sicurezza e cuffie (cool!), arrivammo alle Vava'u. Il paesaggio
dall'alto era veramente suggestivo e ricordava un pò la Micronesia:
un dedalo di isolette verdissime e disabitate sparpagliate tra fiordi
molto lunghi e coste frastagliate...un labirinto che obbligava i naviganti
a conoscere bene la zona per non perdersi. Una signora ed un ragazzo ci
aspettavano all'aeroporto con una automobile con i vetri interamente "crepati"
(tanto che gli chiesi come potessero vedere la strada...ci spiegarono
che la vista/guida era simile a quella del carroarmato), senza freni,
senza ammortizzatori, senza...e così via! e ci comunicarono una
variazione. Eravamo destinati al Mounu Island, un'isola a mezz'ora di
barca veloce da Neiafu (il capoluogo della regione) ma poiché il
nostro bungalow aveva avuto problemi "idraulici " (wc guasto) ci parcheggiavano
una notte al Paradise International Hotel (un grande albergo in stile
Europeo situato di fronte al fiordo principale che un tempo doveva essere
molto di lusso...prima della decadenza) per poi il giorno dopo (a riparazione
terminata) riprenderci e continuare come da programma. Chiaramente fummo
all'inizio un pò delusi (incazz...) di soggiornare in un luogo
dove era impossibile stare al mare (l'interno del fiordo non possiede
accessi a spiagge a causa dell'altezza della costa a picco sull'acqua
, fatta eccezione per i moli di attracco delle barche...inoltre il mare
essendo interno e quindi abbastanza fermo non è limpidissimo!)
ma poi cercammo di darci da fare. Posati i bagagli uscimmo a fare una
bella passeggiata in paese. Quest'ultimo è costruito lungo una
via (tutta salite e discese) che segue il profilo del fiordo. Ovunque
tanti diving center, whale watching center, banche (chiudono al pubblico
alle 16,30), negozi di souvenirs (abbiamo fatto compere: le tipiche statuette
di legno ed i ciondoli d'osso e madreperla) ed anche una grande chiesa
in stile coloniale. Particolari i cartelli agli angoli delle strade che
riportavano la direzione e il chilometraggio delle capitali mondiali (Auckland,
Roma, Parigi, Papeete, Berlino, etc...) o quelli che indicavano i vari
servizi del paese. Consiglio: a Neiafu c'è anche una "Italian Clinic".
Gli italiani (e non solo loro) che vivono a Tonga mi hanno sconsigliato
di rivolgermi in caso di problemi di salute a questa struttura ed in effetti
l'ho voluta vedere esternamente e l'aspetto era molto poco rassicurante
(non posso pubblicamente dire quello che mi hanno detto!). Se proprio
si ha nostalgia della madre-patria (molto difficile!) lungo la strada
c'è un modesto " Sunset Italian Restaurant and Pizzeria". La sera
ci fu una sorpresa inaspettata: la sala principale ed il giardino annesso
dell'albergo era stato affittato ad un Social College (praticamente una
scuola superiore) per una grande festa aperta a tutti, quindi dopo cena
andammo a curiosare (anzi ci sedemmo nel palco insieme ai genitori degli
alunni) fino a notte molto tarda. Sembrava di essere tornati negli anni
trenta (almeno quegli anni trenta che si vedono nei films americani).
La grande sala era così composta: nel lato principale, un lungo
tavolo dove sedevano le "personalità" (i professori, le professoresse
ed i preti), in un altro lato c'erano gli alunni maschi, dall'altro lato
gli alunni femmina, dietro agli scolari la fila dei genitori e parenti,
dietro ancora centinaia di torte e dolci (penso che bastavano per due
eserciti ed erano stati portati dalle centinaia di famigliari venuti ad
assistere alla cerimonia). Premetto che già il pomeriggio tardi
avevo notato in hotel un via vai di elegantissimi (e spesso in abiti tipici
locali) genitori tutti con il loro carico di contenitori, carte stagnole
e buste trasparenti piene di dolciumi fatti in casa!...così come
avevo notato un via vai di "appena" maggiorenni ragazze con le treccine,
vestite a festa che passando davanti al mio tavolo (dove mangiavo con
mia moglie la mia quotidiana aragosta) mi guardavano maliziosamente sorridendomi
ed ammiccando per poi ripassare con le amiche una seconda volta, una terza...(ve
l'ho detto che gli europei hanno molti punti in più dei locali
anche se brutti................) Il vestito a festa delle ragazze e dei
ragazzi altro non era che una divisa scolastica (vedi foto): camicia bianca
e gonna celeste per tutti (uomini e donne), fascia/sopragonna di pandano,
collane di fiori al collo, fiori tra le orecchie, sandali e per le sole
donne dei bei fiocconi blu tra le lunghe trecce. Complessivamente sembrava
di vedere una scenetta alla Happy Days. Tutti emozionatissimi, iniziarono
la festa con una parata tutti in fila, schierati sino al bancone dei professori,
poi seguì una mini-messa cantata (e non) al termine della quale
un lungo discorso prima del sacerdote, poi dei professori, aprì
le danze. Quest'ultime all'inizio furono tradizionali (tongane, tahitiane,
tarantelle, valzer, liscio, etc.) poi gradatamente passarono a qualcosa
di più moderno (reggae) per finire (sino all'alba) ahimè!
con la pura discoteca! Anche il rito del ballo seguiva cavallerie d'altri
tempi. Le (apparentemente) timide ragazze rimanevano sedute sulle loro
sedie finché un ragazzo non le invitava con l'inchino. Anche le
donne rispondevano con un altro inchino. Chiaramente i più vergognosi
(tanti) e le più bruttine rimanevano "al palo". Le danze (prima
della degenerazione in discoteca) erano in realtà una serie di
gare da ballo ad eliminazione. Ogni mezz'ora veniva premiata la coppia
migliore in un tipo di danza con tanto di attestato, mini-discorso e naturalmente
un bel premio: una torta! I balli si alternavano a mega-pappatorie (anche
noi non abbiamo potuto esentarci), danze sfrenate e scombinate dei professori
con i genitori (ho visto ballare vecchie decrepite di 250 anni e di 250
chili con una agilità da esile diciottenne!) e spettacoli da saltimbanco...quanta
allegria genuina! A notte inoltrata tornammo in camera (la festa non accennava
a finire...ormai erano tutti, grandi e piccini, in preda ad una frenesia
danzatoria ed urlatoria quasi mistica...avevano tutti "allentato" i freni
inibitori e formali con i quali era iniziata la cerimonia...persino il
prete! ...la musica aveva aumentato di molto il volume! ...le cibarie
erano inesauribili!) e stanchi ci buttammo sul letto. Faceva molto più
caldo che negli altri arcipelagi forse perché molto più
a Nord (e quindi vicini all'equatore) perciò cercai inutilmente
di far funzionare il condizionatore ed i due ventilatori (mi rimase in
mano la cordicella!). Il mattino seguente puntuale venne a prenderci un
uomo barbuto (il gentilissimo padrone del Mounu Island Resort) che ci
portò al vicino molo dove con un bel motoscafo potente e veloce
d'alluminio (lo stesso usato per il Whale Watching) , con due motori fuoribordo
da 150 hp l'uno, arrivammo in mezz'ora sino all'isola di Mounu navigando
tra i meravigliosi fiordi delle Vava'u. L'isoletta era ancora più
piccola di Fafa, girabile a piedi in 5-6 minuti marea permettendo), un
banco sabbioso ricco di vegetazione circondato da una discreta barriera
corallina molto vicina a riva, un po' attrezzato per il diving, bene attrezzato
per l'incontro e lo snorkeling con le balene, con una struttura/veranda
centrale per i pasti e soli "tre" bungalows ( più una capannina
priva di servizi) tutti distanti l'uno dall'altro ! e tutti con la propria
spiaggia chiara "personale". Il bungalow era molto caratteristico: era
interamente costruito con pareti e tetto "aerato" di legno, completamente
avvolto da finestroni, sospeso su palafitte che fungevano anche da pali
interni di sostegno del tetto, con un lettone "a terra" (cioè senza
rete...tipo quelli giapponesi) e veranda esterna a cinque metri dal mare,
avvolto dalla vegetazione, privo di elettricità ma dotato di due
piccole lampade al neon che si caricavano di giorno con una cella solare.
Chiaramente (come anche nelle precedenti isole) non mancava la sempre-presente
e polinesianissima amaca! Infine un piccolo bagno pulito e moderno con
impianto a gas autonomo per la produzione dell'acqua calda completava
la dotazione. Consiglio di portarsi (come ho fatto io) un insetticida
(spray in bombola) ed un'altro a batteria portatile da viaggio (di quelli
che con una batteria "torcione" durano 360 ore) oltre al solito repellente
perché il clima più dolce, la rusticità dell'isola,
il full-immertion con la natura, attira qualche zanzara più del
solito, anche di giorno e qualche "ospite" più grande la notte
(anche a causa della mancanza di gechi-killer) ...con questi piccoli ma
essenziali accorgimenti non ho avuto problemi. Consiglio anche una/due
torce elettriche (e pile di scorta) perché quelle in dotazione
ai bungalows (in tutto il mondo) sono sempre fioche/scariche e la notte
è veramente buia! Le torce sono utili non solo per la gestione
notturna all'interno del bungalow ma anche per trovare la strada di casa
sulla spiaggia tornando dalla cena! Approfittai durante tutto il soggiorno
per fare una cosa che oramai nessuno di noi fa più: "notare" il
cielo e guardare le stelle! La formula del Mounu è obbligatoriamente
"pensione completa " e si basa su una colazione abbondante (succhi, papaya,
toast ed uova), uno spuntino a pranzo (in genere una zuppa) ed un pasto
completo la sera...unico neo (non per noi) per i più "viziatelli"...si
mangia quello che "passa casa!", cioè non c'è possibilità
di scelta o alternativa (fame a parte) a quello che viene cucinato! Quindi
nessun menù ma neanche nessuno spreco o cibo riciclato! Tra una
snorkellata e l'altra prenotammo l'escursione di Whale Watching. Come
dicevo prima il regno di Tonga ma soprattutto l'arcipelago delle Vava'u
(dove mi trovavo) è uno dei pochi posti al mondo dove una grande
abbondanza di balene (per la precisione: megattere di 15 metri in lunghezza
e di una quarantina di tonnellate di peso) stanziano regolarmente ogni
anno, da Giugno a Novembre, con i loro piccoli (...si fa per dire piccoli!).
A
questo proposito molti centri di diving (ma non solo) organizzano delle
escursioni per andarle ad ammirare e sinceramente le balene pare non ne
soffrano (sembrano tranquille...talvolta incuriosite). Consiglio di scegliere
una barca veloce (il Mounu è uno dei più attrezzati dell'arcipelago)
perchè senza la velocità si rischia di non tenere il "passo"
delle balene o arrivare "tardi" ad uno dei tanti avvistamenti di cetacei.
E' apprezzata anche la comodità e la grandezza dell'imbarcazione,
dal momento che ci si spinge anche lontano, in mare aperto. Alcune imbarcazioni
sono dotate di un microfono subacqueo (idrofono) per far sentire il dolce
canto delle megattere, che sono, tra le balene, quelle più "canterine".
L'escursione iniziò la mattina presto e durò circa 8 ore
(per sole 70.000 lire a persona, panini e bibite comprese). Tutta la giornata
si basò sull' avvistare da lontano la colonna d'acqua (lo spruzzo)
formata dalla respirazione delle balene, correre ad una velocità
impressionante sul posto, posizionarsi sulla traiettoria delle balene,
ammirare (da vicino) per qualche minuto (o più raramente per 20-30
minuti) le evoluzioni delle megattere (hanno l'abitudine di saltare spesso,
uscendo completamente dall'acqua per ricadere all'indietro...veniva chiamato
"bridge", cioè "ponte"), battere le mani ogni qualvolta la balena
assumeva una posa "artistica", buttarsi in acqua (per chi lo voleva fare)
per incrociarla sott'acqua purtroppo per pochi secondi (di più
non si riusciva ...era troppo veloce per noi) e poi via in direzione di
un'altra coppia, branco o singola balena! Infatti ogni cetaceo, passata
la curiosità per noi umani, si inabissava inesorabilmente facendo
perdere le proprie tracce...ma nella zona (tra l'interno dei fiordi e
l'alto mare) ce n'erano tantissime!!! Addirittura la sera, all'imbrunire,
ne scorgevo sempre un paio, in lontananza, proprio di fronte al mio bungalow!!!
Consiglio per l'escursione: portarsi molti rullini (non si sa mai le foto
che usciranno bene...il movimento del mare può far venire una bella
foto "mossa"), evitare di fare snorkeling al massimo una volta per far
pipì...8 ore son 8 ore!) perchè per essere pronti al grido
"go! go! " (il momento di buttarsi in acqua) si perde lo spettacolo di
vedere bene le balene (dalla barca) e di fotografarle (chi ha snorkellato
non ha neanche una foto ricordo!) ...inoltre non è piacevole stare
tutto il tempo bagnati in costume, al vento, sul retro della barca, 8
ore in maschera, pinne e macchinetta sub come in assetto di guerra d'assalto
pronti a tuffarsi decine di volte all'improvviso, per pochi attimi solo,
in un mare che a largo è gelido (magari dopo aver mangiato due
bei paninozzi!); inoltre consiglio come postazione fotografica migliore
il tetto della barca (io sono stato benissimo! ...e da solo!) a patto
ovviamente di non soffrire di vertigini e di mal di mare, poiché
da "sopra" si "balla" molto di più e nei momenti di forte accelerazione
ci si regge accovacciati a stento! (...e si "salta"). Infine volevo aggiungere
che nel Whale Watching sono comprese anche un paio di "classiche" snorkellate
sottocosta sulla barriera, una delle quali dentro ad una suggestiva grotta!
Le sensazioni positive che mi diede questa escursione n? ??on sono descrivibili,
un' esperienza unica che da sola varrebbe il viaggio dall'Italia! L'impatto
emotivo fu talmente grande che la notte sia io che mia moglie sognammo
tutto il tempo le balene !!! Il giorno seguente lo dedicammo interamente
al relax, ammirando dalla spiaggia il meraviglioso paesaggio cosparso
di isole disabitate ed "ascoltando" il religioso "silenzio" dell'isola
(...e pure facendo un po' di snorkeling intorno ai due "funghi" di antico
corallo che spuntavano dal mare sopra ai quali nidificavano gli uccelli
marini). La mattina successiva salutammo (calorosamente...come fosse una
vecchia conoscenza) lo staff Mounu: la padrona, i suoi due cani neri,
i quattro gatti ed il pappagallo George e salpammo con la barca del Whale
Watching (guidata dal marito americano della signora) verso l'isola principale
delle Vava'u, dalla quale con un taxi, arrivammo all'aeroporto! Un'oretta
di volo (con un Hs748) ci separava dal ritorno all'isola capitale di Tongatapu,
dove questa volta ci fermammo un paio di giorni per poterla, insieme al
nostro amico GP ed una Jeep, visitare prima della nostra definitiva partenza
per Nadi (Fiji). In aeroporto mia moglie fece amicizia con una bella bambina
e la madre volle fare una foto ricordo con noi! 14 Agosto - Isola
Tongatapu: una volta arrivati sull'isola, senza neanche posare le valige
in albergo, approfittammo delle ultime ore di luce (era primo pomeriggio)
per fare un giro in Jeep. Purtroppo per motivi tecnici (aerei) avevo a
disposizione appena una giornata e mezza per visitarla...ma vi assicuro
che merita qualche giorno in più. Infatti possiede molti ambienti
diversi tra loro, alcuni unici ed introvabili in tutto il Sud Pacifico,
altri che riuniscono le caratteristiche di altri posti tropicali molto
distanti tra loro!
Tongatapu
è un isola tutta da scoprire, purtroppo (o per fortuna) ancora
molto snobbata dal turismo che preferisce proseguire per altri luoghi,
pensandola poco interessante solo perchè è la più
grande (e quindi la meno "isola") e perchè è sede della
capitale e dell'aeroporto internazionale! Pensate invece che è
ancora abbastanza vergine ed incontaminata. Le strade sono quasi inesistenti
e molti luoghi incantevoli sono persino sconosciuti agli stessi locali!
Inoltre possiede antichi siti archeologici. Ma andiamo per gradi...camminando
nelle stradine di campagna, tra piantagioni di "taro" e di cocco, tra
paesaggi "inglesi" alternati a "tropicali", tra le tante tombe coloratissime
ai lati delle strade ed i tratti di laguna dove i pescatori lanciavano
in aria le reti per pescare, giungemmo al primo sito archeologico: le
grandi tombe terrazzate reali (Langi) costruite intorno al 1200 d.c. con
enormi blocchi di corallo (ricordo che a Tonga la pietra è rara...quindi
è stata sostituita nelle costruzioni con il corallo). Comprai di
fronte al monumento una bellissima maschera di legno ed una tipica cavigliera
di semi per mia moglie. Poi ci avviammo verso l'antica città di
Heketa dove nei pressi sorgeva il misterioso Maui Ha'amonga Trilithon,
una grande struttura formata da tre blocchi enormi di corallo (due laterali
ed un terzo sopra ai due) che probabilmente serviva da calendario solare
(...e che è il simbolo di Tonga come il Colosseo lo è di
Roma...). L'esplorazione dell'isola proseguì sino alla Baia dove
approdò (per la terza volta) nel 1777 James Cook (la Captain Cook
Landing Place). Vorrei spendere due parole per raccontare una curiosità
da "settimana enigmistica". Da un lato di questa baia, circondata dalle
mangrovie, sorge una pietra dove è cementata una targa metallica
a commemorazione dell'evento storico (lo sbarco di Cook appunto!). Sul
retro di questa pietra vi è invece un'altra targa di dimensione
ed aspetto identico che commemora la visita nel 1970 della regina Elisabetta
"seconda" d'Inghilterra con il consorte il Duca di Edimburgo...solo che
avendo finito le stanghette delle "I" per scrivere "seconda"...la regina
diventò: Elisabetta "undicesima"!!! (vedere foto..."II" è
stato rimpiazzato da "11"). Per vedere invece il suo primo viaggio nel
1953 clicca qui! Il giro continuò tra paesaggi unici ...ad esempio
avete mai visto una palma da cocco geneticamente biforcuta...e prossimamente
triforcuta? ...avete mai visto molte piante di cocco messe insieme con
il tronco a spirale a causa dei vari cicloni? ...avete mai visto delle
mandrie di bovini al pascolo tipo paesaggio svizzero... ma sotto le piantagioni
da cocco?...avete mai visto tanti grandi pipistrelli diurni (modello Seychelles,
le volpi volanti) volteggiare sotto le vostre teste? avete mai visto una
tropicalissima basilica di S. Antonio da Padova costruita con legni locali?
forse si e forse no ...ma i pezzi unici erano ben altri: le coste e le
spiagge (ben 43)! ...tutte diverse l'una dall'altra... Infatti il bello
doveva ancora venire! Sulla parte Sud-Ovest dell'isola principale, la
potenza delle correnti oceaniche (soprattutto in caso di alta marea, vento
e mare agitato) si poteva ammirare in tutta la sua magnificenza a causa
delle elevatissime onde che s'infrangevano sulle alte coste non protette
dalla barriera corallina. In alcuni punti però queste correnti
si infilavano in sifoni sotterranei scavati dalla natura in tratti di
antichissimo corallo (oramai più simile alla pietra) per poi sbucare
all'aperto tramite "buchi" (simili a piccoli coni vulcanici) innalzandosi
a varie altezze (fino a 20 metri!) come fossero geyser marini, emettendo
un caratteristico sbuffo sonoro: erano i "Blow Holes" (letteralmente:
"buchi sbuffanti"), un fenomeno esistente anche in altri luoghi della
terra (ad esempio in Nuova Zelanda) ma che a Tongatapu è molto
più evidente! Ci fermammo quindi a lungo sia nelle coste a strapiombo,
sia in calette, accessibili tramite viottoli ed arrampicate, caratterizzate
da spiagge bianche, pozze di corallo multicolori e blow holes, alcuni
dei quali s'innalzavano in sequenza formando giochi d'acqua, zampilli
e suoni come fossero le canne di un organo! f a n t a s t i c o! La sera
soddisfatti tornammo in città per prendere possesso della nostra
stanza all' International Dateline Hotel, uno degli alberghi più
famosi di Tongatapu, oramai in decadenza, in stile europeo...ma poco importava...
in quanto doveva essere solo di "parcheggio" momentaneo e poi via a cena:
il nostro amico italiano ce ne offrì una a base di aragoste giganti
al suo locale: il Waterfront Cafè...lo consiglio (pubblicità
:-)) soprattutto il Giovedì, quando si organizza uno show di danze
folcloristiche con le più belle Tongane del regno! Il mattino seguente
di buon mattino riprendemmo l'escursione. Dopo aver fatto colazione (consiglio
il Friend Cafè non distante dall'Hotel) visitammo il grande mercato
coperto ricco, al piano terra, di generi alimentari, soprattutto frutta
e verdura tropicale di ogni tipo e genere, al primo piano, di tutti i
manufatti d'artigianato possibili ed immaginabili: dai ciondoli alle statuette,
dai quadri di tapa alle magliette. Poi
continuammo a piedi lungo le sicure vie della capitale (più simile
ad un villaggio) facendo un po' di shopping nei negozi "del centro" (si
fa per dire)...in particolare acquistai delle "classicissime" magliette
turistiche di una famosa marca locale (Look Sharp), una bella camicia
originale Hawaiana (praticamente a Tonga esistono solo camice Hawaiane
a fiorelloni e colori sgargianti ! e tutti le portano!) ed un Cd di musica
tongana (solo chi ci è stato può apprezzarle! ...sono un
pò "difficili" da capire...). A questo punto voglio raccontare
un piccolo incontro simpatico fatto durante il nostro girovagare nelle
viuzze di Nuku'alofa: mentre attraversavamo una strada si fermò
davanti a noi un auto, dalla quale scese un grosso tongano e ci disse:
"Taxi?" e noi (un pò meravigliati, in genere a Tonga nessuno ti
vuole vendere o chiedere nulla): "No, thank you" ... e lui mostrandoci
un cappello da Cow-Boy : "do you want my hat? good price! It's made in
Australia"...e noi "No, thank you" e lui sorridendo, per niente scocciato,
con la classica domanda: " Italian?" e noi "Yes ! " e lui, come per farci
un complimento: " Mafiosi? friends of Gp? " e noi "Yes" e lui: " from
Milan?" e noi: " No, from Rome!" e lui: " Rome? Bona porchetta! Ciao amigo!"...
questo a dimostrazione di quanto nella loro cultura (anche geografica)
sia importante il mangiare! Ad una certa ora ci incontrammo con Gp per
continuare il giro con la Jeep. Vedemmo la grande riproduzione della Kalia
(canoa) reale che stavano varando in quei giorni, il palazzo reale, quello
del principe, la prigione: praticamente un capannone in campagna senza
muri di cinta, guardie o filo spinato: a dimostrazione di quanto sia inesistente
il tasso di criminalità (generalmente gli unici carcerati sono
formati da qualche ubriaco!) e poi entrammo in una scuola elementare per
dare un'occhiata ad una festicciola (a Tonga ogni pretesto è buono
per festeggiare con musica e cibo...e l'ingresso è sempre libero
a tutti!): mia moglie Maria fu letteralmente assalita da un orda di bambini
che iniziarono a lisciargli i capelli, parlargli in "tongano" ...non la
lasciavano più andare via! Poi andammo ad osservare i pescatori
della laguna. Alcuni pescavano lanciando le reti, in piedi nell'acqua
bassa, altri pescavano dalla barca. A questo proposito volevo citare un
curioso metodo per la pesca del polpo (in queste acque molto abbondante):
la pesca con il topo ! In realtà si tratta di un fantoccio realizzato
con legno e paglia a forma di topo attaccato ad una lenza, al quale si
aggrappa il polpo e per quanto strano, pare funzioni egregiamente ed il
motivo è spiegato da una antica leggenda: un giorno un topo cadde
in acqua e stava per affogare. Allora chiese aiuto ad un polpo promettendogli
un bel regalo in cambio della vita salva. Quando però il polpo
portò a riva il topo, questo scappò senza mantenere la promessa.
Da quel giorno il polpo cercò il topo per vendicarsi! Il nostro
giro continuò con la visita di altre spiagge (mi ripeto: tutte
diverse!), per continuare con scorci panoramici dell'isola come ad esempio:
la Porta dei Colombi, un gigantesco arco di corallo sotto il quale ribollivano
le acque dell'oceano e la spiaggia degli innamorati (caratterizzata da
una bellissima spiaggia bianca accessibile solo tramite un lungo viottolo
impervio e costellata da monoliti e piccole grotte) ."Voci di corridoio"
asseriscono che in quel luogo sia stata concepita la maggior parte della
popolazione! popolazione, formata da circa 100.000 abitanti in tutto il
regno (ed altrettanti fuori del regno, in Europa, Usa, Australia e Nuova
Zelanda, i quali rappresentano un'altra grande fonte di sostentamento
locale; infatti gli emigrati spediscono regolarmente molto denaro ai parenti
in patria!) Terminato il tempo, con le valige già caricate nella
jeep, ci togliemmo i costumi, ci vestimmo "da aereo" e ci facemmo accompagnare
in aeroporto per continuare il nostro viaggio attraverso il Sud Pacifico.
15 agosto sera: un forte abbraccio ed un ringraziamento a Gp, amico
simpatico ed ottimo organizzatore ed un addio ad una delle più
autentiche isole Polinesiane... anzi spero un arrivederci! . Il mio racconto
è finito e sicuramente, come è avvenuto per altri racconti,
qualcuno di voi sarà tentato di mandarmi un Email privata con la
solita domanda: come posso fare per andare a vivere laggiù? Beh!
sicuramente Tonga rispetto altri paesi dell'Oceania come le Fiji o la
Polinesia Francese non ha "sigillato" le frontiere a quanti vogliano intraprendere
una "nuova vita", inoltre gli italiani sono ben visti (il ministro Tongano
del turismo, commercio, industria e lavoro, Giulio Massasso Pa'unga ha
un nome italiano, ma il perchè è troppo lungo da raccontare
ed alcuni nostri connazionali si sono integrati molto bene nella società,
talvolta fondendosi...:-) ) ma se si pensa di andare a Tonga con certo
"gruzzoletto" e vivere d'ozio sotto le palme si è pienamente sulla
strada sbagliata. A Tonga non servono certo i "fannulloni" ...anzi ne
avrebbero da esportare come prima risorsa nazionale! (senza offesa...ma
è la verità!). Quindi solo chi conosce una professione ed
ha intenzione di lavorare sodo (ad un ritmo comunque meno stressante che
quello Occidentale) può coronare il sogno di una vita tranquilla
nel regno e probabilmente guadagnerà anche molti soldi! A Tonga
(ma anche negli stati vicini come Fiji, Vanuatu, Tuvalu, Niue, Samoa ed
altri...) mancano produttori di formaggio, mozzarelle, salami, prosciutti,
mancano abili allevatori, idraulici, agricoltori ed in generale mancano
persone che possano trasformare un'attività svolta oggi in maniera
disorganizzata, svogliata e con mezzi precari in qualcosa di più
razionale, moderno e funzionante (non mi riferisco ovviamente all'industria...lungi
da me l'intenzione di far rovinare un paradiso del genere!) e questo per
migliorare la qualità della vita, aumentare la diversificazione
dei prodotti e limitare soprattutto le importazioni dall'estero, diminuendo
la dipendenza dagli altri paesi.
Malo
e lelei, Steve
Vorrei
ringraziare Steve per avermi permesso di pubblicare il suo diario!!!! |
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